Melek Ta'us

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mercoledì 5 gennaio 2011

Camorra e "Culti proibiti"




BOSS CAMORRISTA COL “PALLINO” DEI PESCI


Ciò che segue è uno dei tanti "e come sarebbe se ...". Mi è venuto così, "sua sponte" per come si suol dire, ed è in lizza per un concorso letterario. Trattasi di un racconto semiserio (ed uso un eufemismo) su come sarebbe un Boss camorrista se decidesse di diventare un "cultista" degli "Elder Ones". Tengo a precisare che tutto ciò che segue è puramente inventato, non certo per lodare le mie qualità di scrittore, ma perchè ... beh non si sa mai. Non mi resta che dire che spero vi diverta così come ha divertito me. Buona lettura!!


Il Boss latitante della Camorra Sasà Fresella, conosciuto negli ambienti della Camorra come “o’ Subb” (il sub) non era né in Spagna né in Olanda, come indagini approfondite della Procura di Napoli avevano suggerito, ma si trovava semplicemente nascosto in uno stabile super-accessoriato di Chiaia a Mare adibito a vivaio ittico in compagnia dei suoi amici preferiti, i pesci. Ricercato fin dal 2007 per omicidio, spaccio di droga, associazione a delinquere e concorso in strage (il famoso “Massacro del Carmine” del quale si accertò la sua partecipazione attiva insieme a Gigi Pasqualò e Totonno “Manella”) fu dichiarato latitante nel 2008 e in aggiunta, secondo l’informe emanato dall’Arma dei carabinieri: “Il Soggetto era ampiamente conosciuto negli ambienti camorristici per la sua eccentricità e stravaganza, nonché per la sua efferatezza”. Ciò che colpisce di un caso peraltro oltremodo noto in Italia, quello tipico della Criminalità organizzata, è l’ampia risonanza della quale ha goduto il Soggetto, dovuta senz’altro alla particolare efferatezza dell’attentato alla Chiesa del Carmine, ma anche alla natura delle stesse “eccentricità” che caratterizzano Manella, meritorie (caso più unico che raro per un Boss camorristico) di trovare spazio nei quotidiani italiani. La singolare carriera criminale di questo feroce amico del mondo ittico era cominciata già al tempo della guerra di Camorra che aveva visto il confronto intestino al clan dei Di Lauro. Affiliato alla famiglia alleata dei Pasqualotto si era reso decisivo durante particolari azioni di “depistaggio” ai danni delle forze dell’ordine, azioni volte a stornare l’attenzione dell’Arma dal vero teatro degli scontri e che hanno causato la morte di almeno 10 persone fra le quali; Annella Presepio (casalinga) e Felice di Natale (spazzino), freddati per strada incidentalmente da alcune raffiche di mitra. Poco dopo il fermo operato ai danni dei caporioni del clan dei Di Lauro comincia l’ascesa di Sasà.

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