Melek Ta'us

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mercoledì 5 gennaio 2011

"Ascesa" di Sasà Fresella

Anna Pasqualotto, matriarca della Famiglia mafiosa, si avvale sempre più dell’intelligenza tattica del suo “caporale” per azioni di disturbo ai danni di Famiglie concorrenti e poi per gestire in prima persona le ricche piazze di spaccio lasciate vaganti dai Di Lauro. Dopo l’arresto di Anna Pasqualotto e di suo figlio Carmine nel 1999, Sasà Fresella diventa “ufficiosamente” capoclan, prima in qualità di braccio destro e mandante dei Pasqualotto dal carcere, poi “ufficialmente” dopo la morte dei suoi capi e dei loro alleati a seguito del tragico terremoto che causò il crollo dell’area destra del carcere di Poggioreale. Mai la questo strano tipo di “coincidenze” (frequenti nella carriera del Boss) si dimostrò più prodiga nei confronti dell’aspirante capoclan. Con una zona di spaccio considerevole e già avviata e con a disposizione un vero e proprio “arsenale” d’attacco, Sasà Fresella si impone in poco tempo come una figura di tutto rispetto nell’ambiente camorristico. A detta del pregiudicato Gigi Capezzullo, attuale collaboratore di giustizia ed ex braccio destro del temibile Boss, il suo sodalizio con il mondo ittico comincia già nel 2002. All’inizio, a detta del Pentito, “per imitare gli antichi Romani che davano in pasto alle murene traditori e infami a dimostrare che lui non era secondo a nessuno, Fresella si era costruito una piscina dove teneva due squali-tigre, maschio e femmina. Li chiamava Tritone e Nereide e ci costringeva a buttarci la gente. A volte erano <tizi che avevano sgarrato> ma più spesso erano poveracci che Fresella ci faceva raccogliere per strada. Si divertiva a guardare gli squali in azione mentre strappavano la carne di dosso a quei disgraziati e non cambiava quasi mai l’acqua della piscina, <per farli ambientare> diceva lui. E qui il resoconto truculento si tinge di mistero alle parole del pentito; “Quei pesci a un certo punto manco parevano più pesci”. Riporta ancora il pentito: “Fresella si era avvicinato già da un anno a certe sette di immigranti di qualche isola dei mari del sud” (“na’ bbanda di niri” sarebbero le parole esatte del pentito) e ancora …”sti fetenti avevano il vizio di buttare ai pesci il loro figlio primogenito perchè gli affari di famiglia prosperassero”, altra informazione che getta una luce particolarmente inquietante sulla presunta “sparizione” del figlio di Fresella, Salvatore, “disperso” in mare durante una gita con la fidanzata a Capri. Ad un certo punto addirittura, parrebbe che il Boss tenesse conservata, all’interno di una nicchia speciale, “una specie di statua o idolo”, alla quale accendeva lumini o sopra cui appendeva collane di denti o capelli appartenenti a nemici “liquidati”. Nell’aprile del 2003 avviene poi quel prologo ad una ben più grave tragedia che si concretizzerà solo quattro mesi più tardi nell’infame “Massacro del Carmine”. “Lui e Don Ciro erano vecchi compagni di scuola. Già si conoscevano, ma cominciarono a schifarsi da quando Fresella si <mise in Affari> …” dirà il Collaboratore di Giustizia Loiacono tinteggiando sommariamente un ritratto di Don Ciro Micheluzzi. Don Ciro era Parroco del famoso Santuario dedicato alla Madonna del Carmine già dal 1997 ed aveva subito cominciato la sua attività pastorale con violenti ed accorati sermoni rivolti contro l’attività criminale napoletana ed in particolare contro quella del suo vecchio “compagno di scuola”. Ad un attento osservatore, non potrà evitare di balzare all’attenzione l’evidente cambiamento di registro dell’uomo di Chiesa, a partire dal 1999 (anno delle stragi di strada) fino al 2002 (anno della presunta “affiliazione” del Boss e della sua cricca al cosiddetto “culto” ittico; “Chi semina vento raccoglierà tempesta” – “Non crediate, voi che sfidate le leggi di Dio e degli uomini, che la Giustizia Divina sia sorda e assente alle vostre turpitudini. Essa è presente e vibra con la forza del sangue versato dal innocente per la causa dell’ingiusto e del peccatore” – “Verrà il giorno in cui sarete chiamati a rispondere … Giustizia per ingiustizia e l’onta di Dio sarà un macigno sulle vostre teste”. 2002-2003; “Chi chiama con la forza del sangue il Demone dell’Abisso attira su di sé l’ira e la punizione Divine, non solo quella umana. Perché è abominevole per il figlio di Adamo convocare l’immondo Leviatano dalle Profondità …” – “… Egli verrà a reclamare il suo tributo ai danni dell’innocente, verrà richiamato dal gorgo, dalla tempesta e dalla violenza dei figli di Adamo e chi convocherà il Leviatano dagli Abissi  sarà sette volte maledetto dal Dio degli Eserciti perché avrà rotto il sigillo dell’Alleanza fra Dio ed i suoi figli fedeli …” – . Il Curato presenziò anche una “Processione” con i suoi fedeli, in corrispondenza del forte maremoto che colpì il golfo di Napoli il 13 novembre del 2004.

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