<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902</id><updated>2012-02-16T01:50:43.982-08:00</updated><title type='text'>La Casa del Pavone</title><subtitle type='html'>La Letteratura e il Male, il Male nella Letteratura</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>22</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-6629004801365818587</id><published>2011-10-12T16:35:00.000-07:00</published><updated>2011-10-12T16:35:52.538-07:00</updated><title type='text'>I tre moschettieri e il Dio delle streghe (parte seconda)</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;h1 style="text-align: justify;"&gt;Il precursore: Arthur Machen&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-M70qZ7d8R7A/TpYjGDMNm0I/AAAAAAAAAR8/5IIaeFZ5IqA/s1600/fair1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-M70qZ7d8R7A/TpYjGDMNm0I/AAAAAAAAAR8/5IIaeFZ5IqA/s320/fair1.jpg" width="276" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7V2GVWq_-UM/TpYjDe3t_7I/AAAAAAAAAR0/ANn7Ou-1ZsA/s1600/fai3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UyrJsVrD7g8/TpYjCSPOGoI/AAAAAAAAARs/nxSvgtSEgtI/s1600/fai2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7V2GVWq_-UM/TpYjDe3t_7I/AAAAAAAAAR0/ANn7Ou-1ZsA/s1600/fai3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Vi sono scrittori non profani di cui si dovrebbe scrivere in termini non profani” , scriveva Giuseppe Lippi di Arthur Machen nell’introduzione al “Gran Dio Pan”, antologia di racconti pubblicata in Italia nel 1982. Robert Kirk si cimentò nell’impresa di affrontare la materia popolare guidato dalla sua incrollabile fede nei testi Sacri e lo scrittore di cui qui si tratta non gli fu da meno. Machen nacque in una regione come il Galles da sempre ricca di tradizioni e leggende popolari sul “Popolo nascosto” ed apparve chiaro fin dal principio che questo uomo di lettere, trasognato e con evidenti tendenze mistiche era nato in un’epoca che non gli apparteneva, fatto che ribadì in più di un’occasione contravvenendo così al rigido precetto morale di Soren Kierkegaard. Fedele partigiano del “Cristianesimo celta” (precedente allo scisma anglicano ed ancor più precedente a quello avvenuto fra il monachesimo “irlandese” e il Cattolicesimo romano) si identificò con la figura di un cavaliere crociato fin dall’adolescenza, narrata in toni drammatici nel suo scritto semi-autobiografico “The secret Glory”. Lungi dal dimenticare tale espediente adolescenziale, sortito da una sensibilità fantastica sofisticatissima, e costretto a convivere con la laida prosaicità esibita dai rampolli della società “bene” inglese del tempo, Machen la mantenne fino alla morte, trasformandola col tempo in una rigida disciplina militare ed esistenziale che chiamava in causa i neo-platonici ed i gradi della trasformazione alchemica. Lo scrittore gallese era un nemico acerrimo della cosiddetta “Modernità” che l’Inghilterra del tempo esibiva sotto forma di un acceleratissimo progresso industriale e commerciale e visse per sempre in una “ancestralità” che spaventa a tutt’oggi per completezza d’insieme e coerenza di contenuti. La visione del mondo di Machen, come già rilevò Robert M. Price nella sua introduzione al lovecraftiano “Ciclo di Dunwich”, potrebbe riassumersi in una concezione plotiniana dell’Universo. Price è curatore, negli Stati Uniti, di diverse antologie incentrate sul micro- Universo dei miti Cthulhu di H.P. Lovecraft, nonché membro della Chiesa episcopalista e professore di Storia delle Religioni. Il critico e docente statunitense ha avuto l’innegabile merito di cercare un retroterra religioso e filosofico all’opera degli autori di Letteratura fantastica che hanno ispirato o seguito il maestro di Providence. Si legge nelle “Enneadas” di Plotino che l’ordine governante l’Universo è stato tratto dal Caos indifferenziato dalla mano del Demiurgo o Creatore, il quale pose anche un veto alla creazione di là da venire, un tabù che concerneva la “Regressio”, ovvero il voler esplorare e conoscere l’abisso indifferenziato del Caos antecedente al Mondo. La Magia o le “Scienze Occulte” venivano considerate da Plotino come una “contro-scienza” o scienza “retroattiva”, ovvero un regresso demoniaco al mondo mutevole del Caos, laddove si mescolano anarchicamente i principi, i generi, le differenze fra i sessi e le misure, la vera “pietra miliare” dell’ordine costituito. A questa visione del mondo Machen aggiunse alcune speculazioni della scuola di Chartres, in particolare di Bernardo Silvestre, suggeriamo noi. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UyrJsVrD7g8/TpYjCSPOGoI/AAAAAAAAARs/nxSvgtSEgtI/s1600/fai2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-UyrJsVrD7g8/TpYjCSPOGoI/AAAAAAAAARs/nxSvgtSEgtI/s320/fai2.jpg" width="252" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7V2GVWq_-UM/TpYjDe3t_7I/AAAAAAAAAR0/ANn7Ou-1ZsA/s1600/fai3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7V2GVWq_-UM/TpYjDe3t_7I/AAAAAAAAAR0/ANn7Ou-1ZsA/s1600/fai3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;La scuola di Chartres&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;influenzò a suo tempo anche il monachesimo celta, ed in particolare nei poemi di Bernardo Silvestre, suo illustro appartenente, si trovano speculazioni che associano simbolicamente il Caos al rigoglio di forme della Selva (in greco “Hyle” da cui l’aggettivo “ilico”, utilizzato anche da Paracelso per definire certi umori corporei particolarmente nocivi) e che temperavano, in certa misura, le concezioni “puritane” di Plotino. Machen era infatti innamorato dei suoi boschi gallesi e del loro anarchico rigoglio di forme che paiono suggerire continuamente presenze ultraterrene, ma se Kirk situava la variopinta genìa delle Fate in un mondo “liminare”, a metà tra l’assoluta purezza dei Reami angelici e il terrificante baratro degli inferni biblici, Machen non ha nessun dubbio nel relegare queste creature nell’Abisso. La storia del “piccolo Popolo” si iscrive per lui nel sangue e nel terrore (la vera e autentica essenza delle fiabe, per Kafka) ed affonda le proprie radici in un territorio che sta ai margini della storia ufficiale. Nella “Storia del sigillo nero”, contenuta nei “Tre impostori”, si trovano accenni a un popolo misterioso all’interno di un oscuro passo del geografo latino Pomponio Mela, ove si parla appunto di genti mostruose che vivono nei deserti della Siria e che adorerebbero una strana pietra solcata da glifi che non assomigliano a nessuna scrittura conosciuta. Nel racconto si trova ben più di una accenno a quella contro-scienza che costituirebbe il marchio delle presenze caotiche, quella mutazione dell’umano nell’indifferenziato, il germe dell’oscurità che dorme latente in ognuno di noi e che una sapienza demoniaca è in grado di ridestare, come testimonia l’orrenda metamorfosi subita da un povero idiota di campagna la cui madre fu rapita un tempo dal “piccolo Popolo”. E’ un tema che ricorre anche in “The great God Pan”, nonché nel racconto “The White Powder”, tema che Lovecraft riproporrà pressochè immutato sia in “The Dunwich Horror”, sia in “The Shadow over Innsmouth”. Ma è quando lo scrittore gallese ricostruisce intorno al “Popolo nascosto” un passato archeologico che ci interessa di più. In “The shining Pyramid”, un discreto gentiluomo londinese con il pallino dell’archeologia è chiamato a risolvere un caso di particolare complessità. Un suo collega e sodale ritiratosi a vivere nella campagna gallese, rinviene alcuni simboli oscuri, a forma di freccia, nelle vicinanze della sua avita magione. Inizialmente i due gentiluomini pensano a uno scherzo ordito dai bambini del luogo, ma devono ben presto ricredersi. Il gentiluomo londinese riesce alfine a collegare la strana scomparsa di una fanciulla del luogo alla presenza dei segni, scoprendo alla base dei ritrovamenti la presunta esistenza di un orrendo festival che dovrebbe tenersi nelle campagne dei dintorni, all’interno di una vallata particolarmente isolata. Seguendo la traccia, i due assistono ad un orrendo rituale tenuto da esponenti di una razza di nani appartenenti all’età neolitica (suggerita da ritrovamenti di punte di freccia in selce accanto ai glifi nel giardino) i quali perpetuano la loro razza in estinzione accoppiandosi con fanciulle rapite nelle campagne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La posizione di Machen è cristallina; il Male non è un concetto teologico, ma una realtà tangibile nonché altrettanto storica quanto l’esistenza di Gesù Cristo. Per essere storica deve aver posseduto un passato benchè oscuro, passato che le forze malefiche hanno disseminato di indizi concreti sulla propria esistenza, da qui l’espediente del “Lapis Hexecontalitho”, ovvero la “Pietra ottanta” di cui fittiziamente parla Pomponio Mela e che l’orrenda razza delle Fate adora, o le punte di freccia che i due terrorizzati gentiluomini rinvengono all’interno di un insospettabile giardino “Cockney”. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Come un ispirato monaco medievale, Machen intesse la sua oscura trama simbolica allo scopo di dimostrare un assunto che è quasi dogmatico e lo fa attraverso le parole di personaggi come il mistico Ambrose di “The white Creatures”, il quale ad un esterrefatto visitatore recita: “Esistono sacramenti del Male tanto quanto esistono sacramenti del Bene”. Il Cristo coniugava il soprannaturale alla storia, dunque il Male avrà una “storia” come noi la necessitiamo ed avrà anche una soprannaturale “degradato” in Magia, secondo la concezione degli esegeti medievali. Così Come il Cristo ha perpetuato la propria esistenza nelle parole degli apostoli, anche il Male ha perpetuato la propria attraverso riti, simboli, figure, armamentario di stregoni e fattucchiere o di popolazioni intere, “tribù dell’aria” come le definiva il Kirk. “The white Creatures” è un assoluto capolavoro scritto allo scopo di illustrare un concetto che gli stessi Santi medievali avrebbero evitato di affrontare; se esiste una purezza del Bene DEVE esistere anche una purezza del Male. “The white Creatures” è la storia dell’iniziazione di una bambina al Male, attraverso giochi, filastrocche e racconti di Fate narrate dalla bambinaia. E’ il racconto di Machen più riuscito sulle Fate anche perché riesce a mescolarvi abilmente sia l’aspetto archeologico che quello “Occulto”. Le bianche e diafane creature che la bambina avvista in più di un’occasione paiono quegli spiriti aerei di cui parlava Kirk nel suo trattato, ma i riti e le cerimonie alle quali la bambinaia inizia la sua giovane pupilla rivelano significati inquietanti, che nomi fiabeschi come “Giochi Mao”, “Cerimonie Voolas” o “lettere Aklo” riescono a malapena a dissimulare. “In un certo posto sorgeva una fossa profonda …” così comincia una delle fiabe “iniziatiche” che racconta la bambinaia, storie che celano significati occulti e inquietanti, come quei libri “complessi come trattati rosacruciani” di cui parla Kirk. Principesse che uccidono i loro pretendenti con la magia, viaggiatori solitari che incappano in sabba sulle colline, donne alle quali misteriose creature celate in forre profonde regalano la capacità di tramutare sterpi e fili d’erba in gioielli e monili, di questo parla la balia, spiegando cose terribili con il linguaggio che una bambina può comprendere. Si narra anche di una cerimonia terribile chiamata “Shib show”, rito agghiacciante che pare collegare il piccolo popolo ai serpenti. La Principessa della fiaba si sdraia in una radura della foresta e lascia che i serpenti ricoprano interamente il suo corpo nudo, quando lo abbandonano lasciano sul petto della fanciulla una pietra iridescente dai grandi poteri, pietra grazie alla quale la Principessa può comandare agli elementi e piegare la realtà ai suoi voleri. Tutto il gioco letterario di Machen sta nel lasciar trapelare una verità spaventosa sotto le parole innocenti dell’infanzia, una verità “storica”. Nel “Sigillo nero”, lo pseudo-Pomponio Mela afferma che le “Genti nascoste” parlano tra loro con versi che assomigliano ai sibili di un serpente, Vaughan ode fruscii rettiloidi mentre assiste alla disgustosa cerimonia descritta in “The shining Pyramid”, mentre l’orrore dello “Shib show” non abbisogna di ulteriori suggerimenti sonori per fare il suo effetto. Il “Piccolo popolo” è latore di uno spaventoso segreto e di poteri ancor più agghiaccianti, poteri di cui congreghe di stregoni, sia maschi che femmine, sono a conoscenza da millenni. In Machen appare già l’idea di una società organizzata ed occulta che pratica una forma di magia ancestrale e proibita. Nell’uomo nero che segue la balia e la bambina mentre si addentrano nel bosco è possibile riconoscere il “Maestro di cerimonie” la testimonianza della cui esistenza gli inquisitori cercavano di strappare a forza di torture da sedicenti streghe e stregoni, mentre “The white Creatures” termina con il ritrovamento di una statuetta fallica di origine romana rappresentante appunto un uomo. Si ricava da questo e da altri indizi, un affresco nel quale le cerimonie pagane erano ben lungi dall’essere scomparse per via dell’inquisizione. Queste cerimonie non erano per Machen solo un mero fatto culturale da abbandonare alle tenebre della storia, ma veri e propri riti tramandati a tutt’oggi da comunità isolate e discrete. Queste comunità non sarebbero composte da bizzarri ed eccentrici campagnoli inglesi col pallino del “revival celtico-romano”, ma costituirebbero un clero ben organizzato teso alla continua pratica dei “Sacramenti del Male”, in contatto con creature ancor più antiche e dotate di oscuri poteri. Tralasciando l’enorme impatto che tale concezione ha avuto nella letteratura statunitense “pulp” successiva, ci limitiamo a segnalare che R.E.Howard, il creatore di Conan, insisterà proprio sull’aspetto rettiloide del Piccolo popolo, continuando sulla scia già trattata da Machen, in racconti di grande effetto, mentre la Murray trarrà, da quella che era nelle sue origini, null’altro che una fiaba allegorica sulla natura del Male, una teoria antropologica fondata e coerente, ulteriore riprove del fatto che, ben spesso, la realtà supera la fantasia, come vedremo più avanti.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;(vedere sotto per la prima parte...) &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mariano D’Anza&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-6629004801365818587?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/6629004801365818587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/10/i-tre-moschettieri-e-il-dio-delle_12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6629004801365818587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6629004801365818587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/10/i-tre-moschettieri-e-il-dio-delle_12.html' title='I tre moschettieri e il Dio delle streghe (parte seconda)'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-M70qZ7d8R7A/TpYjGDMNm0I/AAAAAAAAAR8/5IIaeFZ5IqA/s72-c/fair1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-3666339612799578739</id><published>2011-10-09T15:51:00.000-07:00</published><updated>2011-10-10T03:07:50.190-07:00</updated><title type='text'>I tre moschettieri e il Dio delle streghe</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CFW58Akj3Fk/TpIjfgfsZpI/AAAAAAAAARU/kMOgC7VhIyo/s1600/elf4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quando parliamo dei “Tre Moschettieri”, a meno di specificare che si tratti del capolavoro di Dumas, stiamo in realtà parlando dei tre più importanti e creativi scrittori della rivista “Weird Tales” ovvero i ben noti H.P.Lovecraft, R.E.Howard e C.A.Smith. Verrà pertanto da domandarsi  cosa c’entri questo famoso trio con un titolo inquietante quale quello qui scelto, ma per rispondere occorrerà andare con ordine.  Nascono nel 1863 due personaggi destinati a far parlare a lungo di sé; l’uno, femminile, è Margaret Murray, antropologa, iscritta al movimento delle suffragette nonchè considerata come una delle Madri fondatrici del Movimento neo-pagano “Wiccan”. L’altro è Arthur Machen, scrittore, mistico e attore di teatro, universalmente amato e apprezzato da qualsiasi intenditore del genere Fantastico che si rispetti. Che cos’hanno in comune questi due personaggi così distanti per attività e formazione? Molto più di quanto apparentemente possa sembrare, a parte una comune data di nascita, che, col senno di poi, appare ominosa. Risale al 1895 il capolavoro di Arthur Machen  intitolato “The three Imposters”. Fortemente influenzato da “The new Arabian Nights” di R.I.Stevenson. Il romanzo è organizzato strutturalmente come una serie di storie dentro altre storie, episodi che si intrecciano alla trama principale e fra questi si trovano due tra i racconti più ammirati e antologizzati di Machen; “The white powder” (che per adesso non ci interessa se non accidentalmente) e “The novel of the black seal”. In quest’ultimo Machen profonde un’intuizione chiave, una di quelle “idee-fiume” o “coincidenze” Junghiane che mettono in comunicazione l’immaginazione umana con il cosiddetto “Realismo fantastico” tanto caro a Pauwels e Bergier. Machen era cresciuto nel Galles, terra ricca di leggende collegate alla mitologia di Re Artù (la cui reggia si voleva popolarmente ubicata a Caerleon On Usk) e al “Piccolo Popolo” o “Tylwith Teg”, in gallese “La Gente del Crepuscolo”, creature tradizionalmente associate al mondo sotterraneo, esseri che, nelle leggende, vivono al confine di due Mondi, il Nostro e quello degli spiriti. Machen, in questo racconto, li priva di quell’aria di innocenza e magia tanto cara al perbenismo Vittoriano, per trasformarli in una razza mongoloide dalle disgustose abitudini, ricacciata nel sottosuolo da ondate di invasori più alti e più forti. Ne fa esseri in decadenza, dall’aspetto degenerato e vagamente rettiloide, i quali, costretti a vivere relegati in grotte e dentro colline cave avrebbero sviluppato una sorta di “contro-scienza” basata, al contrario della nostra, non sulle capitali scoperte del fuoco e dell’elettricità, ma sulla mutazione corporea e sulla creazione di orribili incroci, una contro-scienza oscura e fondata su rituali e tecniche ripugnanti, tecniche che l’ignorante definisce “magiche” in mancanza di una terminologia più adatta. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-IodigUxb87E/TpIiFIL_6II/AAAAAAAAARQ/nIHLeuFbB_E/s1600/elf2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="314" src="http://4.bp.blogspot.com/-IodigUxb87E/TpIiFIL_6II/AAAAAAAAARQ/nIHLeuFbB_E/s320/elf2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CFW58Akj3Fk/TpIjfgfsZpI/AAAAAAAAARU/kMOgC7VhIyo/s1600/elf4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;/a&gt;Con Machen, il “Piccolo Popolo” degli elfi, delle fate e degli gnomi si sposta pertanto dai confini dell’Immaginazione ai confini della Storia ufficiale, dell’Antropologia e dell’Archeologia. Una trovata letteraria diranno alcuni, un atto provocatorio in linea con le tendenze eversive decadentiste, tese allo shock di quel perbenista mondo vittoriano che tanto Byron e compagnia disdegnarono. Sicuramente, ma Machen non è mai stato scrittore incasellabile in una singola moda o tendenza e da sempre, con le sue opere, si muovono anche altri fenomeni difficilmente classificabili. Suo fu un altro racconto, pubblicato all’interno di un’antologia successiva. il racconto (“The Bowmen”) fu scritto quasi per gioco e immaginava, durante un durissimo combattimento sul fronte della Somme, l’intervento degli spettrali arcieri di Agincourt al fianco delle truppe inglesi sottoposte al serrato fuoco tedesco. A pochi giorni dalla pubblicazione di suddetto racconto non finirono di contarsi lettere su lettere di superstiti dal fronte che affermarono di aver realmente visto gli arcieri, domandandosi come diavolo avesse fatto Machen a venire a conoscenza del fatto. Anche in questo caso previo Machen anticipò qualcosa, insinuò un dubbio nella coscienza di un popolo, quello anglosassone, da sempre interessato e affezionato alle sue leggende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Una breve storia del “Popolo Fatato” in Inghilterra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risale al 1700 un libello scritto da un mite pastore anglicano assegnato ad Aberfoyle, oscura diocesi delle selvagge “Highlands” scozzesi, rispondente al nome di Robert Kirk. Il libro, dal titolo “The secret Commonwealth” , costituisce una vera e propria “Summa” religiosa sul “Piccolo Popolo” celtico-anglosassone che così si presenta: “sulla natura e sugli atti del popolo sotterraneo e quasi sempre invisibile, che prima passava sotto i nomi di Elfi, Fauni e “Fairies” fra gli scozzesi delle Basse Terre e chiamati “Hubspisgedh”, Caiben, Lusbartan, “I’ Siotbsudh” fra i Settentrionali o Scozzesi celtici, come sono descritti da quelli che hanno la seconda vista, ed ora, per suscitare ulteriori ricerche, raccolti e confrontati”.  Nel suo libello, il buon pastore analizza punto per punto le maggiori credenze diffuse fra i popoli celtici riguardo al popolo fatato e riguardo le persone dotate di seconda vista (“seers”) i quali occupano da sempre un ruolo ambiguo all’interno del Folklore anglosassone. In questa vera e propria “Summa” settecentesca, che anticipa forse per rigore enciclopedico le altrettanto complete fatiche degli “Illuminèes”, vengono già trattate le caratteristiche salienti del “Popolo nascosto”, quei tratti che provengono direttamente dalla tradizione popolare celtica con la quale il mite Cappellano visse a stretto contatto, quella Tradizione cioè per nulla sfiorata dalle leziosità elisabettiane di Shakespeare (contro le quali anche la Murray si scaglierà successivamente) che dipingevano Fate vestite da damine e grandi quanto un ditale. Si legge in un passo di “The secret Commonwealth”: “Questi “Siths” o “Faires”, li chiamano “Sluaghmait” ossia il Buon Popolo (forse per prevenire l’urto dei loro attacchi ostili perché gli Irlandesi usano benedire tutto ciò da cui temono danno) e si dice che siano di una natura intermedia fra l’uomo e l’angelo”. Dunque il trattato si apre già con una nota minacciosa, dal momento che da queste genti tradizionalmente “si teme danno”, perciò ci si rivolge a loro con eufemismi allo scopo di ingraziarseli. Segue una breve dissertazione sulla natura dei corpi posseduti da queste creature, dissertazione che pare estrapolata da qualche trattato paracelsiano del ‘500 sulla natura degli spiriti intermedi o “Elementali” e che qui omettiamo. Riguardo alle abitudini alimentari del “Popolo Nascosto”, Robert Kirk annota: “… si nutrono in modo più grossolano della parte più nutritiva o sostanza di grassi o di liquidi ovvero addirittura di grano che cresce sulla superficie della Terra, e che questi “Fairies” portano via, in parte invisibilmente in parte predando il grano come fanno le cornacchie e i topi. Perciò anche in questi nostri tempi li si ode qualche volta cuocere pane, battere martelli e fare altri lavori del genere entro le piccole colline che essi per lo più abitano”. Ne emerge la colorita e “realistica” impressione di una popolazione curiosa e interessata ai metodi di lavorazione e raccolta del grano, che a volte ruba semplicemente, a volte tenta di farne pane seguendo un processo imitativo, processo che li distingue dai semplici animaletti dei campi che “rubano” semplicemente le spighe. Questo “Processo imitativo” viene ulteriormente rimarcato all’interno di un passo successivo del Kirk a proposito del “Coimjmeadh” o “Compagno di strada”, che sarebbe: “In tutto identico all’uomo come se fosse un gemello o un compagno, e lo segue a passo a passo come la sua ombra, e spesso lo si vede e lo si riconosce fra la gente (essendo simile all’originale) tanto prima quanto dopo che l’originale è morto e spesso in antico lo si vedeva anche entrare in una casa e da questo la gente capiva che la persona simile a lui li avrebbe visitati dopo pochi giorni. Questa copia, eco o ritratto vivente finisce per tornare al suo proprio gregge. Ha accompagnato quella persona così a lungo e così spesso per scopi che lui solo conosce, sia per proteggerla da assalti segreti di qualcuno del suo proprio popolo, ovvero soltanto come una scimmia giocosa che imiti tutte le sue azioni.”. Possiamo dunque anche qui salutare rispettosamente le piccole e giocose fatine vestite di fiori.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tdHpV1_Or_g/TpImBtzN4PI/AAAAAAAAARk/DaJG3lHz7B8/s1600/elf3.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-tdHpV1_Or_g/TpImBtzN4PI/AAAAAAAAARk/DaJG3lHz7B8/s320/elf3.jpg" width="279" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&amp;nbsp;Il “Popolo sotterraneo” a volte si mescola alla gente “comune”, sceglie dei soggetti e “copia” i loro movimenti o le loro abitudini, a volte per curiosità, a volte allo scopo di nuocere apertamente (suona inquietante quel passo relativo al proteggere il soggetto da “assalti segreti di qualcuno del suo proprio popolo”).&lt;br /&gt;A proposito di queste sinistre mimesi, il buon Cappellano rincara ulteriormente la dose in un altro passo; “Il loro vestito e la loro lingua sono come quelli della popolazione e del paese nel quale vivono. Così li si vede portare “plaids” e vestiti di vario colore nell’Alta Scozia e prima d’ora “Suanochs” (specie di “Tartan” di stoffa scozzese) in Irlanda. Non parlano che poco, e questo è come un fischiare sottile, ma chiaro e non rozzo: [del resto] anche i Diavoli evocati in qualunque paese rispondono nella lingua del posto”. E ancora più avanti: “… Questi esseri escono spesso fuori, per profetizzare o per imitare gli atti tragici di qualcuno di noi, e compiono anche molte azioni funeste per conto loro come sfide, risse, piaghe, ferite e seppellimenti tanto in terra che nell’aria. Da tutti i passi fin qui riportati possiamo già riassumere alcuni tratti caratteristici del “Popolo Nascosto”, tratti che paiono estrarli dal mondo canonico delle fiabe europee così come le conosciamo; con i loro “Tom Tit Tot” e “Tremotino” per dipingerli sotto una nuova e più “realistica” luce forse (a parte speculazioni di natura mistico-teologica che vanno semplicemente lette nell’intento dell’autore, comunque appartenente al clero anglicano) o forse sotto una luce da fiaba “nera” più sinistra della precedente. L’immagine che prende gradatamente forma è quella di un popolo che ignora i principi basilari dell’agricoltura e della pastorizia (“rubano” il pane e il latte) nonché i principi del vivere civile così come li conosciamo. Ci imitano alla perfezione ma per pura curiosità, che può essere di tipo innocuo o direttamente nociva, dal momento che non hanno interesse a vivere come noi. Da altre leggende popolari raccolte dal Kirk si evince anche che il “Popolo nascosto” custodisce gelosamente i propri segreti , qualunque essi siano, e che si dimostri particolarmente vendicativo in caso di “intrusione” anche casuale, come risulta da questo e da passi consimili: “… Tuttavia quando diversi paesi non erano ancora abitati da noi, costoro li coltivavano agevolmente sopra la terra come noi facciamo ora, e il segno dei loro solchi resta anche ora e lo si può vedere sulle pendici di monti troppo alti, e ciò fu fatto quando quel terreno aperto era bosco e foresta . Essi si trasferiscono ad altra abitazione al principio di ogni trimestre, viaggiando così fino al giorno del Giudizio perché non possono sopportare di fermarsi nello stesso posto e trovano un certo sollievo a vivere senza dimora fissa ed a cambiare abitazione.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-StBVQPRX7x0/TpIl0nkxazI/AAAAAAAAARg/HE1q4rvvM2s/s1600/black1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="235" src="http://4.bp.blogspot.com/-StBVQPRX7x0/TpIl0nkxazI/AAAAAAAAARg/HE1q4rvvM2s/s320/black1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I loro corpi camaleontici nuotano nell’aria vicino al suolo con tutti i loro bagagli, ed in questi periodi di tempi i veggenti, ossia gli uomini che hanno la seconda vista (poiché le donne ben di rado hanno questa capacità) hanno incontri molto terrificanti con essi, anche sulle strade principali, e perciò essi di solito evitano di allontanarsi da casa in queste quattro epoche dell’anno e così hanno reso usuale fino ad oggi, fra gli scozzesi delle montagne, di andare in Chiesa debitamente ogni prima domenica del trimestre per venire esorcizzati, ossia purificati, insieme al loro grano e al loro bestiame contro i colpi e il ladrocinio di queste tribù vaganti.”. Il termine esattamente utilizzato è, per l’appunto, “Tribù”; ricaviamo pertanto l’immagine generale di una popolazione nomade dedita alla caccia, alla raccolta e, occasionalmente, alla rapina, la quale anticamente era usa, al pari di noi, lavorare la terra anche se mediante tecniche che noi non conosciamo e di cui sono rimaste tracce sotto forma di “solchi” (forse terrapieni preistorici?) che forse delimitarono fino in tempi recenti  le loro zone di influenza. D’altro canto l’attenzione che la tradizione popolare pareva esercitare nei confronti dei famosi “colpi d’elfo” o “frecce elfiche”, fa pensare a terreni sacri o di sepoltura , come quelli delle popolazioni nomadi delle praterie americane; terreni che il “Popolo nascosto” sorvegliava a vista e la cui profanazione veniva punita con il lancio di dardi letali e dalla punta di selce (da qui la citazione biblica del Kirk su: “la Freccia che vola nell’oscurità”). Con il rema delle frecce di selce Arthur Machen costruirà uno dei suoi racconti più affascinanti, ma prima occorrerà raccogliere qualche altro indizio sui costumi e le abitudini del “Popolo nascosto”. Sempre nel trattato del Kirk più avanti si legge: “Si racconta che essi abbiano governanti aristocratici e leggi, ma nessuna religione riconoscibile, [né] amore e devozione verso Dio, il benedetto creatore di tutto. Essi spariscono appena odono invocare il suo nome o il nome di Gesù (al quale si inchinano volontariamente o perché forzati, tutti quelli che abitano al di sopra o al di sotto della terra: Filippesi, II, 10) né possono far più nulla per quella volta, dopo che hanno udito il sacro Nome.”. Su tale avversione ai riti della religione cristiana speculeranno molto sia Machen che la Murray nonché, in maniera differente, gli scrittori di Weird Tales, ma data l’artificiosità dei dati riportati a suggello di tale diceria, potremmo anche considerare questo elemento come un semplice frutto della cultura ecclesiastica che si trovò ad amalgamare i coloriti elementi della ricca tradizione celtica. Le Fate leggevano? Possedevano una cultura scritta? Sembrerebbe paradossale che un popolo nomade e semi-primitivo sia capace di elaborare anche una “èlite” intellettuale anziché solamente orale, come sarebbe logico aspettarsi, eppure il Kirk risponde affermativamente: “Si dice che abbiano molti libri di fiabe dilettevoli, ma l’effetto di quelle letture si manifesta soltanto con accessi di allegria bizzarra e coribantica come se fossero rapiti e dominati da un nuovo spirito che entrasse in loro in quel momento, più leggero e più lieto di quello loro. Hanno altri libri di significato contorto e misterioso, molto simile allo stile rosacruciano …”.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qGe7DTGr_D0/TpInXpqLazI/AAAAAAAAARo/c4flt-6-PhQ/s1600/elf4.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-qGe7DTGr_D0/TpInXpqLazI/AAAAAAAAARo/c4flt-6-PhQ/s320/elf4.jpg" width="244" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Come accennato prima, il Kirk afferma che il “Popolo nascosto” è suddiviso in caste e possiede una sorta di aristocrazia, che l’esegesi di alcuni nomi come “Nic Intyre” (corruzione di “Nicniven”) suggerirebbe di tipo matriarcale (“Nicniven” era infatti popolarmente la Regina delle Fate, o come riportato dagli atti di alcuni processi in Scozia e Inghilterra, delle streghe). La tradizione favolistica dell’ irlandese T. Crofton Croker e le visioni con le quali W.B.Yeats affolla il suo “Celtic Twilights” paiono seguire il Kirk in tutto e per tutto, ma è evidente che le notizie relative alla Regina delle Fate costituiscono un evidente lascito della “Queen Titania” di Shakespeare, figura che fu evidentemente ricalcata su quella della Regina Elisabetta , la quale, all’epoca, veniva accostata alla “Vergine cacciatrice” Diana della cultura classica. Il paradosso costituito da una popolazione nomade, chiaramente rimasta al periodo neolitico la quale presenterebbe allo stesso tempo  tratti aristocratici nonché una “élite” di intellettuali che scrivono libri oscuri ed intrisi di strana sapienza occulta, si spiega attraverso gli stessi rovelli classificatori del Kirk.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Il buon Cappellano si trovò infatti alle prese con un vero e proprio testo di Antropologia su di un popolo occulto e misterioso, di cui sopravviveva un “corpus” orale di proporzioni vastissime e contraddittorie fatte di tracce, accenni, nonché testimonianze di personaggi come veggenti, fattucchiere e guaritrici di paese. Non deve dunque stupire che egli chiamasse a esplicare suddetto mistero anche attraverso il tipo di cultura più misteriosa ed occulta del tempo. Si era quasi nel 1700 e circolavano pertanto già da tempo tutti i libelli attribuiti alla misteriosa “Società Rosicruciana”, dalla “Fama Fraternitatis” alle “Chimische Hochzeit Christiani Rosenkreutz” (trattatello alchemico tradotto dal tedesco con “Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”), per non parlare dei controversi trattati cinquecenteschi di Teofrast Bombast Von Hoenheim (in arte: “Paracelso”) medico e chirurgo che speculò anche sulla natura degli spiriti disincarnati dividendoli all’interno di specie basate sui quattro elementi della tradizione neoplatonica classica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il metodo usato da Robert Kirk assomiglia moltissimo a quello che in Italia adottò il gesuita Athanasius Kircher  allo scopo di fornire una dotta spiegazione del fenomeno della “Taranta” pugliese, questo poco tempo prima del concepimento di “The secret Commonwealth”. Nel trattato “Musurgia Universalis” anche il Kircher, allo scopo di rendere ragione di un fenomeno popolare a base pre-cristiana, quale quello della “tarantata” o “ossessa” chiamò in causa la tradizione paracelsiana, la musica orfica e la filosofia neoplatonica, dimostrando che trattavasi di una “moda culturale” comune all’epoca. Domandarsi pertanto se Kirk avesse letto il Kircher o viceversa sarebbe come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Erede letterario diretto del Kirk, sotto questo punto di vista almeno, fu la scrittrice femminista Sylvia Townsend Warner, la quale nel suo ciclo di racconti incentrati sul regno fatato di “Elfhame” ne riprese in pieno l’aristocrazia matriarcale, la speculazione rosacruciana sui “corpi sottili” o “astrali” (dunque dotati di Sali ed umori meno “materiali” rispetto ai nostri e pertanto “più leggeri” ed “aerei” oltre che con sangue meno “denso”), compresa naturalmente la facoltà di svolazzare e di rendersi invisibili da parte degli elfi, stabilendo anche alcune gustose differenze sociali all’interno della comunità fatata fra “plebei” che volano e “aristocratici” che non fanno uso di ali.&lt;br /&gt;L’affresco della Warner costituisce a tutt’oggi una pietra miliare del genere Fantastico, ma fu l’unica scrittrice a mantenere intatto e coerente questo affascinante tentativo di amalgamare teorie occultistiche e archeo-antropologiche sulla natura e le origini del Popolo fatato. Machen altresì, come vedremo, attribuisce al “Popolo notturno” null’altro se non una rozza e sinistra cultura pittografica, assicurandoli saldamente alla terra e ai suoi anfratti, in questo elemento seguito a ruota dai suoi epigoni americani, ponendo apparentemente una maggiore attenzione alle origini “preistoriche” del mito del “Piccolo Popolo”, ma in realtà con un sottofondo di tipo filosofico altrettanto complesso di quello delineato dal Kirk.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano D’Anza&lt;br /&gt;[fine della prima parte]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-3666339612799578739?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/3666339612799578739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/10/i-tre-moschettieri-e-il-dio-delle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3666339612799578739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3666339612799578739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/10/i-tre-moschettieri-e-il-dio-delle.html' title='I tre moschettieri e il Dio delle streghe'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-IodigUxb87E/TpIiFIL_6II/AAAAAAAAARQ/nIHLeuFbB_E/s72-c/elf2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-8678270806198842709</id><published>2011-04-13T12:06:00.000-07:00</published><updated>2011-04-13T12:06:41.115-07:00</updated><title type='text'>“L’Avidità Trionfata”. Ovvero La Tirchieria nei racconti di Jean Ray e Saki</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-OO6BpWzYy8Q/TaXz35hwKSI/AAAAAAAAAQY/-ORp0-Pji3o/s1600/saki-1.png" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="180" src="http://3.bp.blogspot.com/-OO6BpWzYy8Q/TaXz35hwKSI/AAAAAAAAAQY/-ORp0-Pji3o/s320/saki-1.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amante  dei Tarocchi d’autore non avrà potuto che apprezzare l’Arcano numero undici del  mazzo “Crowley-Harris”, Arcano chiamato “L’Avidità”. All’interno del complesso sistema magico-simbolico di Crowley, l’erotismo assume un posto di primo piano, in quanto apre la porta a una serie di operazioni mistiche di peculiare importanza per il mago. Non deve dunque stupire pertanto, che nel suo mazzo di tarocchi (o “Libro di Toth” come amava chiamarlo) ciò che nei tarocchi marsigliesi sarebbe la semplice “Forza” (arcano numero undici, raffigurante una fanciulla colta nell’atto di aprire la bocca a un feroce leone), nel “suo” venga raffigurato come una delle tante “Donne Scarlatte”, ovvero come una donna lubrica adagiata sulla schiena di una bestia semiumana mentre stringe fra le sue mani nervose la “Coppa di Babalon”, il calice ricolmo di ogni immondizia e bassezza che proviene dalle umane passioni, tal come viene descritto nell’Apocalisse di Giovanni di Patmos. Se dunque l’Avidità corrisponde a quanto di più basso possa albergare nel cuore umano, Crowley sembra anche volerci dire che è una passione fra le più primordiali, e siccome “Passione” deriva dal verbo latino “patior” (soffrire o subire) è anche uno dei demoni più potenti che da sempre infesta il nostro destino. Inserita nel Cristianesimo fra i peccati mortali, anche se con scarso successo, l’Avidità ha una lunga storia. Messa alla berlina da Erasmo da Rotterdam è divenuta pretesto per lo sterminio di interi popoli, salvo poi riprodursi, rinnovata e più potente di prima, ai nostri giorni, fino ad assurgere ai fasti che Collin de Plancy, nel suo “Dictionnaire Infernal”, riservava in esclusiva al Demone “Mammon”, detto anche “Principe di questo Mondo” di evangelica memoria. Due fra gli scrittori del Fantastico più versatili, misteriosi e poliedrici che la letteratura “di genere” possa vantare, hanno deciso, a loro tempo di mettere alla berlina, questa scomoda onnipresente passione, due scrittori nelle rispettive personcine di Jean Ray e Hector Hugh Munro, meglio conosciuto con il suo nome d’arte; “Saki”. Due personalità estremamente diverse, la prima, nome all’anagrafe Jean Raymond de Kremer, ammantata da un avventuroso mistero esistenziale che il personaggio vivente contribuì ad alimentare, una personalità che dovrebbe annoverare, tra le proprie vicissitudini, quella di contrabbandiere, ladro, pirata, “Viveur” e, infine, domatore di leoni, l’altra quella certificata di “Dandy” sofisticato e scrittore “sulfureo” alla Thomas De Quincey. Scrisse Borges di Saki: “Come Thackeray, come Kipling e come tanti altri inglesi illustri, Hector Hugh Munro nacque in Oriente e conobbe in Inghilterra la solitudine di un’infanzia vissuta lontano dai genitori, e nel suo caso severamente vigilata da due rigide zie. Il suo nome, Munro, è quello di un’antica famiglia scozzese: il suo pseudonimo letterario, Saki, deriva dalle Rubayyat  (la parola che in persiano significa coppiere). Secondo la testimonianza della sorella Ethel, le zie tutrici, Augusta e Carlotta, erano imparzialmente detestabili; il fatto che odiassero gli animali può non essere estraneo all’amore che Munro sempre manifestò per essi …”. Scrive invece Jean Ray di sé stesso nel suo racconto autobiografico: “Mon Fantome a moi” (il mio fantasma e me): “Un giovedì mio padre venne a trovarmi: passai con lui alcune ore, ore di libertà e di ozio. Pecq, in quell’epoca, era un villaggio abbastanza isolato dalle linee ferroviarie, di modo che durante il pomeriggio accompagnai mio padre alla stazione di Espierre, situata a più di una lega di distanza dalla scuola.&lt;br /&gt;Il giorno era stato radioso, come un anticipo della prossima estate; il sole discendeva verso l’immenso occaso e accendeva sulla piana turnasiana un braciere da apoteosi. Seguivo senza fretta un sentiero punteggiato da cespugli che pareva allungarsi fino all’orizzonte. Ero solo, epicentro della splendente estensione, e, ignorandone il perché, sperimentavo una forma di orgogliosa allegria. Ed avvenne che all’improvviso, senza averlo udito giungere, mi incontrai quasi faccia a faccia con un ometto che sfoggiava un panno rosso al collo. Lo riconobbi subito, e immediatamente formulai tra me e me la stessa domanda che mi ero posto le volte addietro: “sarà malvagio?”. Il fatto sta che in quel periodo io ero un ragazzino dal comportamento un po’ difficile, fatto che i miei maestri attribuivano a una forza fisica che non avevo alcuna  remora a manifestare. I miei sentimenti, che radicavano in quel brusco incontro, dovettero essere abbastanza complessi. Non so se ebbi paura, non lo credo, ma sono sicuro che volli dimostrare che “sicuramente” non provavo paura. Avanzai verso di lui, incitandomi alla collera e animato dalla ferma intenzione di insultarlo o, addirittura, colpirlo”. &lt;br /&gt;Nel caso di Saki , l’Avidità, nonché la rigidità di sentimenti manifestata dalle zie trova la sua migliore rappresentazione nel racconto semi-autobiografico “Sredni Vashtar”. E’ l’avidità che spinge la Zia del malaticcio Corradino a privarlo di tutti i suoi svaghi e le sue ore di felice immaginazione, allo scopo di affrettare la consunzione e la susseguente depressione e così impadronirsi della sua ricca eredità. Avidità che la spinge persino a privarlo della sua gallinella-mascotte. Ma tutto cambia allorquando la Zia rapace, viene a conoscenza del furetto personale di Corradino, animale al quale l’infermo bambino dedica un culto privato, Sredni Vashtar appunto, supplicato di porre fine, coi suoi poteri divini alle angherie dell’avida parente ed allorquando la donna tirannica tenta di disfarsi anche di lui, la risposta del Dio non si fa attendere. Memorabile la scena nella quale il fortunato Corradino festeggia la dipartita della parente in un tripudio di sandwiches imburrati. Gli avidi sono l’argomento preferito da Saki e non importa il fatto che appartengano o meno alla grigia genìa di banchieri e possidenti della “City” o all’altrettanto pittoresca e squattrinata fauna della nobiltà decaduta e rapace. Il Van Cheele di “Gabriel Ernst (che per inciso è anche uno dei più bei racconti di Lupi-mannari mai scritto), appartiene decisamente a questa prima categoria e subisce in pieno le conseguenze della propria latente e imbalsamata avidità. E’ la gelosia dei propri possedimenti, misurabili in ettari di bosco da utilizzare per battute di caccia (filistea attività anglosassone “Tout Court”) a spingere Van Cheele a apostrofare duramente il ragazzo nudo e ferino dal sorriso lupesco con il monito a “non gironzolare per i suoi boschi”. Il lupo mannaro compare allora in casa sua per divorarsi il figlio di un suo fittavolo e uscire conseguentemente di scena lasciando l’impressione di aver dato la vita per salvarlo da morte certa, suprema beffa, suprema punizione in omaggio al detto evangelico “Sarà dato a chi non ha e a chi ha, sarà tolto anche quello che ha”. Alla seconda categoria appartiene invece la baronessa protagonista del racconto “Esmè”. Costei e la sua amica Costanza Broddle assistono ad una battuta di caccia (l’ennesima) che vede protagonista una iena addomesticata fuggita dal giardino zoologico di un ricco eccentrico. La iena, abituata all’umana gentilezza, finisce per seguire le due amazzoni come un fedele cagnolino e così si comporta salvo sbranare e divorare, davanti ai loro occhi attoniti, un bambino zingaro. Attraversando la strada carrozzabile, la iena viene investita dalla “Rolls” di un altro ricco eccentrico e la Baronessa … non esita neppure per un momento, nonostante la ferina crudezza alla quale ha assistito, a reclamare risarcimento per la perdita del “Suo prezioso animale”, ottenendo in cambio una spilla di diamanti in filigrana, il ricavato della quale vendita (misurabile in sterline sonanti estremamente necessarie, visto lo stato di evidente indigenza della suddetta) la Baronessa si rifiuterà di condividere con l’amica, alienandosene così la stabile (e interessata) amicizia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-idEElZSfaB8/TaX0DQlnibI/AAAAAAAAAQg/IZXaBt69fGI/s1600/2381.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="216" width="172" src="http://4.bp.blogspot.com/-idEElZSfaB8/TaX0DQlnibI/AAAAAAAAAQg/IZXaBt69fGI/s320/2381.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jean Ray assume al contrario un tono decisamente più tetro ed esplicito al momento di punire o meno i suoi “Tirchi”. Nel racconto “Joshua Gullick, strozzino” contenuto nella raccolta “Les contes du Whisky”, si narrano le vicissitudini di uno strozzino di origini ebraiche duro, spietato e senza cuore che incappa nel giusto castigo. Il tenore del racconto si fa chiaro e palese in questa allocuzione che è propria e personale di Jean Ray, una di quelle intromissioni del narratore nella storia che sono il suo personale suggello narrativo: “…il fuoco domestico mi circonda di amichevole splendore, una comoda poltrona accarezza le mie membra, il liquore divino brilla deliziosamente in una caraffa di cristallo lavorato e, nel marmo oscuro di un alto camino, molto alto, appare questa iscrizione: “Dio castighi gli usurai!”&lt;br /&gt;Per disgrazia tutta la mia ricchezza è lì, nella città dei miraggi; la mia stufa ha l’abitudine di arrossarsi più per l’ossido che non per le fiamme e l’iscrizione del mio disprezzo non è scritta in lettere d’oro nello splendido marmo di un camino, piuttosto nella carne dolorante del mio cuore … e ogni notte la mia preghiera porta a Dio il grido del mio cocente odio – Dio castighi gli usurai!”&lt;br /&gt;Il castigo ovviamente non si fa attendere. Un giovane propone all’esoso Joshua Gullick di estinguere il suo debito con un anello molto particolare. Lo strozzino accetta e si pone l’anello al dito della mano destra. Tutto sembra andare come sempre, ma di repente la mano destra incomincia, per suo conto, a gettare nel fuoco cambiali e pagherò a estinguere debiti e scrivere testamenti nei quali Gullick lascia ogni suo avere ai poveri della città. Inutilmente l’usuraio tenta di occultare con la sinistra la mano “invasata” dal magico anello, questa la ritorce animata da una forza soprannaturale, la sloga, la spezza e infine raccoglie una pistola per dare allo strozzino, redento suo malgrado, un’orribile morte. Quasi la stessa vicenda pare svilupparsi nel racconto: “Il quadro”. Vi si narra di Gryde l’usuraio: “cinquemila uomini furono con lui debitori. Fu la causa di dodici suicidi, nove crimini sensazionali, innumerevoli bancarotte, rovine e disastri finanziari”. Attraverso tali mirabolanti descrizioni, Jean Ray insinua nel lettore una riflessione sul “potere” che questi avidi usurai esercitano sul mondo e sulle persone, il potere di controllare destini e vite che ubriaca tanto quanto quello di possedere del denaro, denaro che comunque costoro non spendono, occupati come sono a rotolarsi nel brago della loro stessa diabolica possessione. Il povero Warton, artista di belle speranze, regala a Gryde un quadro non terminato, in cambio di un terzo delle sterline di cui è debitore con lo strozzino. Si impegna inoltre a pagargli le restanti in quantità di dieci ogni mese, nonchè a terminare il quadro e a dargli un titolo. Il quadro rappresenta un bellissimo giovane, ritratto adagiato su di una nube rosata. Ma Warton non può pagare, così Gryde fa confiscare tutti i suoi beni. Il giovane allora si suicida insieme alla madre malata e lascia un biglietto per Gryde: “Le promisi di dare un titolo al quadro – lo chiami “Vendetta”- Per quanto invece riguarda il terminarlo, stia sicuro che manterrò la parola”. Ogni giorno il quadro si arricchisce di particolari da solo, come toccato da una mano invisibile, fin quando il giovane non esce dal quadro stesso per afferrare un pugnale. Ognuno completi il finale con l’ausilio della propria immaginazione. Saki è tanto cinico e beffardamente sottile con i suoi personaggi, quanto Jean Ray è brutale, pirotecnico e diretto con i suoi usurai, ma la sostanza è la stessa. Tutti e due si compiacciono, come implacabili Demiurghi, di torturare noi lettori con le sadiche nequizie operate dall’avidità delle loro creature e di torturare le suddette creature con soprannaturali, assurdi castighi. Poco importa che gli usurai di Jean Ray siano ricordi di vicissitudini più o meno vissute dal loro istrionico creatore, l’effetto è sempre lo stesso, ma insinua in noi un dubbio di tipo etico. Quanto c’è di noi in quei tristi, invasati personaggi? Personaggi che Erasmo da Rotterdam stesso non avrebbe potuto ritrarre meglio nei suoi “Dialoghi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano D’Anza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;La Biblioteca di Babele, a cura di J.L. Borges: “Saki”- Franco Maria Ricci ed. 1992&lt;br /&gt;Saki: “L’insopportabile Bassington e altri racconti” Ed. Einaudi 1982&lt;br /&gt;Jean Ray: “Les contes du Whisky” ed. Spagnola in “Obras Escogidas” ed. Acervo, Barcellona 1966&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-8678270806198842709?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/8678270806198842709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/04/lavidita-trionfata-ovvero-la-tirchieria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/8678270806198842709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/8678270806198842709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/04/lavidita-trionfata-ovvero-la-tirchieria.html' title='“L’Avidità Trionfata”. Ovvero La Tirchieria nei racconti di Jean Ray e Saki'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-OO6BpWzYy8Q/TaXz35hwKSI/AAAAAAAAAQY/-ORp0-Pji3o/s72-c/saki-1.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-6020297974273665455</id><published>2011-04-11T06:38:00.000-07:00</published><updated>2011-04-11T06:59:17.124-07:00</updated><title type='text'>"Green Snake": Il cinema Fantastico di Tsui Hark</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Vqy2rTdpBcs/TaMB_SvE9UI/AAAAAAAAAQI/WF02YX7D74Q/s1600/417px-Greensnakemov.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="222" src="http://3.bp.blogspot.com/-Vqy2rTdpBcs/TaMB_SvE9UI/AAAAAAAAAQI/WF02YX7D74Q/s320/417px-Greensnakemov.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quando John Keats scrisse il suo bel poema “Lamia”, nel 1819, aveva in mente alcuni temi ben specifici. Riprendeva la famosa leggenda riportata da Flavio Filostrato nel suo “Vita di Apollonio di Tiana”, affascinante figura di profeta “pagano”, quasi in opposizione al Nazareno dei cristiani ed al famoso episodio durante il quale il mago greco Apollonio libera uno dei suoi discepoli dalla nefasta influenza di una Lamia, una creatura metà donna e metà serpente, dedita al cannibalismo a votata alla perdizione di uomini giovani e nel pieno del loro vigore. Keats mondò la leggenda greca di tutte le sue componenti “orrifiche”, presentando una Lamia che è più dea che “spauracchio” o orchessa, come la “Vita” di Filostrato sembra mostrarcela, innocentemente innamorata di un mortale e per il quale Essa è disposta a scendere dal suo Iperuranio per incarnarsi nel perituro mondo dei mortali. Nel poema di Keats i ruoli sono rovesciati rispetto alla leggenda. Lycio è un personaggio tormentato e debole di fronte alla possanza di questo amore divino, Lamia una figura tragica e immortale, tipicamente romantica, mentre Apollonio perde i tratti taumaturgici della Leggenda per acquistare quelli del censore prosaico e puritano che condanna l’amore in nome del buonsenso e delle regole sociali. Keats aveva in mente la caducità della bellezza, la sua ispirazione divina e illuminante destinata al crepuscolo ed all’offuscamento, come sarebbe terminata la sua giovane e precoce vita, tutti questi temi ed altri ancora si trovano nella meravigliosa riduzione cinematografica di Tsui Hark. Le vicissitudini attuali del merchandising cinematografico ci hanno letteralmente invaso di visioni dell’estremo Oriente, facendoci forse illusoriamente credere che tale boom intervenga a colmare una crisi oramai endemica di idee all’interno del cinema Hollywoodiano. Ma si tende a dimenticare che il cinema di genere fantastico estremo-orientale era attivo e foriero di ispirazione per i cineasti statunitensi  (e vice-versa) già dagli anni ottanta e con risultati tutt’altro che mediocri. Fu lo spassoso "Mr Vampire" del 1985 e per la regia di Geung Si Sin Sang a riuscire dove non era riuscito il "Fearless Vampire Killers" del 1967 di Roman Polanski, ovvero in quella miscela di Humor, atmosfere horror-fantasy e commedia che solo un buon regista e degli attori versatili riescono a raggiungere e, al contrario, fu proprio Tsui Hark a ispirare con il suo spettacolare "Zu: Warriors from the Magic Mountain" del 1983 il flop cinematografico (flop per colpa dei gusti statunitensi non ancora pronti per il cinema di Hong Kong e non per il film che rimane a tutt’oggi un “cult” ottimamente concepito)  di John Carpenter. Tsui Hark è regista imaginifico, fortemente ispirato e incline a scenografie grandiose, combattimenti spettacolari e effetti speciali mirabolanti, il tutto condito da un’atmosfera onirica e rarefatta che neppure le ultime magniloquenti creazioni di Zhang Ymou (Hero, Forbidden City) riescono a surclassare. In Green Snake troviamo tutto questo, mentre la sceneggiatura della scrittrice cinese Lillian Lee (che ha sceneggiato anche il discusso “Farewell my concubine” di Chen Kaige), confeziona per noi una storia che è incubo sensuale e delirio fantastico, dove confluiscono tutti i temi ambigui e affascinanti che formano da sempre la mitologia occidentale del serpente. Il pretesto lo fornisce un racconto popolare cinese: “The White snake” al quale la Lee si ispira, per rovesciare subito i ruoli ed affidare il ruolo principale alla “Lamia” stessa, Xiaoqing, o meglio, a una delle due Lamie sorelle. La Lee e Tsui Hark fanno però perno sull’immaginario occidentale quando concepiscono "Green Snake" (1993) piuttosto che sulla leggenda Cino-Indiana delle “Nagini”, donne-serpente di origine semidivina e dotate di sovrannaturali poteri di seduzione. Due “Nagini” si installano in una città umana alla ricerca dell’amore perfetto, proprio come nella “Lamia” di Keats ed esattamente come nel poema l’Apollonio orientale non tarda a tagliare loro la strada, nella figura di un monaco bacchettone e dotato di spaventosi poteri mistici, simbolo della ragione che “taglia e separa” nella più pura tradizione Junghiana. Contrariamente al poema di Keats, nel film di Tsui Hark le Lamie sono una rappresentazione della sensualità pura e libera, contrapposta alla moralità astringente, dogmatica ed autoritaria. Le “Nagini” squadernano davanti ai nostri occhi affascinati trasformazioni impossibili, feste per i sensi e per la vista, fiori di loto che si illuminano come lampade nella notte della città, veli che si attorcigliano su sé stessi fino a formare figure indefinibili, giochi d’acqua e di serpenti immensi che si mutano in languide fanciulle scendendo da tetti spioventi. La scena nella quale il fortunato e stolido oggetto delle attenzioni della Nagini, il nostro Lycio cinese, assiste alla prima trasformazione delle dee in una tinozza d’acqua, ripropone ai nostri sensi increduli la leggenda medievale di Melusina, donna fatata metà serpente d’acqua e metà vogliosa fanciulla, rappresentazione perfetta ai nostri occhi occidentali della sensualità femminile vista come pericolosa e ambigua, legata alle acque, elemento mobile in continua metamorfosi, che a volte assume i tratti della fascinazione mortale, mentre la scena di “tentazione” del Monaco nel paese dei Nagas, creature ibride e lussuriose è degna delle “Tentazioni di Sant’Antonio” di Hyeronymus Bosch per potenza plastica e visionaria. Ma dove Tsui Hark dà il meglio di sé è nelle scene del più puro cinema “Wu Xia” (traducibile come il nostro “Cappa e spada”); Immense colonne d’acqua evocate dalle Nagini si abbattono sulle montagne volanti evocate dal Monaco, guerrieri superumani si scontrano con Gru divine dotate di poteri immensi, mentre sempre un agguerrito monaco insegue gli spiriti dei boschi con sigilli fiammeggianti e spade soprannaturali, non facendoci  per nulla rimpiangere i fasti di “A chinese Ghost story” di Ching Siu Tung. Ultima fatica di Tsui Hark, un film che ha necessitato di 7 anni di lavorazione ed è infine uscito nel 2010: “Detective Dee and the Mystery of the Phantom Phlame”, un Wuxia-Mystery dove, purtroppo o per fortuna ai fini della trama, l’unico elemento sovrannaturale è costituito dall’abilità e dall’astuzia dei protagonisti, anche questo da non perdere …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano D’Anza&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-6020297974273665455?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.moria.co.nz/' title='&quot;Green Snake&quot;: Il cinema Fantastico di Tsui Hark'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/6020297974273665455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/04/green-snake-il-cinema-fantastico-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6020297974273665455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6020297974273665455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/04/green-snake-il-cinema-fantastico-di.html' title='&quot;Green Snake&quot;: Il cinema Fantastico di Tsui Hark'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Vqy2rTdpBcs/TaMB_SvE9UI/AAAAAAAAAQI/WF02YX7D74Q/s72-c/417px-Greensnakemov.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-7807358732444074525</id><published>2011-03-01T09:42:00.000-08:00</published><updated>2011-03-01T09:42:22.743-08:00</updated><title type='text'>Esoterismo e "Secondary World" al femminile</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3oSZCLf700U/TW0sI0__fWI/AAAAAAAAAOw/X416Ino0Gbk/s1600/04028.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="249" width="187" src="http://2.bp.blogspot.com/-3oSZCLf700U/TW0sI0__fWI/AAAAAAAAAOw/X416Ino0Gbk/s320/04028.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando parliamo di “Secondary World” non possiamo che pensare a J.R.R. Tolkien e alla nascita del genere Letterario comunemente denominato “Fantasy”, ma i due fenomeni sono ben più complessi, talmente tanto complessi che sarebbe semplicistico voler attribuire loro una sola origine, per quanto eminente. Anzitutto dovremmo riflettere sulle origini fenomenologiche del termine “Secondary World”. Seguendo passo passo le indicazioni che Tolkien lasciò nel suo meraviglioso saggio sulla Fiaba “Tree and Leaf”, si dovrebbe intendere il termine “Mondo Secondario” come una creazione “Demiurgica” di genere filologico e letterario, tesa all’incorporazione di elementi fiabeschi all’interno di una cornice cosmologica e cosmogonica “Altra” rispetto al Mondo “concreto” che conosciamo, una operazione, per intenderci di “anti-realismo” par- excellence. L’operazione andrebbe inquadrata all’interno della poetica Tolkeniana, tutta orientata alla creazione di universi “allegorici” dove i protagonisti “fiabeschi” non incarnino tipi sociali e non sono drammatizzazioni di vizi e di virtù, ma “Archetipi” o “Simboli” sacri tipizzati in caratteri. L’obbiettivo di Tolkien era quello di creare di una nuova letteratura epica per i tempi moderni e per farlo si rendeva ben conto del fatto che la Fiaba o il racconto di Fate avesse oramai perso la caratteristica “normativa” e “Metafisica” all’interno di Mondo e di una Realtà che aveva conosciuto due Rivoluzioni Industriali e una Guerra Mondiale. Nel Mondo che Tolkien aveva visto la Fiaba poteva trovare posto soltanto all’interno di un altro “Universo” in tutto simile al nostro, eppure radicalmente diverso, mosso da leggi; linguistiche, sociali, normative, simili alle nostre ma differenti, più emblematiche, più “archetipiche” oppure, per usare il linguaggio del mistico “più Vere”.  Naturalmente si fa risalire l’origine di questa idea agli esperimenti stilistici di Lord Dunsany, con le sue visioni del Sogno come Mondo “Altro” nonchè ai meravigliosi affreschi tardo-medievali di William Morris, all’interno della sua concezione complessiva di un Socialismo utopistico e “Magico” che reclamava la sua eredità in un Medioevo corporativista e più “umano” rispetto all’economia industriale aggressiva e snaturante della seconda Rivoluzione Industriale, ma le origini “reali” di questa affascinante teoria letteraria vanno cercate più a fondo e proprio all’interno di quel magma pulsante e sotterraneo che è la Letteratura “esoterica” oppure, in termini più moderni “Occultistica”. Esiste un filone del “Secondary World” al femminile, altrettanto vivo e eminente, anche se basato su premesse meno “filologiche” rispetto a quello che potremmo definire di tipo “Dunsaniano-Tolkeniano”, ma non per questo dotate di meno cogenza e che prende le sue origini proprio dalla Letteratura esoterica di inizi novecento, e in molti casi, lo dichiara apertamente così come dichiara apertamente le sue fonti. Adesso si tende a far derivare questo filone “al femminile” direttamente dalla tradizione Tolkeniana, ma quello che vorrei dimostrare in questo breve articolo è che le due teorie si svilupparono insieme, solo che una ha acquistato rapidamente successo e approvazione, mentre le origini dell’altra rimasero all’oscuro e furono rapidamente dimenticate. Potrà apparire come l’ennesima “Teoria del Complotto” ma ci sono alcuni fatti a parlare, che il critico non può ignorare, unitamente al fatto rilevante che se non sia possibile completamente all’interno del filone cosiddetto “maschile” rilevare certe fonti, non è stato così per il filone “femminile”. Se seguiamo passo passo le intelligenti e acute riflessioni del Professor Antoine Faivre della Sorbonne, la storia dell’Esoterismo Occidentale ha origini molto antiche. “Nasce” nell’Alessandria del secondo secolo Dopo Cristo con gli Gnostici, si sviluppa durante il Medioevo con la scuola di Chartres, raggiunge il Rinascimento con personalità come Tritemio, Agrippa di Nettesheim, Giordano Bruno, si trasforma con la Teodicea seicentesca di Jacob Boheme, si completa nel settecento con le visioni cosmogoniche di Emanuel Swedenborg per poi, dopo il Romanticismo, subire una revisione completa a principio del Ventesimo secolo.  Fautore di questa “renovatio” epistemologica fu Renè Guènon, illustre pensatore francese definito da Antoine Faivre come “Il Cartesio dell’Esoterismo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-l8wCxalzSr8/TW0sguySk7I/AAAAAAAAAO4/PL3JxChseNg/s1600/Ren%25C3%25A9%2BGu%25C3%25A9non%2B1.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="296" width="199" src="http://4.bp.blogspot.com/-l8wCxalzSr8/TW0sguySk7I/AAAAAAAAAO4/PL3JxChseNg/s320/Ren%25C3%25A9%2BGu%25C3%25A9non%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La biografia personale di Renè Guènon è troppo ampia e troppo complessa per poterla riassumere in poche righe ci basti qui sapere che il Nostro, dopo un lungo periodo trascorso nella neo-nata Chiesa Gnostica francese,  (conventicola esoterica che poteva contare anche con nomi illustri) con il nome di “Abbè Palingenius”, fu successivamente affiliato alla Massoneria per poi, al termine di un lungo “Iter” personale, farsi Musulmano di confessione sufista e trascorrere i suoi ultimi anni in Egitto. Della sua biografia personale ripeto, che fu ricca e complessa, poco ci importa ai fini di questo articolo, ciò che sì ci importa è conoscere nel dettaglio i “principi” dell’Esoterismo secondo Renè Guènon, in quanto sarà su questi principi che si atterrà la Massoneria cosiddetta “magica” di inizi del ‘900. Renè Guènon leggeva la Storia del mondo secondo i “Grandi cicli” o “Manvantaras” Hindu, periodi circolari o “Ere” (Yugas) destinati a concludersi in maniera violenta per poi dare vita a un “Mondo Nuovo”. Secondo i suoi personali calcoli esoterici, basati in gran parte su di una tecnica chiamata “Archeometrìa” ideata dall’Occultista Saint Yves D’Alveydre,  il nostro attuale (attuale nel 1900 e ben lungi dall’essere ancora terminato) corrisponderebbe al Kali-Yuga, lo Yuga della Dea Kali, divinità della Morte e della distruzione. Sarebbe un periodo caratterizzato dalla perdita totale di tutto ciò che è Sacro o metafisico in nome del più spudorato materialismo e arrivismo, ma a un esame più attento, la psicologia di Renè Guènon si avvicina molto a quella di una vocazione ecclesiastica di tipo “eterodosso” (speculare alle inquietudini di quell’altro Mago francese che fu Eliphas Lèvi Zaed), dunque ciò che più spaventava Guènon era principalmente il “laicismo” diffuso nella sua epoca e oramai onnipresente nella nostra. Nel definire i principi della sua “Science Sacrèe” da contrapporre alla “Science Profàne” imperante, notiamo in Guènon una preponderanza di simboli solari, a detta sua, da “integrare” e “assimilare” al fine di sopravvivere e prevalere alla miseria dei tempi attuali; La Croce (simbolo, dell’”Axis Mundi” o “Centro del Mondo”), la Montagna (il Mongibello di Artù, il Monsalvat del Graal, il Monte Meru degli Hindu), L’Omphalos Mundi (l’Ombelico del Mondo o “Agartha” di cui già si conoscevano i resoconti mistico-visionari di Saint Yves D’Alveydre e Ferdinand Ossendowsky). Ciò che era pericoloso era il fiorire di quelli che Guènon chiamava “Simboli dell’inversione” e che Gilbert Durand definirà meno criticamente “Simboli catabatici o ctonii” ovvero simboli femminili quali il “Calderone dei Morti” della Mitologia celtica (versione forse più antica del Graal), la caverna oscura, il Drago Tiamat etc. Non che Guènon non li considerasse, ma sempre in senso “Iniziatico” ovvero come prova (leggi maschile) da superare allo scopo di raggiungere uno dei “multiples etats de l’Etre”. In fondo questo sarebbe uno Yuga caratterizzato dalla presenza di una divinità femminile distruttrice e assetata di sangue, Kali appunto nella sua forma di Durga ovvero, mangiatrice di uomini che cavalca una tigre, logico che nel suo sistema simbolico ogni tipo di immagine riportante al Femminile andasse interpretato con sospetto. Ma questo tipo di ermeneutica simbolica è interessante anche in quanto il suo ideatore è pronto all’assimilazione del femminile con il concetto di “Progresso” tecnologico e laico, che Guènon vede come la radice di tutti i mali di questo Yuga. Và detto per inciso che l’idea non appartiene completamente a lui. Già nel 1800 il filosofo, archeologo dilettante e pensatore Johann Jacob Bachofen aveva ipotizzato nel suo “Das Mutterhecht” (“Il Diritto Materno”) l’esistenza di una “Società Matriarcale” preistorica da contrapporsi alla Civiltà “Solare e Olimpica” successiva, mentre Nietzsche, si era schierato direttamente con l’azione disgregatrice di Dioniso, divinità ctonia e androgina, in opposizione  alla “debole e imbelle società “solare” e razionale di Apollo, a dimostrazione del fatto che ciò che Guènon aveva ipotizzato non era che una sintesi, anche se brillante, di idee e concezioni che gravitavano in Europa da già quasi un secolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ehWR9lMluDs/TW0sylPFRWI/AAAAAAAAAPA/YsD1VEW-y4g/s1600/Blavatsky.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="278" src="http://3.bp.blogspot.com/-ehWR9lMluDs/TW0sylPFRWI/AAAAAAAAAPA/YsD1VEW-y4g/s320/Blavatsky.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;. Spostiamoci adesso nell’Inghilterra di principio del secolo ventesimo, teatro di tutto un altro genere di idee e concezioni. Helena Petrovna Blavatsky sbarca a Londra con i suo carico di visioni e la sua “Secret Doctrine” praticamente già formata. Ella Parla di Ere progressive del Mondo, di “Cicli di Evoluzione” molto simili a quelli di Guènon e di Saint Yves D’Alveydre, afferma anzi di aver comunicato in prima persona con i “Superiori Sconosciuti” che dominano e hanno dominato Agharti. Afferma che in principio il nostro pianeta era governato da razze “meno corporee” e “materiali” della nostra, in particolare “una” razza molto simile, nella forma, a Meduse gigantesche e straordinariamente intelligenti, insegna l’esistenza di un’altra dimensione più sottile chiamata “Akashic plane”, insegna la tecnica della visione autoindotta e del sogno lucido, tesa alla creazione di “un corpo sottile di gloria” mediante il quale è possibile accedere in dimensioni che non sopporterebbero né il nostro peso né la nostra materialità e chiamerà questa tecnica “Astral Wandering” o “Vagabondaggio astrale”. Che fu una ciarlatana e un’avventuriera adesso pare fuori di dubbio, ma che la sua dottrina “Occulta” conservasse aspetti “Tradizionali” autentici, mutuati da certe forme di gnosticismo orientale e da taluni aspetti pregnanti dell’Hinduismo ciò è altrettanto indubitabile. Per quanto invece riguarda la Letteratura Fantastica successiva, la sua influenza fu, a dir poco, enorme. Le sue meduse primigenie influenzarono sia gli organismi alieni della “Guerra dei Mondi” di Herbert George Wells, sia la “Great Race of Yith” di H.P.Lovecraft, passando per gli “Organismi Pre-umani” di Arthur Machen per citarne solo alcuni, ma è sulla Dottrina del “Piano Akashico” che bisognerà soffermarsi. L’idea di un mondo “Sottile e Archetipico” uguale al nostro nella forma, ma diverso nella sostanza proviene dallo gnosticismo persiano, che definiva tale “Piano” una vera e propria “Terra” a sé stante chiamata “Terra di Hurqaliya” o “Mondo delle Intelligenze Immaginali”, la cui visitazione sarebbe possibile solo durante particolari “Stati di Grazia” provenienti da una pratica di intensa concentrazione e meditazione. La Massoneria francese sette-ottocentesca doveva conoscere questo concetto in quanto ritroviamo visioni pressochè identiche nelle “Fils Du feu” di Gerard de Nerval. In una delle sue visioni poetiche più ispirate, Nerval si ritrova proiettato, dopo un’esperienza di “Sogno lucido” in una città arroccata abitata da venerandi Signori ammantati in vesti bianche e dotati di una dignità quieta e solenne dovuta a una saggezza ultraterrena, in tutto e per tutto simili sia ai “Santi Archetipi angelici” dello gnosticismo persiano, sia ai successivi “Superiori Sconosciuti” della Blavatsky. Forse fu per questo che Guènon si scagliò senza riserve contro le dottrine teosofiche, da lui considerate come “Anti-tradizionali” e “Anti-iniziatiche”, in quanto tolta l’ossessiva reiterazione di pratiche come il “Vagabondaggio astrale”, pratica che anche alcuni adepti della successiva “Golden Dawn” rigettarono in quanto statica e monotematica, non si spiegherebbe altrimenti la ragione per la quale Guènon si accanì con tanta acrimonia contro le dottrine dell’avventuriera russa. Dobbiamo invece pensare che alcuni elementi dottrinari fossero conosciuti universalmente dalla Massoneria europea e anche Russa, ma fossero dominio degli “Inner circles”, ovvero dei Gradi iniziatici più alti, e che la Blavatsky si sia resa appunto colpevole di aver rivelato pubblicamente tali contenuti “segreti”. Fatto sta che l’”Akashic Plane” ebbe una fortuna praticamente immediata all’interno degli ambienti femministi dell’epoca. Il motivo per il quale la segretaria personale della Blavatsky, Annie Besant, fu anche alla testa del movimento femminista, o Violet Mary Firth (in arte Dion Fortune) continuò a predicare la sua “Dimensione Magica” della Donna o l’attivissima Sylvia Townsend Warner non disgiunse mai la sua attività di scrittrice femminista dalle sue personali e elaborate teorie occultistiche, va forse ricercata all’interno di una lunga tradizione letteraria attraverso la quale la Donna-scrittrice giunse a ritrovare il suo “Spazio letterario e immaginifico” personale. Dal Castello come spazio chiuso e “Luogo del Rimosso” della Radcliffe, fino al Mondo fantasmatico come luogo del “Rimpianto Eterno” di Emili Bronte, la Letteratura Femminile anglosassone è andata coscientemente alla ricerca di un Mondo che fosse “Altro” rispetto a quello maschile e che conservasse appieno tutta la sua coerenza e la sua originalità e il caso volle che dovesse la ritrovarla immutata e perfettamente descritta nel sottile e umbratile “Akashic plane” della Blavatsky. Per capire meglio le connessioni e le sfumature sarà forse utile citare a esempio l’opera Fantastica della grande scrittrice, ancora a torto considerata “minore”, Sylvia Townsend Warner.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-c-dIYf0Vkws/TW0uMx96PKI/AAAAAAAAAPY/UHBmdi1RRaE/s1600/townsendwarner460.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="209" width="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-c-dIYf0Vkws/TW0uMx96PKI/AAAAAAAAAPY/UHBmdi1RRaE/s320/townsendwarner460.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La Warner dovette combattere tutta la sua vita per affermarsi in quanto scrittrice, sia per difendere, di fronte a una società ancora fortemente intrisa di “Tabù” Vittoriani la sua relazione omosessuale con la poetessa Valentine Ackland, la sua compagna di sempre. Parte di questa sua lotta si riflette nel Romanzo “Lolly Willowes or the loving huntsman” (Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore), definito unanimemente dalla critica come “Un Romanzo delizioso”. Vi si narrano le peripezie di una donna mite e intelligente, Laura Willowes (chiamata affettuosamente con il diminutivo Lolly dai suoi parenti), sradicata dalla sua casa avita, privata della sua rendita dai parenti più prossimi “per meglio salvaguardare i suoi interessi” e costretta a una esistenza anonima e poco gratificante, fin quando non decide di trasferirsi, da sola e con quanto rimane della sua rendita, in un paesino sperduto dell’Inghilterra rurale, trovato per caso con un atto di “Magia spontanea”. In quel villaggio Lolly farà conoscenza con una personalità affascinante e oscura, sempre e solo intravista fino alla fine, che si farà riconoscere come sua Maestà Lucifero in persona, nella sua versione “benevola” di pietoso cacciatore alla ricerca della sua bisognosa preda e, grazie a Lui, troverà quell’indipendenza di Vita e di pensiero della quale era disperatamente alla ricerca. La descrizione dell’ermetica comunità rurale con la quale Lolly entra inizialmente a contatto è particolare e degna di nota e andrà qui riportata parzialmente: “… Del resto Great Mop non era un Paese di gente socievole, almeno rispetto ai Paesi che Laura aveva conosciuto da bambina. Mai una visitina improvvisata, mai confidenze da una parte all’altra dello steccato, mai che qualcuno indugiasse nel negozi o davanti alla Chiesa. Era raro che dal Bar de “L’Agnello Pasquale” si sentissero delle risate. Un paio di volte Laura, passandoci di fronte, aveva guardato dentro e aveva visto i clienti seduti in silenzio, ciascuno con aria assorta davanti al suo boccale. Persino i campanari, terminata la loro esecuzione, si salutavano a malapena e se ne andavano in silenzio ognuno per la sua strada. Laura non aveva mai incontrato gente di campagna che si comportasse in quel modo, né aveva mai visto un paese che facesse tanto tardi la sera. Nelle case le luci restavano accese fino all’una o alle due di notte, e a volte le era capitato di venir svegliata anche più tardi dalle voci che risuonavano sotto la sua stanza…” Si scoprirà poi che la ragione del riserbo sta nel fatto che Lolly ancora non è stata “iniziata”, ma nel riserbo dei paesani è possibile scorgere ben più di un’eco alla silenziosa attività dei tranquilli vegliardi di Gerard de Nerval. Il fatto poi che gran parte delle attività dei paesani sia di tipo notturno trova riscontro sempre nella versione di Nerval, solo che lì si trattava di un Crepuscolo, condizione “umbratile” e liminare necessaria alla visione mistica, mentre nella Warner il “Notturno” assume più chiaramente una valenza antitetica rispetto alla polarità “Solare-maschile”. Il pesino di Great Mop si rivela ovviamente per essere abitato da una conventicola di Streghe e Stregoni di un tipo molto particolare, ma per la protagonista assume direttamente l’aspetto di un Paradiso Terrestre “al femminile”, dove è possibile riconoscere addirittura una figura che ricorda molto l’ “Adam Qadmon” (“Adamo originario” in linguaggio cabalistico) nel personaggio di Mister Saunter: “Tornando a casa, Laura si era domandata a che animale somigliasse Mr Saunter. Alla fine aveva deciso che non somigliava a nient’altro che a un uomo. Fino a quel momento aveva rifiutato il detto che l’uomo è l’opera più nobile della natura, ma la mezz’ora passata con Mr Saunter le aveva dimostrato che era veritiero. Così doveva essere apparso l’opera più nobile della natura Adamo, quando camminava tra gli animali, unico guardiano del giardino, integro, con tutte le sue costole e il suo equilibrio non ancora turbato da Eva. Laura aveva frainteso quel detto solo perchè non le era mai capitato di inacontrare un uomo. Forse, come le altre opere nobili, l’uomo è una raità. Forse ce n’è solo uno per volta: prima Adamo, adesso Mr Saunter. Se le cose stavano così, era stata fortunata a incontrarlo. Anche quello era un risultato del suo trasferimento a Great Mop”. Mr Saunter come Adamo dunque, figura nobile di uomo al quale nulla appartiene, a differenza del nipote di Lolly, che sotto la sua apparente amichevolezza (è stato l’unico a difendere le scelte della Zia contro la sua stessa Famiglia) concepisce il luogo come un “possesso”: “Vorrei poterle accarezzare, e seguì con la mano il profilo rotondo delle colline inciso da rotondi boschi di faggi. A queste parole Laura si sentì percorrere da un brivido freddo, e distolse lo sguardo dal paesaggio che amava così gelosamente. Titus non avrebbe mai potuto parlare in quel modo se non lo avesse amato a sua volta; ma per quanto potesse amarlo con tutto il profondo amore dei Willowes per gli spettacoli e gli odori della campagna, per quanto non avesse mai amato in modo così intimo e sobrio, quel suo amore non poteva che farle orrore. Apparteneva a un’altra specie: era rassicurante, maneggevole, era un appetito ragionevole e positivo; un amore possessivo e mascolino. Il fatto che lui potesse amare quei posti così bene ed esprimere il suo sentimento con tanta facilità quasi la estraniava  da Great Mop. Titus amava la campagna come se fosse un corpo ...”. Naturalmente il Diavolo ci metterà lo zampino, per così dire, contribuendo a che Titus si innamori e se ne vada finalmente da Great Mop. Risulta peraltro interessante leggere il discorso finale che fa sua Maestà Lucifero, quando alla fine, rivelatosi a Lolly sotto le spoglie di un “innocuo” giardiniere e incarnando così la sua antica figura di “Serpente” dell’Eden viene da questa interrogato, chiarificando così al lettore cosa voglia dire essere Satana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-phwp0_as1yQ/TW0vGvfcRnI/AAAAAAAAAPg/G8nVOsBzV78/s1600/764832.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="220" width="140" src="http://2.bp.blogspot.com/-phwp0_as1yQ/TW0vGvfcRnI/AAAAAAAAAPg/G8nVOsBzV78/s320/764832.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Si comincia con una interessante riflessione di Lolly su cosa sia invece una vera strega: “Non si diventa streghe per fare del male a questo o a quello, e nemmeno per fargli del bene come dame di carità a cavallo di una scopa. E’ proprio per sfuggire a tutto questo ... per avere una vita propria e non un’esistenza elemosinata dagli altri: scarti caritatevoli dei pensieri altrui, tanti grammi di pane di vita rafferma al giorno – il vitto quotidiano del pio albergo è scientificamente calibrato in modo da garantire la sopravvivenza. Quanto alle streghe che sanno esprimersi solo per mezzo di spilloni e talami isteriliti, sono la conseguenza delle vite deprimenti che hanno avuto. Pensa a Miss Carloe! La tipica strega, direbbe la gente. In verità è la tipica zitella tanto a posto che si è logorata a furia di rendersi utilea chi non aveva bisogno di lei. Se te la fossi presa quando era più giovane, non si sarebbe mai ridotta così”. Discorso irreprensibile, ma sua Satanica maestà vi riconosce, con saggezza “infernale” direbbe Blake, solo una sorta di larvata “Captatio Benevolentiae” da neo-adepta che sottende alle universali leggi dell’attrazione e del desiderio e si limita benevolmente a rispondere: “...Non cercare di avermi per te Laura. Tu non sei la mia unica conquista, e io non sono un padrone umano che fa favoritismi tra i suoi servitori. Siete tutte anime che cadono nella mia rete, nient’altro”. In questa salomonica massima, il Diavolo della Warner si rivela coevo al Satana che compare in un’altro romanzo inglese del ‘900, dal titolo: “Monk’s Magic” scritto dal fantomatico Alexander de Comeau, “nome de plume” che sicuramente cela l’identità di qualche scrittore iniziato alla Massoneria e di cui ancora non si conosce nessun dato biografico rilevante. Il Diavolo di Comeau è anch’egli un Signore lungimirante e accorto che si chiama fuori dal delirio superstizioso nel quale da secoli è stato a torto coinvolto e si attiene a sani principi basati sulla razionalità e sul buonsenso, figura diabolica che si richiama a tutta quella letteratura tardo-ottocentesca che parte dalla “Rèvolte des Anges” di Anatole France, passando per l’”Inno a Satana” di Carducci e sfociando nelle decadenti “Litaniès de Satan” di Baudelaire. E’ interessante anche rilevare come questa figura del satana affascinante, razionale e progressista si trasformi e acquisti una fortuna pressochè immensa all’interno della letteratura fantastica femminile fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Il Great Mop della Warner è un prototipo di “Secondary World” con i suoi ritmi e le sue corrispondenze occulte, ma è nella sua serie incentrata sul Mondo Feèrico delle Fate e degli Elfi che il concetto si sviluppa e assume punte di vero e proprio virtuosismo. Le Fate della Warner vivono in innumerevoli Reami Occulti dai nomi evocativi di “Elfhame”, “Zuy” e “Walsham Borealis”, sono governati sempre da una Regina (società matriarcale) e non sono immortali, solo più longevi. Possono rendersi invisibili e tutti più o meno volano, ma in generali i Nobili delle Fate non lo fanno in quanto considerano “volgare” volare e sono composti da una sostanza più “sottile” della nostra, motivo per il quale i bimbi umani “scambiati” dalle Fate (“Changelings”), devono subire un’affascinante cerimonia di “trasformazione”: “Elfhame è pagano, quindi non pratica il battesimo. Tuttavia quando vi viene portato un bambino umano, si tiene una settimana di cerimonie e tutti i giorni una donnola affamata morde il collo al bambino, in modo da berne il sangue per tre minuti. La quantità di sangue bevuta da ogni donnola, che viene pesata prima e dopo, viene sostituita con una quantità equivalente di un distillato di rugiada, fuliggine e aconito. La trasfusione di icore non annulla la natura umana, - giacchè il distillato è soltanto un’approssimazione del sangue elfico, il quale contiene alcuni componenti impossibili da analizzare, inclusa, come si ritiene, l’aria magnetica, - nondimeno assicura una longevità considerevole, di solito fino a centocinquant’anni. Nel corso di quei sette giorni è possibile che il neonato soffra di gravi coliche, ma è raro che muoia”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-aCfDg42Rx-w/TW0vXaTnadI/AAAAAAAAAPo/k9w7LfMEPUI/s1600/reamielfi_fz1106.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="205" src="http://4.bp.blogspot.com/-aCfDg42Rx-w/TW0vXaTnadI/AAAAAAAAAPo/k9w7LfMEPUI/s320/reamielfi_fz1106.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Pare di leggere le indicazioni fornite da Paracelso sulla natura degli spiriti elementali in quella “aria magnetica”, o ancora i complessi preparativi che precedono l’esperimento di “Vagabondaggio astrale”, esperimenti tesi a “spiritualizzare” il più possibile ma materia “pesante” e il “gravame” delle sensazioni umani troppo pesante e massiccio per il Mondo “Altro”. Ma ciò che è più curioso notare in queste storie (circondate da una crepuscolare, a volte crudele bellezza) è che gli Elfi della Warner non hanno niente in comune con quelli di Tolkien, nessun atto cosmogonico sottende alla loro realtà, nessun “Fine” teleologico superiore. Le vicende elfiche toccano gli estremi della commedia e della tragedia e la Warner si compiace di narrare dei loro amori, delle loro piccole vendette  e delle loro bizzarrie con un animo scevro da qualsivoglia tentativo di inquadrare la loro esistenza in un “Piano Divino”, l’unico rispetto per la figura tradizionale delle Fate si nota nella loro natura di “Esseri a mezzo”, semi-divinità che alla caduta di Lucifero non si schierarono nè con gli Angeli fedeli nè con i Demoni, auto-relegandosi in una dimensione “sottile” e crepuscolare, che si può interpretare anche come un larvato riferimento alla condizione della Donna inglese nella società Vittoriana. L’eredità della Warner passa in America quasi nella sua interezza e lo fa attraverso l’opera di alcune scrittrici del Fantastico “Femminista” con premesse e conseguenze leggermente diverse, certo e sopratutto dovute all’inevitabile cambio epocale, ma sostanzialmente invariate nella forma e nelle suggestioni da “Elsewhere”. Uno fra tutti citeremo alguni passi da “Beginning place” (tradotto in italiano con “La Soglia”) della geniale scrittrice Ursula K. Le Guin, protagonista di una “renovatio” del genere Fantasy e fantascientifico operata con raro acume e sensibilità a cavallo del periodo ’80-’90. Anche in questo caso si narra una storia di repressione e liberazione attraverso la meraviglia e il sacrificio, partendo da una trascorsa condizione di insoddisfazione. E’ la storia di due giovani disadattati, Hugh e Irene, che magicamente accedono a un Altro Mondo dove il tempo pare sospeso, (condizione imprescindibile per un Elseworld), un mondo di pace crepuscolare e armonia, dotato di tutte le caratteristiche dell’”Elfhame” della Warner. Ma ben presto una minaccia oscura (l’unico omaggio fatto a Tolkien) si affaccia a turbare la felicità di questo Mondo e i due giovani si ritroveranno a dover lottare per ciò che per loro conta davvero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-jRXOl3fHVnY/TW0vpkk83II/AAAAAAAAAPw/Hi8LXfNQGHo/s1600/ursuka_narrowweb__300x431.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="222" src="http://2.bp.blogspot.com/-jRXOl3fHVnY/TW0vpkk83II/AAAAAAAAAPw/Hi8LXfNQGHo/s320/ursuka_narrowweb__300x431.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando Hugh trova per la prima volta l’accesso al “Secondary World” ritroviamo immutati gli accenti di meraviglia che abbiamo letto in “Lolly Willowes” durante i primi giorni di Laura a Great Mop: “L’odore familiare al quale non sapeva dare un nome era divenuto più intenso , e la sua mano l’aveva assorbito ...menta, ecco cos’era. Il tratto d’erba, sull’orlo dell’acqua, dove lui aveva appoggiato le mani, doveva essere menta selvatica. Staccò una foglia e la fiutò, poi l’addentò, immaginando che fosse dolce come una caramella alla menta. Era pungente, un pò pelosa, fredda e carica del sapore della terra. E’ un bel posto, pensò Hugh. E ci sono arrivato. Finalmente sono arrivato in qualche posto. Ce l’ho fatta”. Quando invece Irene scopre per casualità che qualcun’altro, uno sconosciuto (Hugh)ha trovato l’accesso e sopratutto che questo qualcuno è un uomo addormentato ignaro in un sacco a pelo, leggiamo nel suo sconforto e disappunto gli stessi pensieri di Lolly sull’equivoco amore di Titus per le colline, con accenti che raggiungono quasi l’aperto disgusto: “...e mentre vedeva la cosa mostruosa, comprese che cos’era, e scorse un sacco a pelo marrone, qualcuno in un sacco a pelo sull’erba, accanto ai cespugli. Ma la scossa era stata così violentache lei si lasciò cadere accosciata, donsolandosi leggermente, fino a quando riprese il fiato e il biancore abbandonò i limiti della sua visuale. Poi, cautamente, si alzò di nuovo e scrutò attraverso l’orlo erboso del greto. Poteva dire soltanto che il sacco a pelo era immobile. Se avesse mosso un altro passo, in quel punto, avrebbe calpestato la sabbia soffice e vi avrebbe lasciato un’orma. Si ritrasse sulla pietra sporgente, poi passò sull’erba, e girò dietro gli arbusti di Sambuco fino a quando potè vedere chiaramente l’intruso. Una bianca faccia pesante, resa inespressiva dal sonno, la bocca semiaperta, i capelli chiari indisordine, il lungo rilievo del sacco a pelo che sembrava un sacco di rifiuti, come sterco di cane sul suolo del suo luogo amatissimo, il terreno che lei aveva baciato, il suo paese” ... Irene conosce quel luogo, Tembreabrezi, già da prima di Hugh e nutre un’attrazione per il sindaco di questa Città “sottile” che molto ricorda quella di Nerval, attrazione rileviamo che molto somiglia a quella esrcitata dall’amoroso cacciatore su Lolly: “...Se almeno avesse potuto comprenderlo meglio! Doveva prendere sul serio ciò che diceva semi-beffardamente a proposito delle domande e delle risposte: Lui, e lei, e tutti quanti, lì, erano soggetti alle leggi del Luogo (n.d.c. come gi abitanti di Great Mop sono soggetti alle “Leggi” del Sabba), leggi assolute come la legge di gravità, altrettanto difficili da eludere, altrettanto difficili da spiegare. Le aveva detto, se pure Irene aveva ben compreso, che nessuno degli abitanti poteva lasciare la città: una legge o un potere lo impediva. Ma era possibile che lei, dato che poteva venire a Tembreabrezi, fosse anche in grado di lasciarla. O forse aveva inteso dire che, poichè proveniva dall’esterno di quella terra, era esente dalle sue leggi e non era tenuta a obbedire? Era questo che aveva inteso? Ma lei gli avrebbe obbedito. Lui era la sua legge. Se avesse potuto accontentarlo; se avesse scoperto ciò che voleva! Se lui avesse chiesto, in modo che lei potesse dare ...”. Naturalmente il Sindaco di Tembreabrezi si rivelerà un elemento chiave perchè Irene comprenda e sè stessa e il ruolo che Hugh deve esercitare insieme a lei per la salvezza dell’ “Elsewhere”, esattamente come L’amoroso Cacciatore di Lolly. Abbiamo citato un Opera (fra le tante bellissime) di Ursula K. Le Guin, ma avremmo potuto indicare come seguitrici ideali di questo filone molte altre ottime scrittrici statunitensi  della stessa generazione della Le Guin quali; Tanith Lee (alla quale ho dedicato un altro articolo), Marion Zimmer Bradley, Chelsea Quinn Yarbro, Janet Cheryl, tutte scrittrici impegnate a trovare un ruolo al femminismo nella dialettica del “Secondary World” e tutte autrici di altissimo livello. Mi auguro che questo breve intervento (molto altro ci sarebbe da scrivere) avrà in futuro per lo meno il merito di stimolare la ricerca e la critica letteraria su questo filone “umbratile” della Fantasy al femminile che è ancora estremamente bisognoso di venire compiutamente e esaustivamente illuminato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano D’Anza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;Sylvia Townsend Warner: “Lolly Willowes o L’Amoroso Cacciatore” Adelphi 1990&lt;br /&gt;Sylvia Townsend Warner: “Reami degli Elfi” Tre Editori 2006&lt;br /&gt;Ursula K Le guin: “La Soglia” Editrice Nord 1981&lt;br /&gt;Renè Guènon: “L’Errore dello Spiritismo” Luni 1991&lt;br /&gt;Helena Petrovna Blavatsky “La Dottrina segreta” Ed. Teosofiche italiane 2003 (oppure consultare la versione online in pdf)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-7807358732444074525?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/7807358732444074525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/03/esoterismo-e-secondary-world-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/7807358732444074525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/7807358732444074525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/03/esoterismo-e-secondary-world-al.html' title='Esoterismo e &quot;Secondary World&quot; al femminile'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-3oSZCLf700U/TW0sI0__fWI/AAAAAAAAAOw/X416Ino0Gbk/s72-c/04028.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-2368140913282369341</id><published>2011-02-13T12:19:00.000-08:00</published><updated>2011-02-13T12:23:28.621-08:00</updated><title type='text'>Tanith Lee, Femminismo, Magia e Weird-Fiction</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DbQlZOOUu-0/TVg9bqSRENI/AAAAAAAAAOE/CHoZlNRIe-o/s1600/tlee01.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="190" src="http://2.bp.blogspot.com/-DbQlZOOUu-0/TVg9bqSRENI/AAAAAAAAAOE/CHoZlNRIe-o/s320/tlee01.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanith Lee è una di quelle autrici che le nuove generazioni in Europa faranno molta fatica a conoscere. Costretti da scelte editoriali che definire limitate appare un eufemismo, i lettori europei sono ormai molto più abituati agli eleganti orrori della Rice e più ancora, agli intrallazzi liceali di Stephanie Meyer dimentichi, non per colpa loro, che molte di quelle intuizioni provengono da una fonte più oscura, più geniale e più ricca. Scrittrice inglese della scuola stilistica di Angela Carter e Sylvia Townsend Warner , Tanith Lee si è dedicata a diversi lavori quali assistente bibliotecaria, commessa e cameriera prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Il successo arriva con il suo romanzo d’esordio “Birthgrave”, dove confluiscono già i temi principali della sua narrativa futura. L’ambientazione appare all’inizio come uno scenario post-nucleare, dove la magia e la scienza appaiono intercambiabili ed entrambi dai poteri immensi, secondo una formula già felicemente adottata dal grande Poul Anderson. Vi si nota già un’attenzione filologica per popolazioni e città, ricalcate su civiltà antiche quali i popoli della steppa siberiana e le antiche città persiane. L’eroina, come tutte quelle successive di Tanith Lee, è marcata fin dall’inizio da un destino tragico, proveniente in gran parte dall’essere donna (il femminile in quanto “colpa”) e, per giunta, dotata di poteri misteriosi e devastanti. Si era a cavallo degli anni ottanta e alcune scrittrici di raro talento e originalità, quali Marion Zimmer Bradley e Ursula K. Le Guin  cercavano di trovare un posto per la donna nella “Heroic Fantasy” che non fosse solo quello di formose e indifese fanciulle “preda” del muscoloso barbaro di turno. L’intuizione originale fu della moglie del compianto Henry Kuttner, Catherine Lucille Moore, che con il suo ciclo di Jirel Delle lande di Joiry e in particolare con il suo bellissimo “Black Kiss”, introdusse nella Weird Fantasy il tema agghiacciante dello stupro visto da una donna, fornendo le tracce per tutto un filone di autrici successive. Nell’introduzione alla sua antologia “Women as Demons”, Tanith Lee da prova, riflettendo sul ruolo “oscuro” della donna nel Fantasy, di raro equilibrio e coerenza creativa, elemento che vediamo carente in altre scrittrici più “impegnate” quali Marion Zimmer Bradley: “Esistono molte teorie sul perché si abbia costruito una mitologia dell’Oscurità intorno al femminile, di corruzione e Soprannaturale. Tanto il sangue mestruale, quanto la capacità di “dare alla luce” del suo corpo, hanno fatto della Donna una creatura “pura” e “impura”, un essere umano ostacolato da leggi apparentemente irrevocabili, incatenato; pertanto un essere clandestino. Si muove alla bussola della musica primordiale, e per questo, chissà, che è posseduta da Poteri fondamentali e da capricci”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TzzJhCg9pcs/TVg7c0b1TbI/AAAAAAAAANc/8oOASPyFhEE/s1600/Tanith-Lee-006.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="192" width="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-TzzJhCg9pcs/TVg7c0b1TbI/AAAAAAAAANc/8oOASPyFhEE/s320/Tanith-Lee-006.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le protagoniste femminili di Tanith Lee seguono perfettamente questo profilo, maghe loro malgrado, dotate di poteri inquietanti e capricciosi, spesso non per loro scelta, oppure spiriti disincarnati, espressioni di una volontà oscura, ombra della luce. Nel racconto contenuto in questa antologia, intitolato: “Bianchezza invernale”, il guerriero Crovak, al termine di una scorreria trova uno zufolo abbandonato il cui unico apparente valore consiste in un rubino incastonato. Nel racconto leggiamo che Crovak: “misurava più di sei piedi, di spalle larghe, tanto forte come doveva essere e ancora di più […] ma i suoi denti erano bianchi come il sale e da lì prese il suo nome, Crovak dente bianco, anche se più in là ebbe altri nomi. La sua vanità stava nei suoi denti e in tutta la sua persona a dire la verità, non nella sua apparenza, ma nella sua destrezza in battaglia, nelle sue qualità di capo, nella sua virilità, e nel suo essere uomo. Essere uomo era stata la sua fortuna. Si vantava del fatto che nessuno avrebbe potuto batterlo in guerra, bere più di lui o cavalcare meglio di lui nell’atto orizzontale. Aveva avuto solo figli maschi. “Un uomo genera uomini” soleva dire …”. Crovak dente-bianco, trova uno zufolo bianco dopo una scorreria. Cavalcando nel bianco della neve, di ritorno al suo villaggio, egli trae una nota. Solo una, dallo zufolo, una voce somigliante al gemito di una donna violata risponde. Dopo poco due sottili braccia bianche, femminili, lo circondano e lo perseguitano dovunque egli vada, braccia che solo lui può vedere. I suoi cavalli scartano, i suoi cani non lo riconoscono più, i suoi uomini cominciano a credere che sia pazzo … il seguito della vicenda è facile immaginarlo. Il racconto è una storia di ossessione e crudeltà soprannaturali che potrebbe benissimo figurare accanto a “L’occhio senza palpebra” di Philarete Chasles o alla “Venus D’Ille” di Teophile Gautier (autori romantici francesi che Tanith Lee conosce e ammira), per costruzione e effetto, ma ciò che più costituisce il tratto distintivo di tanith Lee è la sua ossessione cromatica, con tutti i giochi di trasmutazione simbolica che possano scaturire dal loro uso. In “Bianchezza invernale”, la ripetizione “positiva” del colore bianco (virilità, simbolo di comando) si muta nel suo negativo (la follia, il sopore mortifero, la persecuzione). Nel racconto “In gold”, il colore dorato del comando e della prosperità si muta nel fuoco giallo-rosso alchemico della trasmutazione, il fuoco della separazione, della passione femminile che consuma e trasforma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lgLvWRDc504/TVg9ufxTk4I/AAAAAAAAAOM/96J7zUZNWlk/s1600/libro%252520fantascienza%252520tanith%252520lee%252520volkhavaar.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="234" src="http://3.bp.blogspot.com/-lgLvWRDc504/TVg9ufxTk4I/AAAAAAAAAOM/96J7zUZNWlk/s320/libro%252520fantascienza%252520tanith%252520lee%252520volkhavaar.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’attenzione cromatica della Lee raggiunge il suo massimo nel bellissimo romanzo “Volkhavaar”.  Un giovane trovatello viene catturato e costretto a lavorare in una cava di pietra, in un mondo parallelo particolarmente crudele e stolido (che mantiene molti tratti in comune con il nostro). Mentre lo sfortunato ragazzo è costretto a lavorare inalando le mortifere polveri della cava, per casualità rinviene un idolo ornitomorfo, scolpito nel basalto. Riconoscendo il potere oscuro insito nell’idolo, il ragazzo comincia, secondo lo schema di un gioco infantile che trova i suoi paralleli stilistici nello “Shredni Vashtar” di Saki e nelle novelle più fortunate di Arthur Machen, alcune vittime in olocausto. All’inizio sono animali piccoli, uccelli o topi, ma l’idolo “risponde”. Offre il potere dell’illusione, di creare meraviglie di mirabile fattura, tanto più forti quanto più grandi sono le sue vittime. Il ragazzo finirà per sacrificargli vittime umane ed il suo potere cresce proporzionalmente. Il ragazzo cambia di nome, diventa “Il magnifico Volkhavaar, facitore di miracoli”, mago e impresario di una “Corte dei Miracoli”, assistito da un gruppo di artisti, giovani e giovinette di mirabile bellezza, ma involucri vuoti privati dell’anima offerta in olocausto alla Divinità oscura artefice della sua fortuna. Volkhavaar è una creatura dai tratti androgini, votata al Male per inclinazione e necessità, una creatura, in fin dei conti, cresciuta a metà, incapace di concepire la bellezza, se non per corromperla. La storia si complica quando una giovane e generosa strega di campagna si invaghisce di un bellissimo giovane della compagnia di Volkhavaar e decide di lottare contro il malefico idolo allo scopo di restituire al giovane la sua anima. L’avversario schiera contro di lei tutti i poteri oscuri del suo protetto, ma la strega prevale con una operazione di “Trasmutazione” simbolica che avrebbe fatto la felicità dell’antropologo Gilbert Durand. Il colore nero dell’Idolo raffigura l’abisso sterile della notte infeconda, la disperazione e la vacuità del nulla, il potere che non crea ma distrugge, la strega vi immetta la natura femminile che crea e dona vita, il grembo oscuro della terra umida che genera e nutre, il recesso oscuro della caverna-utero, la notte della vita in procinto di nascere. L’accumulazione simbolica opera una trasformazione nell’idolo, che da nero uccello rapace diviene una bianca divinità androgina e positiva, Volkhavaar viene privato dei suoi poteri e apprende che non sempre la via della crescita personale passa per la via più facile, il giovane recupera la sua anima così come i suoi compagni, ma non ricorda nulla di quanto accaduto, nemmeno della sua salvatrice, la strega, il finale è ambiguo e originale, come la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-W3wCKdyraYw/TVg8HATEmwI/AAAAAAAAANs/EOzf197Yizw/s1600/1569322.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="214" src="http://3.bp.blogspot.com/-W3wCKdyraYw/TVg8HATEmwI/AAAAAAAAANs/EOzf197Yizw/s320/1569322.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la creazione di questa bellissima e toccante versione “al contrario” della favola della bella addormentata, Tanith Lee concepisce il suo progetto, forse più ambizioso, la creazione della sua versione “personale” delle Mille e una Notte. Il progetto, abile e ambizioso, si concretizza nel “Signore della Notte”, che comprende “Night’s Master” e “Wish Master”, più di mille pagine, un autentico capolavoro. Il mondo descritto in questo magnifico romanzo a incastro si divide in due “dimensioni” distinte, ma comunicanti, il Mondo della veglia, una terra piatta e sottomessa a un destino di morte e penuria e il Mondo dei Demoni, un reame governato da esseri umbratili e potentissimi che agiscono secondo le sole regole dettate dal capriccio e dal desiderio. I Signori oscuri di questa terra, fra i quali spicca Azhrarn il magnifico demone “Dalle mille forme”, costituiscono la matrice letteraria originale dalla quale hanno preso vita; sia i vampiri della Rice e della Meyer sia gli affascinanti e complessi “Endless” di Nei Gaiman. Il mondo dei Demoni  (Eshva) è composto di fiamme e fumo, i simboli della passione bruciante e capricciosa, i suoi componenti, maschili e femminili, ma dipinti con tratti ambigui e androgini, vivono in una società gerarchica e crudele, come quella della Fate di Sylvia Townsend Warner, dove a capo della gerarchia stanno i “Principi Demoni” come Azhrarn, mentre in fondo si stuano i Drin, molto simili ai nani o ai goblin. Folletti-fabbri capaci di costruire oggetti di bellezza e potere non comuni, ma lussuriosi e stupidi. Come Tanith Lee rileva nella prefazione alla raccolta di racconti già citata a proposito del fascino oscuro inerente ai suoi protagonisti: “una eroina, può non essere attrattiva e stucchevole. La “malvagia”, con il suo abbandono abbagliante e i suoi abiti peccaminosi impazzisce. Si sviluppa un equilibrio: il Male è bello. Lo stesso può dirsi degli uomini, secondo i casi. Satana, Dracula … il mito dell’ “Uomo come Demone” esiste anch’esso, nutrito dalle fantasie. Una donna può scoprire che  l’uomo demoniaco è non solo desiderabile, ma costituisce anche una sfida. Allo stesso modo, un uomo può scoprire che l’immagine dell’antieroe lo libera da certi “ghetti” stabiliti dal genere – cortesie false-, ruoli imposti- mentre si vede intrappolato dalla donna pericolosa, sia questa la Contessa Bathory o Morgan le Fay. Non c’è niente di inerentemente malvagio in tutto questo- eccetto quando perde il suo vero carattere di gioco o esperimento e la visione del reale cominci a sfocarsi, vale a dire, cominci a perdersi di vista il Mondo in cui viviamo …”. I personaggi dei “Signori della Notte” seguono esattamente questo schema. Le trasformazioni di ruoli si avvicendano, gli uomini diventano donne e viceversa, coloro che apparivano malvagi dimostrano atti di incontestabile generosità, la crudeltà non ha né una faccia né un genere né un colore solo, la magia domina ma soccombe ai sentimenti più forti come l’odio o l’amore, anche se si rivelano poi come i più effimeri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-m5bi3zHGXOA/TVg8aehg8ZI/AAAAAAAAAN0/abLhccHlAxg/s1600/n4125.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="192" src="http://4.bp.blogspot.com/-m5bi3zHGXOA/TVg8aehg8ZI/AAAAAAAAAN0/abLhccHlAxg/s320/n4125.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abisso che separa la Lee dalle sue più sfrenate e commercialmente fortunate eredi si situa innanzitutto in ragioni stilistiche. I romanzi della Lee sono universalmente pervasi da una sensualità calda e avvolgente, che diviene a volte scoperto erotismo, ma che vede i suoi epigoni nella letteratura francese romantica e decadentista di un Verleine e di un Baudelaire senza dimenticare le “Undicimila verghe” di Guillaume Apollinaire o la “Salome” delle incisioni dell’inglese Beardsley, mentre alla base dell’erotismo di una Laurell Hamilton non vediamo altro se non una retorica erotica da “best selling”. L’attrazione esercitata dalla Letteratura Francese sulla Lee è di matrice europea e rivela tutta l’ambiguità che sottende al desiderio stilistico dell’isolata Albione, mentre i francesismi della Rice provengono da una serie di luoghi comuni sulla Lousiana e da un’infarinatura stilistica di tipo manierista che non regge a una seconda lettura. La Magia fa la parte del leone negli universi complessi e sfaccettati della Lee, l’alchimia, la magia nera, la negromanzia e il vampirismo. Le arti magiche vengono tradizionalmente associate alla donna, sono soggette al sesso e da esso traggono il loro potere. In “The book of Beasts” una fanciulla stringe un patto con Lucifero senza avvedersene  e diviene forte e abile come il miglior ladro, in “Night’s Master”, una regina guerriera tradita scaglia sulla sua terra una maledizione che trasforma ogni suo abitante in un morto vivente, incapace sia di vivere che di morire, ma Tanith Lee è ben consapevole dei meccanismi che sottendono alle forze magiche, li conosce e vi crede ma non vi si abbandona, così come rivela in un altro passo dell’introduzione: “Inevitabilmente, in più, mi ha colpito la rivelazione del fatto che le donne, sotto questa pressione costante (leggi-pressione sociale), possono convertirsi nelle esecutrici della loro propria caduta. Loro possono anche credere di possedere energie sotterranee uniche nel loro genere, poteri dell’ombra che le pongano in una posizione a parte in rituali occulti nei quali gli uomini non si azzardano a penetrare, offrendo una opportunità di vincere grazie a pratiche occulte: strettamente, la filosofia dello schiavo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-oUjHPck5Kkk/TVg8r-vw4EI/AAAAAAAAAN8/nnv1h9ut-VA/s1600/Lee-Tanith-221x300.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="300" width="221" src="http://2.bp.blogspot.com/-oUjHPck5Kkk/TVg8r-vw4EI/AAAAAAAAAN8/nnv1h9ut-VA/s320/Lee-Tanith-221x300.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autrici a lei successive, forse meno attente ai problemi sociali che la Lee affronta nelle sue mirabili creazioni letterarie, abbattono direttamente la differenza che inerisce al confine fra fittizio e realtà, facendo comodamente credere che il vampiro o la strega possa benissimo essere il “vicino della porta accanto” e così facendo abbattono anche la soglia che separa il simbolo dalla realtà, privando il fantastico, la magia e l’Occulto della loro aria di “alterità” che da sempre costituisce la sua forza. I personaggi oscuri e potenti della Lee sanno di generare odio e crudeltà a causa della loro palese alterità e attraverso un apprendistato vitale duro, ai limiti della follia e della solitudine, apprendono le leggi di un perdono e di un’accettazione che è un vero e proprio sacrificio etico. I vampiri della Rice rivelano in questo una sorta di coerenza, consapevoli come sono della loro immortalità e della loro maestosa solitudine, ma i personaggi della Meyer e della Hamilton sono ossessionati dalla loro potenzialità sociale, un vero inno al consumismo. Le loro eroine, appaiono più preoccupate di essere accettate in ambienti già esistenti quali il liceo o la società-bene statunitense, che del fatto di intrattenere relazioni con esseri soprannaturali quali fate, demoni o vampiri con il loro carico di follia e “dannazione” sociale, tanto a tutto risponde una certa estetica “dark” figlia della onnicomprensiva “Società dei costumi”, la donna viene così relegata ancora una volta nell’ambito della moda (anche se oscura) e la “weird Fantasy” subisce il suo più definitivo declino. Tanith Lee è stata e rimane una scrittrice “popolare” a 360 gradi. In “Drinks sapphire wine” descrive una distopia fantascientifica sul tema dell’immortalità, confermando le premesse mostrate in “Birthgrave”, “The book of the Beasts” è un affresco horror di rara potenza immaginifica, mentre la sua produzione di narrativa infantile comprende prove più che dignitose con la sua ultima trilogia dal nome di “Piratica”. Una scrittrice sensibile e immaginifica che meriterebbe di essere riscoperta da un lato all’altro dell’Oceano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano D’Anza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia italiana parziale su Tanith Lee:&lt;br /&gt;“Il Signore della notte”: Ed. Gli Slan della Libra editrice 1979 (comprende si “Night’s Master” che “Wish Master”)&lt;br /&gt;“Volkhavaar”: Ed. Gli Slan della Libra editrice 1977&lt;br /&gt;“Nata dal Vulcano”: Ed. Nord 1987&lt;br /&gt;“Gli Imperi azzurri”: Ed. Mondadori 1989&lt;br /&gt;“Le trame della Magia”: Ed. Mondadori 1990&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-2368140913282369341?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/2368140913282369341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/tanith-lee-femminismo-magia-e-weird.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/2368140913282369341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/2368140913282369341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/tanith-lee-femminismo-magia-e-weird.html' title='Tanith Lee, Femminismo, Magia e Weird-Fiction'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DbQlZOOUu-0/TVg9bqSRENI/AAAAAAAAAOE/CHoZlNRIe-o/s72-c/tlee01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-4866336788302065780</id><published>2011-02-03T03:27:00.000-08:00</published><updated>2011-02-03T03:30:34.176-08:00</updated><title type='text'>DEADMAN: TRASFORMAZIONI DEL "GOTHIC PULP"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqRz3LA0SI/AAAAAAAAANE/PfV7ciAtSCg/s1600/deadman_kelley.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="206" src="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqRz3LA0SI/AAAAAAAAANE/PfV7ciAtSCg/s320/deadman_kelley.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni ’60 il pubblico statunitense, da sempre interessato al mondo del soprannaturale, si mostra particolarmente ricettivo nei confronti delle dottrine orientali. Tale interesse aveva già dato i suoi frutti negli anni ’30, con le esotiche avventure  del famoso detective-mentalista “The Shadow”. Questo proto-giustiziere mascherato, antesignano del più famoso e tormentato Batman ed a cui prestò la voce per il programma radiofonico un giovanissimo Orson Welles, fu ideato da William B. Gibson come un eroe con caratteristiche da “Super-villain”, prontamente messe a disposizione della comunità nella lotta contro il crimine. The Shadow è dotato di incredibili poteri ipnotici ed è una figura che usa le sue conoscenze mesmeriche per incutere paura nei criminali, molto inquietante, soprattutto se consideriamo che le fonti alle quali Gibson si ispirò per dare vita a questa oscura e ferale figura annoverano “The House and the brain” di Bulwer Lytton e “Dracula” di Bram Stoker. Negli anni ’60, la DC comics decide che i tempi sono maturi per un altro personaggio che coniughi sapientemente il mondo dell’occulto con quello della lotta al crimine. Ed ecco che Arnold Drake (il creatore di “Doom Patrol”) partorisce dal suo inconscio in ebollizione la tormentata figura di Boston Brand il trapezista, in arte “Deadman”. Boston indossa un costume rosso con una enorme “D” stampata sopra ed un trucco facciale color delle ossa, profetico a causa di ciò che gli toccherà dopo ed è un trapezista bravo e spericolato, nome di scena “Deadman” a causa delle coreografie particolarmente pericolose che esegue. E’ proprio durante una di queste pazze coreografie che Boston viene ucciso in circostanze misteriose, con un unico, fatale colpo di fucile. Muore Boston Brand, nasce Deadman. I primi dieci numeri della serie vedono il nostro eroe sottoforma di fantasma, dotato del potere di “possedere” corpi umani coscienti da una enigmatica divinità orientale rispondente al nome altisonante di Rama Kushna alla ricerca di vendetta. Chi ha ucciso Boston Brand è stata una setta tibetana di assassini, i cui neofiti, dopo un lungo addestramento, vengono sottoposti all’ultima prova allo scopo di “testare” il loro potenziale e questa prova consiste, per l’appunto, in una uccisione casuale (un po’ come in “Ninja Assassin”). La sorte ha voluto che questa volta toccasse proprio al povero Boston.  Inutile dire che il Nostro si vendicherà ampiamente dei suoi carnefici, ma trarrà da questo ben poca soddisfazione dal momento che rimarrà un fantasma, il quale, morto per morto, deciderà in seguito di continuare la lotta al crimine sotto l’alto patrocinio di Rama Kushna. Nonostante il riassunto riduttivo, ed il “plot” non proprio “originale”, la genialità del personaggio di Arnold Drake non potrà passare inosservata. Di semi-spettri in cerca di vendetta ne ha avuti e ne avrà la letteratura, basta pensare al “Fantom de l’Opèra” di Gaston Leroux, senza contare i vari fantasmi vendicativi gotici. Il Melmoth di Robert Maturin, pur non essendo spettro è comunque condannato ad una forma di immortalità arida che ben si avvicina al tipo “spettrale”, mentre il Zanoni di Bulwer Lytton è un tipo di “umano” molto particolare, ma mai nessuno scrittore né sceneggiatore si era mai sognato prima di rappresentare la vicenda “con gli occhi dello spettro”! Deadman è tormentato dalla solitudine, appagato il suo desiderio di vendetta non gli spetta nessun fascio di luce salvifico che lo liberi da una vita a metà, ma solo una eterna ghirlanda successiva di “missioni” di vendetta, egli è stato scelto da Rama Kushna e non può sottrarsi. Nelle intenzioni originali di Drake c’era una idea innovativa, fare di questo personaggio un esploratore dei reami dell’Oltretomba che tanto interessavano ed interessano, ma alcuni screzi con le “Eminenze grigie” della DC gli impedirono di continuare il progetto. Nel volume che qui recensiamo, ritroviamo Deadman 29 anni dopo. Il fumetto in quanto categoria letteraria ha subito già un considerevole balzo in avanti, è già diventato più “complesso” se vogliamo, soprattutto grazie all’influenza di Alan Moore. Pare proprio che nella non-vita di Boston Brand si apra qualche spiraglio in più … se poi questo risulti positivo spetterà al lettore giudicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqQlp9WdsI/AAAAAAAAAM0/EVlg6Lde3Ao/s1600/28910-4178-32104-1-deadman-love-after-_large.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="212" src="http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqQlp9WdsI/AAAAAAAAAM0/EVlg6Lde3Ao/s320/28910-4178-32104-1-deadman-love-after-_large.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Deadman Love after Death” viene affidato alle capaci mani di Mike Baron e Kelley Jones (Batman: red rain, Crusader) e fin dalle prime pagine capiamo che qualcosa è cambiato. Deadman è stato apprentemente “abbandonato” da Rama Kushna e adesso è mosso solo da una motivazione, trovare una compagna. Ciò che ce lo fa sentire vicino è proprio questo suo invincibile, inarrestabile lato patetico, l’Eternità è lunga, da soli lo è ancora di più, Deadman rovescia un poco le ferree regole di Stan Lee sul “Spereroe con Superproblemi” qui non c’è nessun supereroe, solo un fantasma che deve osservare, non visto, le vite degli altri. Lo vediamo muoversi verso una magione isolata che sembra uscita da un racconto di HPL, in quanto ha saputo che la casa è infestata … dal fantasma di una ballerina! e per farlo il Nostro, non esita a rianimare un uomo in coma grazie alla sua capacità di possessione, oltre a trascinare persino la sconvolta fidanzata dell’uomo in questa folle impresa. Capiamo fin dalle prime pagine che gli autori hanno scelto di lasciare a casa ogni componente “supereroistica” per concentrarsi su quello che più conta con un personaggio come Deadman; è un fantasma, lasciamo che si comporti come un fantasma! Ovviamente non rimaniamo delusi. Boston trova la sua ballerina … ed è amore, che sia la volta buona? Ma non è così. L’affascinante, giovane ectoplasmessa è tenuta inchiodata alla casa da una maledizione, lanciata dal suo ex-marito (un negromante realmente pericoloso) non solo su di lei, ma su tutti i componenti del Circo che il Negromante montò a suo tempo per capriccio personale e di cui continua ad essere il tirannico impresario. Quelli che all’inizio appaiono come mostri si rivelano essere null’altro se non poveri spettri di “freaks” come l’uomo-capra o la donna-serpente, costretti a servire la volontà del malvagio Negromante anche dopo la morte, il quale ha immolato le vite di loro tutti ad una Divinità Lovecraftiana, Brazia. Kelley Jones è qui al suo top, i suoi chiaroscuri espressionisti modellano figure grottesche e spasmodiche. Il Mago Nero Byron Colby inghiotte il tuorlo di un uovo che contiene un embrione che poco ha a che vedere con un pulcino, il ragazzo-capra viene preso a martellate e abbattuto per rialzarsi subito dopo, la faccia ridotta ad una devastazione rossa, e continuare ad avanzare, mentre gli amanti-spettri, imparano come fare all’amore da morti. Una Divinità Lovecraftiana avanza sulle ruote di un binario morto, mentre Deadman lo affronta febbrile, la faccia ridotta a un teschio, le orbite illuminate da un bagliore verde da fuoco fatuo … La cosa più bella è vedere come il trapezista si barcameni sia per aiutare il suo neonato amore di spettro, sia per togliere dagli impicci la sventurata coppia di “mortali” che ha coinvolto nell’impresa … Boston si dà da fare, ma non abbastanza. “Deadman Love after Death” segue in pieno la tradizione gotica, la vita come la morte è un carosello, un circo senza senso dove sia le persone, sia gli spiriti si spezzano irrimediabilmente, l’amore è effimero anche nel regno dei morti e come in “Wuthering Heights” di Emily Bronte, l’Eternità è la beffa più feroce. Qui il Male è rappresentato dal Mago Byron Colby e , naturalmente, da Brazia, ma a parte la componente soprannaturale, gli riconosciamo tratti fin troppo umani, cambiano i personaggi ma le impalcature classiche del gotico rimangono intatte. Colby li ha uccisi tutti ed ha venduto le loro anime alle potenze infernali per continuare a controllarli anche nella morte, solo questo gli interessa e la sua limitatezza di prospettive costituisce la sua grandezza che è pari a quella dei vari stregoni-negromanti usciti dalla penna di Clark Ashton Smith.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqQ7q-dKPI/AAAAAAAAAM8/hoYSpSFn2PE/s1600/51486a050b36f396d461df563f9a8772_l.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="214" src="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqQ7q-dKPI/AAAAAAAAAM8/hoYSpSFn2PE/s320/51486a050b36f396d461df563f9a8772_l.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nel secondo episodio del volume: “Exorcism” troviamo un Deadman sconvolto da quanto accaduto, nel suo ennesimo tentativo di starsene per i fatti suoi. Come ogni buon fantasma che si rispetti trova una magione da infestare, per poter tranquillamente rimuginare sui suoi passati fallimenti, ma l’arrivo dell’ennesima coppia in vacanza risuscita ricordi dolorosi e Deadman diventa … un poltergeist! Ancora una volta gli autori scelgono di osservare Deadman per quello che è e di nuovo colpiscono nel segno. Come si può placare uno Spettro frustrato? Si rimarrebbe poi tanto sorpresi nello scoprire che i migliori sentimenti possono diventare letali e pericolosi anche e soprattutto nell’altro mondo? Il mondo dei Morti, in fondo, non è forse il regno del rimosso? Dei desideri frustrati ed incompiuti che diventano larve pericolose e vendicative? Qui osserviamo Deadman da fuori, attraverso gli occhi dei perseguitati e …fa paura! Il tratto di Jones si fa più attento, meno barocco rispetto a “Love after Death” ma non meno contorto, non meno ricco né meno corposo. Jones ci mostra i contorcimenti dei morti e dei vivi, i corpi esposti alla luce della luna si gonfiano e si allungano, le ombre divengono materiali. Assistiamo anche ad una discesa all’Inferno, che forse risolverà parte dei rovelli di Deadman … ma forse è meglio non anticipare troppo per chi ancora non lo ha letto. Completano il volume due chicche sul Vudu (e come no?), ma stavolta l’ironia non sta nelle forme grottesche esibite magistralmente da Jones quanto maggiormente nei dialoghi e nelle situazioni, comunque pregevoli. La traduzione italiana segue di pari passo quella spagnola della Planeta DeAgostini, non stupitevi dunque se vi trovate davanti a parole come “Castellano” …&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-4866336788302065780?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/4866336788302065780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/deadman-trasformazioni-del-gothic-pulp.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4866336788302065780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4866336788302065780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/deadman-trasformazioni-del-gothic-pulp.html' title='DEADMAN: TRASFORMAZIONI DEL &quot;GOTHIC PULP&quot;'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TUqRz3LA0SI/AAAAAAAAANE/PfV7ciAtSCg/s72-c/deadman_kelley.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-7865643332740378602</id><published>2011-02-03T03:21:00.000-08:00</published><updated>2011-02-03T03:21:32.460-08:00</updated><title type='text'>La Casa del Pavone: A mò di introduzione</title><content type='html'>La Casa del Pavone vuole essere una finestra aperta sulle nuove (e le vecchie) tendenze letterarie del Gotico. Come simbolo, abbiamo scelto Malek Tawus, L'Angelo caduto adorato da una setta di curdi stanziata nel Nord dell'Iraq. Malek Tawus, signore infernale o portatore di luce? A causa di questa ambiguità gli Yazidi sono stati e sono tuttora perseguitati. Cosa vi fa più paura, il Male esteriore o quello celato dentro di voi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-7865643332740378602?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/7865643332740378602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/la-casa-del-pavone-mo-di-introduzione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/7865643332740378602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/7865643332740378602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/02/la-casa-del-pavone-mo-di-introduzione.html' title='La Casa del Pavone: A mò di introduzione'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-1055545015577927643</id><published>2011-01-09T12:03:00.000-08:00</published><updated>2011-04-05T11:48:41.532-07:00</updated><title type='text'>Investigatori dell'Occulto. Genere e tematiche</title><content type='html'>Ecco il breve intervento che mi ero riproposto di scrivere. L'analisi che state per leggere verte sui contenuti degli autori e cerca di essere una riflessione di stile. Cerco di dimostrare che si tratta di una branca molto particolare della letteratura fantastica e che richiede le sue proprie regole. Originariamente ciò che leggerete faceva parte di un saggio molto più lungo pubblicato in spagnolo, che spero di tradurre al più presto (non appena avrò trovato dove pubblicarlo), che non parla solo di Investigatori dell'Occulto ma di tutta la letteratura fantastica anglosassone che gravitò intorno alla "Golden Dawn" nonchè, naturalmente, della "Biblioteca di Babele" di Borges. Questo particolare estratto termina con la definitiva considerazione sul fatto che non si può scrivere un racconto di investigazione soprannaturale senza conoscere alcune regole basiche sull'argomento. Poco importa se l'autore creda o no in ciò che illustra, l'importante è che lo illustri bene e con cognizione di causa e pare che "questi" autori, sapessero molto bene di ciò che parlavano.In questo estratto particolare accenno solo di passaggio alle fonti "esoteriche" degli autori, mi sono concentrato di più sui contenuti. Appena avrò finito di tradurre la parte specifica la posterò sul Blog non temete! Commenti e riflessioni non solo sono permessi ma sono VIVAMENTE RICHIESTI. Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Investigatori dell’Occulto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima cosa da fare sarà senza dubbio definire bene la figura letteraria del “Dottore Psichico” o “Investigatore dell’Occulto”. La serie “classica”, per così dire (John Silence, Carnacki, Principe Zaleski  etc.) deve le sue origini all’eminentissimo Sherlock Holmes, ma se ne discosta per molti particolari che cercheremo esaurientemente di elencare. Per cominciare Sherlock Holmes vive preferibilmente nel suo ritiro di Baker Street, ma Scotland Yard, pur con qualche riserva, si tiene costantemente in contatto con lui, così come “L’Intellighenzia” londinese. Egli fra di loro è un “Primus inter pares”, per lignaggio e propensioni nonostante la sua riservatezza è buon amico-nemico dell’Investigatore Lestrade nonché (e questa è caratteristica imprescindibile) perfetto conoscitore della città in cui vive, Londra. Gli Investigatori dell’Occulto condividono con il loro “Padre putativo”, praticamente solo quest’ultimo elemento. Per quanto invece riguarda il resto, non si curano affatto dell’ “Intellighenzia” né gli interessa particolarmente far parte dell’ “Establishment”, a meno che alcune “conoscenze altolocate” non siano necessarie a risolvere casi di peculiare complessità. Va pertanto rimarcato che, con l’esclusione del Principe Zaleski di Matthew Phipps Shiel, personaggio che appartiene alla nobiltà polacca ed è pertanto tenuto a conoscere gran parte delle altre genealogie nobiliari europee, questo elemento non è imprescindibile per un “Dottore psichico” tanto quanto lo è per il detective classico ed anche nel caso di Zaleski non si tratta a volte che di una pura “nota” di costume, utile solo a colorire ulteriormente trama e personaggio. La scelta cosciente, da parte dell’Investigatore dell’Occulto” di mantenersi  fuori  dal mondo, risponde altresì, come cercheremo di dimostrare, ad un programma specifico. L’”Iniziato” gnostico, poco importa se la sua dottrina appartenga al “pessimismo” di Valentino, all’”Angelismo” di Basilide o al “Sofianismo” copto, deve liberarsi dall’opacità del mondo materiale e deve farlo tramite uno sforzo volontario e personale e tramite l’esplorazione dei propri stadi nel cammino verso la “Rivelazione” finale. Gli elementi del mondo “esterno”, poco importa se sociali, linguistici, di lignaggio o di censo, non solo non costituiscono se non una perdita di tempo ma contribuiscono anche ad inquinare ulteriormente la pura luce originaria dell’uomo “pneumatico”, l’uomo di spirito che è destinato alla conoscenza “gnosis” appunto. Se riflettiamo bene sulla temperie culturale e politica, presente nel periodo durante il quale questi scrittori davano vita alle loro creazioni letterarie, tale sfondo mistico non dovrebbe risultare particolarmente “forzato”. Non va dimenticato che Annie Besant, seguace e segretaria di Helena Petrovna Blavatski la fondatrice della Teosofìa, partecipò attivamente ai movimenti femministi dell’epoca, né che il Dottor Taverner  di Dion Fortune (nome “iniziatico” della più prosaica scrittrice Violet Mary Firth, figura sulla quale torneremo più avanti) riflette perfettamente tutti gli elementi sopra indicati. Lo stesso socialismo di William Morris non era per niente alieno a tali componenti esoteriche, né il successivo “Comunismo” più rivoluzionario, con il suo programma di abbattimento delle differenze sociali sulla via del “Comunismo cosmico” che si può leggere anche “Rivelazione finale” o “Eschaton”. Se vogliamo estenderci alla letteratura “moderna”, neppure la differenza fra “Babbani” e “Maghi di Hogwarts” della famosa e plurisfruttata saga di Harry Potter è particolarmente estranea alla differenza che le sette gnostiche dei primi secoli del cristianesimo stabilivano fra “uomini ilici” (da “Ule”, materia bruta) e “pneumatici” (uomini spirituali, veri gnostici). Per questo ed altri motivi, il John Silence di Blackwood ha un passato ed una condizione sociale sempre intravista o suggerita, mai del tutto esposta con chiarezza, si occupa solo di casi “psichici” particolari, ma è quasi impossibile conoscere il “metodo” con il quale li scova, almeno prescindendo dalla categoria dell’ “Occulto”; il Principe Zaleski di Shiel, vive come un recluso “decadent” nel suo torrione di beckfordiana memoria nel mezzo della campagna inglese, circondato da reperti archeologici che evocano un passato esotico ed arcano, dai suoi libri di “teosofìa” (cito testuale da Shiel) e dalle sue traduzioni di lingue “morte”, Carnacki si occupa solamente di casi proposti dai suoi sconosciuti amici e, per il resto, conduce la tipica vita del gentiluomo rurale (con un pizzico di “contafole” di paese che no guasta affatto), mentre il Dottor Taverner di Dion Fortune gestisce una “Clinica di salute mentale” (praticamente un manicomio) il che, Nell’Inghilterra dei primi del Novecento equivaleva in pratica ad una morte sociale vera e propria, dato che i malati mentali venivano praticamente studiati alla stessa stregua dei “Selvaggi” anche durante gli ultimi anni dell’”Impero”.  Padre Brown d’altro canto, e dovremo includerlo in quanto nonostante la dichiarata ortodossia del suo creatore Gilbert Keith Chesterton non fa che confermare quanto detto sin qui, è un prete cattolico nell’Inghilterra anglicana (dunque un “papista”), mentre il Don Isidro di Borges è addirittura un carcerato. Altra spiegazione di questo allontanamento spesso irreversibile dal mondo sociale, andrà cercato ancora in alcuni concetti che lo gnosticismo iniziatico (che potremmo anche definire “eterodossia cattolica”) contribuisce a spiegare. E’ molto difficile che i casi “soprannaturali” vengano cercati intenzionalmente da questa particolare classe di “professionisti”. Normalmente funziona al contrario secondo la formula tipica dei detective “hard boiled”: “Non sono io a cercare guai, sono i guai che cercano me!”. In questo tipo di raccontini produce sempre qualche “coincidenza”per la quale il caso si propone “motu proprio” all’investigatore, come un gioco ad incastro che alla fine “trova” il protagonista. All’interno dello gnosticismo, l’iniziato vero non ha più alcuna necessità di cercare il Mondo. Attraverso la sua “liberazione” (potremmo anche scrivere “emancipazione” egli ha scoperto che l’Universo è solo un gioco di occultamenti progressivi, la luce viene nascosta dalle tenebre che non possono distruggerla, ma si possono osteggiare l’iniziato.  Una volta che l’Iniziato abbia assunto questa verità, non aiuterà i “Demiurghi” ponendosi egli stesso alla ricerca di un centro o “Polo”, che dia spiegazione della complessità del mondo (naturalmente si intende sempre per “Mondo” la complessa cosmogonia gnostica), non cercherà volontariamente il gioco di illusioni e confusioni  che gli “Arconti” hanno sapientemente tessuto intorno agli ignari “tellurici”, ma sarà un “Polo” egli stesso (termine tradotto con “Qutb” nello gnosticismo persiano), aspetterà cioè che la Tenebra, non provocata, si muova e compia la sua mossa, per attirarle sul terreno dell’ Iniziato, laddove egli potrà combatterla in situazione di vantaggio. Così le vittime di casi soprannaturali del Dottor Taverner, si riconoscono per alcuni “segni” specifici, indizio o di malattia peculiare o di “estraneità”, segni che l’Iniziato sa riconoscere, e quasi si pongono volontariamente nelle mani del Dottore, riconoscendo intuitivamente la sua “Forte personalità psichica”. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoUM6VeuSI/AAAAAAAAALY/AbzsNalooSA/s1600/silence.gif" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="208" width="150" src="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoUM6VeuSI/AAAAAAAAALY/AbzsNalooSA/s320/silence.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-1055545015577927643?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/1055545015577927643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/investigatori-dellocculto-genere-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/1055545015577927643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/1055545015577927643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/investigatori-dellocculto-genere-e.html' title='Investigatori dell&apos;Occulto. Genere e tematiche'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoUM6VeuSI/AAAAAAAAALY/AbzsNalooSA/s72-c/silence.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-72094489175319717</id><published>2011-01-09T12:00:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:09:04.161-07:00</updated><title type='text'>I casi del Principe Zaleski ...</title><content type='html'>I casi del Principe Zaleski sono sempre caratterizzati da una demoniaca complessità e lo “trovano” sempre nel momento in cui stanno per convertirsi in inevitabile tragedia se non fosse per la soprannaturale capacità di risoluzione del Principe, mentre la reputazione del Don Isidro di Borges è talmente incrollabile da permettergli di essere visitato costantemente dalla maggior parte dell’ “Intellighenzia” argentina nella sua cella, quasi che la sua condizione di barbiere-carcerato non venga notata. Sappiamo già che Sherlock Holmes si appoggia, per la risoluzione dei suoi casi, alle risorse di Scotland Yard per quanto riguarda uomini e mezzi, per i nostri Investigatori dell’Occulto invece, non si tratta nulla di così prosaico. John Silence sembra avere fra le sue conoscenze, un tipo particolare di “amici” che intervengono in suo aiuto quando necessario (a volte nemmeno questo fattore è lasciato direttamente all’intuizione del lettore); Il Dottor Taverner appartiene ad una società iniziatica conosciuta sotto il nome di “Consiglio dei Sette” ed Egli, a volte, è tenuto a intervenire per esplicita richiesta del Consiglio, quando il caso lo richieda, mentre quasi mai arriveremo a conoscere la natura esatta degli “amici” di Carnacki, né che tipo di criteri o fonti egli usi nel rinvenimento dei suoi casi paranormali. Per quanto invece riguarda il Principe Zaleski, egli sa esattamente come e quando muoversi e nessuno gli rifiuta aiuto, appoggio o informazioni sia quale sia la gravità del caso. Vanno anche rimarcati i tratti apparentemente caricaturali di Zaleski rispetto al suo eminente patrigno di Baker street, che in fondo, non sono che un benevole ghigno di Matthew P. Shiel al suo illustre collega; il detective di Conan Doyle è un entusiasta consumatore di cocaìna, droga particolarmente stimolante per l’attività celebrale ed i cui utilizzi clinici si stavano scoprendo proprio in quel periodo, mentre il Principe è un convinto fumatore di “cannabis indica”, oppiaceo  dall’effetto calmante ed onirico; Sherlock Holmes è uomo d’azione, può travestirsi in qualsiasi modo o foggia, spara ai criminali, gli da la caccia senza pietà e lotta con loro all’ultimo sangue, Zaleski invece risolve i suoi casi dal suo torrione, “divinando” la soluzione grazie alle sue capacità intuitive (non deduttive), salvo nel famoso caso della “Società di Sparta” (la famosa S.S. società fittizia, la cui invenzione fu quasi profetica nei confronti della ben più reale “società” tedesca successiva), caso durante la risoluzione del quale il nostro viene quasi sacrificato dai suoi terribili accoliti salvo poi uscire dalla situazione pronunciando una sola parola mistica, la natura della quale non potremo mai essere abbastanza dotti né preparati da scoprire. Don Isidro Prodi invece non solo risolve tutti i suoi casi dalla cella del carcere in cui è rinchiuso ma addirittura tutti cercano il suo aiuto spontaneamente come fosse un santo od un guru e non il barbiere di un quartiere povero argentino, mentre che dire di Padre Brown, ometto mite che non possiede né il “phisique du role” né l’inclinazione per mettersi a rincorrere criminali di qualsivoglia specie, salvo, anche qui, l’eccezione costituita dal formidabile Flambeau, che infatti si convertirà in accolito e seguace dell’umile ma implacabile pretino. Altro fattore di cui dovremo tenere conto è l’utilizzo occulto del “colore” o della “sensazione sottile”, che è un elemento chiave per comprendere il genere di “Investigazione soprannaturale”. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTyZBoynI/AAAAAAAAALQ/z9uaCFOwP8c/s1600/Prince%252520Zaleski.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="222" src="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTyZBoynI/AAAAAAAAALQ/z9uaCFOwP8c/s320/Prince%252520Zaleski.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-72094489175319717?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/72094489175319717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/blog-post_09.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/72094489175319717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/72094489175319717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/blog-post_09.html' title='I casi del Principe Zaleski ...'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTyZBoynI/AAAAAAAAALQ/z9uaCFOwP8c/s72-c/Prince%252520Zaleski.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-9171431556607675687</id><published>2011-01-09T11:59:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:10:02.715-07:00</updated><title type='text'>Lettore "attento" e lettore "profano"</title><content type='html'>Il lettore o lo scrittore “profano”, quello cioè più attento ai particolari del racconto di investigazione classico, si avvale di un tipo di interpretazione “per genere” così da porre sempre maggiore attenzione alla trama e agli elementi “polizieschi”, naturali e soprannaturali che siano, ma dimentica sempre che l’autore sa sempre più di quanto voglia lasciar intendere, bisogna leggere tra le righe della storia per così dire ed è là che si cela il vero “giallo”. La ragione principale del declino di questo genere letterario, sta nella sua apparente “artificialità” che sembra contravvenire sprezzantemente ai principi basilari del genere. Le fonti e gli anelli delle catene deduttive di Sherlock, paiono campati in aria solo all’inizio, ma alla fine appaiono chiari e ben sottolineati. Quando il detective di Baker street sembra risolvere l’impossibile con un “coup de main”, il lettore si sente diviso fra l’ovvia stupefazione per la risoluzione del caso e la spiegazione di come il detective abbia potuto saltare gli ostacoli messi sul suo cammino grazie alla sua stupefacente conoscenza di persone e ambienti. Ma nei casi “Occulti” si sente nauseato a causa di tutti questi riferimenti ad “Amici superiori”, siano “Il Consiglio dei Sette” di Taverner o le S.S. di Zaleski, impossibilitate a nuocere a causa di una non meglio identificata “parola di potere”. Per ovviare a questa nausea, basta solo scendere più nel dettaglio,usare una immaginazione “visiva”. Se le regole del genere investigativo impongono di fornire al lettore “tutti” gli indizi necessari alla comprensione di come il caso sia stato risolto, gli autori di cui sopra non possono costituire in nessun caso un’eccezione dato che questo genere letterario è sempre un esercizio di equilibrio perfetto tra elementi “Fantastici” ed elementi “reali” e non tragga in inganno l’apparente “faciloneria” con la quale l’Harry Dickson di Jean Rey sembra fare uso sconsiderato del’elemento fantastico per scardinare la base deduttiva classica del racconto di investigazione, anche lì si sta facendo un uso ragionato e coerente di termini ed indizi. Cadere eccessivamente dall’una o dall’altra parte sarebbe pertanto un gesto di disattenzione da parte di un autore che si rispetti, ecco perché l’”Investigatore psichico” necessita di un lavoro più difficile per essere debitamente tratteggiato, rispetto a quello “deduttivo” classico. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTTnIbfsI/AAAAAAAAALI/RBc5FKTjIHg/s1600/hodgson.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="188" width="150" src="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTTnIbfsI/AAAAAAAAALI/RBc5FKTjIHg/s320/hodgson.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-9171431556607675687?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/9171431556607675687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/il-lettore-o-lo-scrittore-profano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/9171431556607675687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/9171431556607675687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/il-lettore-o-lo-scrittore-profano.html' title='Lettore &quot;attento&quot; e lettore &quot;profano&quot;'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoTTnIbfsI/AAAAAAAAALI/RBc5FKTjIHg/s72-c/hodgson.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-805854282523771296</id><published>2011-01-09T11:56:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:10:49.834-07:00</updated><title type='text'>L'Indizio "Occulto"</title><content type='html'>Ma dove si possono trovare certi indizi senza ricorrere al frusto espediente del “Deus ex Machina”?&lt;br /&gt;Arthur Machen, altro autore sul quale dovremo tornare più avanti, si è adoperato molto in questo gioco di riferimenti “occulti”. L’antesignano di tale tecnica è stato senza dubbio Robert L. Stevenson nel suo “New Arabian Nights”, ripreso ed arricchito dal “Tale of the three impostors” di Machen, sulla cui lettura simbolica ha scritto belle pagine Elèmire Zolla a suo tempo, ma è nel suo romanzo semi-autobiografico “Beyond the hills of dreams” che Machen descrive una tipica inziazione gnostica secondo la formula fortunata (utilizzata peraltro nel “Demian” di Hermann Hesse con le stesse premesse simboliche) del “Romanzo di formazione”. Il protagonista delle “Colline dei sogni” di Machen vive alcune abbaglianti visioni del passato mitico della sua terra (L’”Insula Avallaunius” o “Isola di Avalon” delle leggende celtiche) in principio sotto forma di incubi oppressivi, per poi rendersi conto che il clima di terrore generato proviene solamente dalla sovrapposizione di un mondo “Reale” (quello archetipico delle figure mitologiche) su quello “apparente” e fittizio della Londra industriale ed operaia (e non al contrario. Se la lettura vi sembrasse forzata, ricordatevi della complessa simbologia che sta alla base del “Signore degli anelli” e di cosa siano realmente gli “Orks” …). Tutto il romanzo, nonostante la sua “sottigliezza” che spesso rende la lettura lenta e laboriosa, è in realtà molto interessante ed evocativa, ma risulta ancora più interessante se si tiene conto dei dettagli e degli “indizi” che Machen lasciò per il lettore e che contribuiscono ad inquadrare molte altri capolavori del fantastico in una prospettiva più ampia e meno artificiale della loro fortuna attuale. Tutto il romanzo va in realtà letto seguendo passo per passo gli stadi della trasmutazione alchemica. La prima parte; od “Età dell’ignoranza” del protagonista corrisponderà al “Nigredo” (opera al nero, operazione sull materia bruta ed ignorante, “rozza”, non temperata), la seconda parte, quella durante la quale l’eroe scopre che le sue visioni non sono pericolose, corrisponde già ad uno stadio di “raffinamento” della materia originale, quello in cui l’eroe scopre la propria complessità “pneumatica” attraverso un “sentimento esterno”, un “matrimonio bianco” (leggi non consumato, l’amore di Machen è quasi sempre scevro da componenti sessuali), siamo pertanto nell’”opera al rosso”, quella del trasporto erotico verso la divinità, il “rubedo” che è come un roseto che si risveglia alla vita primaverile, ed in Machen infatti, il “rubor” acquista via via una serie concatenata di similitudini. La pubertà che si risveglia, il porpora delle torri di Avalon quando cala il crepuscolo, poco prima che l’immaginazione salvifica affondi nella notte, il “rossore” delle gote dell’innamorata del protagonista, il “risveglio” della passione etc. C’è chi ha tacciato Machen di “Decadente mancato” ed è stato praticamente Mario Praz nel suo “La carne, la morte e il diavolo, saggio sul decadentismo”, mancato dove? Proprio in questa sua “puritana” reticenza riguardo al sesso, troppo stilizzato, sempre simbolico, mai concretizzato, in aperto contrasto con gli amplessi esorbitanti di un Aubrey Beardsley, di un D’Annunzio o di un Huysmans, ma si è trattato di reticenza puritana da parte sua o del semplice fatto che Machen “voleva” che fosse così, in quanto non gli interessava “impressionare” o “scandalizzare” il lettore, ma rappresentare un stadio mistico più che una semplice esperienza erotica? Che faremo allora, tacceremo di puritanesimo anche i poeti mistici arabi e persiani o gli attribuiremo al contrario uno sfrenato erotismo represso? Così il buon autore di investigazione soprannaturale agisce in soldoni come Machen, dissemina indizi, suggerisce colori e figure che solo un mitografo preparato riesce a scoprire, soprattutto un mitografo “informato”. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoS0ZJ0RnI/AAAAAAAAALA/65fIUq6btgM/s1600/untitled.bmp" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="198" width="196" src="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoS0ZJ0RnI/AAAAAAAAALA/65fIUq6btgM/s320/untitled.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-805854282523771296?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/805854282523771296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/ma-dove-si-possono-trovare-certi-indizi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/805854282523771296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/805854282523771296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/ma-dove-si-possono-trovare-certi-indizi.html' title='L&apos;Indizio &quot;Occulto&quot;'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoS0ZJ0RnI/AAAAAAAAALA/65fIUq6btgM/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-6606077192785942207</id><published>2011-01-09T11:54:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:11:17.772-07:00</updated><title type='text'>Il "rebus" simbolico</title><content type='html'>Zaleski risolve i suoi casi meditando accanto alla mummia di una principessa egizia; è un simbolo dell’intuizione che “dorme sotto le ceneri” della mortalità, della passione nascosta, simbolo a sua volta dell’attività occulta del protagonista celata dal suo aspetto apparente di esiliato polacco, decadente ed oppiomane, di “mummia” appunto, morta al mondo ed è per di più un “rebus” che chissà non possa rivelarci qualcosa in più sulla sua qualità di “Iniziato”; “Passio surgit de Umbra” era il nome occulto di una affiliata femminile alla “Golden Dawn”, è sicuramente un indizio in più, anche se mai ne avremo la conferma definitiva, dato che la mitografìa non si avvale di schiaccianti prove cronologiche o filologiche. In altre parole, la ragione della fine di questo genere letterario ai giorni nostri, sta propriamente nell’”oggetto” dell’investigazione. Questi autori sapevano dare ai loro racconti un’aura di genuino terrore in quanto, si interrogavano metafisicamente sull’”Essenza” del Male, più che sui suoi agenti. Per Machen esiste una differenza ben precisa fra “Il Male” inteso nella sua accezione di “Santità rovesciata” e la brutalità dell’assassino, del Killer seriale, dello stupratore, del genio del crimine organizzato o del Mafioso, che costituiscono la fauna del detective classico. Per illustrare meglio cosa voglio dire non c’è che analizzare ciò che in proposito scrisse Borges, che di tali giochi a rimandi metafisici basò tutta la sua letteratura o buona parte di essa. Le figure “buffonesche” che confidano nelle soprannaturali capacità intuitive di Don Isidro Parodi, sono figure caricaturali, sia della becera borghesia argentina dell’epoca sia di “tipi umani” che Borges decide di mettere alla berlina, e vanno si inquadrati nelle figure linguistiche del “cocoliche” e del “lunfardo”, generi letterari più o meno culti che Borges intendeva scherzosamente criticare, ma si possono anche interpretare, a seconda degli argomenti con le carte dei tarocchi. I suoi racconti, di fatto, fanno pensare molto al “Castello dei destini incrociati” di Italo Calvino:&lt;br /&gt;[Figura prima]: Achille Molinari.&lt;br /&gt;Il primo racconto della serie, parla di un inganno ben congegnato, ma dal movente incomprensibile. Fondamentalmente, la figura comica ed ingenua figura di Achille Molinari ricorda moltissimo il Flambeau (“infiammabile) di Padre Brown. Nel caso di Chesterton (peraltro ammiratissimo da Borges), si tratta di un giovane brillante ma confuso che da bizzarro e geniale criminale si converte in amico e spalla inseparabile del suo ex-arcinemico. Nel caso di Borges si tratta invece di un giornalista brillante ed intelligente, ma fondamentalmente ingenuo e credulone, che per la sua “opacità” viene pesantemente buggerato invece di ottenere la tanto desiderata adesione ad una misteriosa setta orientale. Nel caso di Borges, le qualità di Molinari si trovano invertite rispetto a quelle di Flambeau, dato che il primo rimane decisamente ancorato alla sua “telluricità”. La figura corrisponde quasi esattamente, secondo l’interpretazione “occulta” del tarocco, allo “zero” o “Matto”. Nel pensiero del neoplatonico Plotino, alle cui intuizioni si deve principalmente tutta l’interpretazione esoterica ed alchemica dei tarocchi che è molto più recente di quanto l’Occultismo voglia riconoscere, lo zero corrisponde all’”Abisso indifferenziato” o “Caos”. Il Caos è propriamente la confusione, laddove il basso si confonde con l’alto, la verità con la menzogna, l’apparenza con la realtà, ecco perché la crta mostra la figura di un giovane con cappello da buffone, vestito di stracci lisi e multicolori ed inseguito da un cane. Così Molinari crede per tutta la durata del racconto, di stare partecipando ad una iniziazione reale, quando al contrario, si tratta solo di una burla ben organizzata. Gli Orientali, stanno solo prendendolo in giro e precisamente per confondere “l’alto con il basso”.&lt;br /&gt;[Figura seconda]: Gervasio Montenegro.&lt;br /&gt;Ricorda molto “Il Mago” dei tarocchi. Il mazzo detto “Marsigliese” ci mostra “Le bateleur” come un giovane che sembra mostrare, su di un banco che somiglia a quello degli illusionisti, una serie disparata di oggetti, come se il personaggio stesse preparandosi a qualche trucco di magia. Ed è così che vediamo Gervasio Montenegro nel racconto di Borges, anche se si tratta del piano reclinabile nello scompartimento di un treno. Ma va ricordato che all’interno degli Arcani Maggiori, il Mago è l’unica figura che mantiene uno sguardo obliquo invece che mantenerlo alla sinistra, alla destra o al fronte dello spettatore. Sembra più che altro un giocoliere che non sa più che inventarsi o ad un artista che non sa ancora bene come utilizzare tutti i suoi strumenti. E’ questa ambiguità furfantesca il tratto distintivo di Montenegro, questa abilità nel confondere la totale incomprensione del mistero poliziesco con un’apparente entusiasmo del tipo “ho capito tutto!”. Anche Montenegro assomiglia molto ad alcune simpatiche canaglie di Padre Brown.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoSVTybK2I/AAAAAAAAAK4/KMkTwAR0J7o/s1600/Picture%25252023.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="300" width="264" src="http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoSVTybK2I/AAAAAAAAAK4/KMkTwAR0J7o/s320/Picture%25252023.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-6606077192785942207?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/6606077192785942207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6606077192785942207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6606077192785942207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/blog-post.html' title='Il &quot;rebus&quot; simbolico'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoSVTybK2I/AAAAAAAAAK4/KMkTwAR0J7o/s72-c/Picture%25252023.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-5295087109015708648</id><published>2011-01-09T11:52:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:33:42.761-07:00</updated><title type='text'>...Di specchi e Mondi</title><content type='html'>Abbiamo scelto solo queste due per non allungare eccessivamente il brodo, ma credo che il succo si sia capito. Fondamentalmente, quello di Borges è un gioco di specchi dove l’immagine si confonde col suo doppio e si moltiplica all’infinito, contribuendo a scagliare il mistero su di un piano più sottile, complesso e metafisico. Savastano diventa una replica più “popolare” di Molinari, il quale è la replica più “intellettuale” di Sangiacomo etc. Ma è anche il gioco favorito da Borges, la macchinazione nella macchinazione, la confusione fra copia ed originale. La Cosmogonìa gnostica successiva a Plotino. , quella cioè attribuita da Sant’Ireneo a Basilide e Valentino è basata sull’esistenza di intermediari fra lo gnostico e la Divinità. Nei sistemi “negativi” questi Angeli sono conosciuti con il nome di “Arconti”, overo principi archetipici di difetti umani; in quelli “Positivi”, sono figure che assomigliano molto agli “Elohim”. Angeli o spiriti che governano pianeti o case planetarie come l’Oyarses di Clive Staples Lewis nel suo “ciclo di Edwin Ransom”. L’interpretazione occultistica dei tarocchi, che non risale anteriormente al secolo diciottesimo, comprende sia il sitema negativo che quello positivo. Don Isidro Parodi è il “Polo” (Qutb), il “Liberato” attraverso l’Iniziazione ovvero secondo Basilide, L’”Adamo Originario”, che essendo passato attraverso i cieli e le stelle che rappresentano gli umani difetti, si è purificato ed ha ritrovato il suo stato originario. Ma senza dubbio se Don Isidro, che è passato attraverso tutte le esperienze di coloro che cercano il suo aiuto e se questi rappresentano simbolicamente gli Angeli gnostici, il detective incarcerato è un “Iniziato” che non arriva mai realmente a raggiungere la libertà che sta nell’unicità del Dio Plotiniano, in quanto questo “Uno” è sempre lo specchio o la copia imperfetta di qualcos’altro, cioè è sempre un “Due” un “Tre” e così via. Somiglia all’Almotasim del racconto omonimo, che alla fine non è la Divinità, ma solo lo specchio di Una divinità maggiore, che è lo specchio di un’altra e così all’infinito, ma questa è solo la visione personale di Borges. Senza dubbio gli altri Investigatori psichici hanno le stesse capacità del Don argentino, osservare, aspettare, correggere attraverso la conoscenza “gnosis”. In molti dei casi di cui ci parla Dion Fortune, il Dottor Tavernersi limita, per quasi tutto l tempo della narrazione, a seguire non visto lo sviluppo del caso, le sue logiche conseguenze per poi “correggere” l’equivoco prima che impedisca la normale risoluzione, come nel caso della “Figlia di Pan” e nel caso dell’Ondina; Già abbiamo parlato del “poseur” Zaleski, mentre John Silence sa sempre in anticipo di che si tratta o quasi, gli basta guardare attentamente l’interlocutore “con uno sguardo dei suoi” e la sua abilità specifica sta nel farsi aiutare dai suoi collaboratori senza che questi abbiano il tempo di riflettere sull’esatta natura del fenomeno, conoscenza che , non essendo iniziati causerebbe probabilmente il loro tracollo psichico. In altre parole queste figure di “Detective-iniziati” assomigliano molto agli “Istari” di Tolkien, uomini cioè il cui alto grado di conoscenza (“Gnosis”), gli ha permesso di raggiungere poteri quasi angelici. Che la maggior parte di questi autori (eccetto naturalmente Borges, Hodgson e Rey) sia appartenuta alla “Golden Dawn” è rilevante solo nel senso delle possibili conoscenze di occultismo con cui la setta li deve aver più o meno familiarizzati. E’ vero che sia Machen che Blackwood cercheranno di dimenticare quel tipo di esperienza, ma nessuno di tutti e due né tantomeno Dion Fortune, che creò poi la sua personale conventicola magica, dimenticò mai l’occultismo. Machen formò la sua personale visione mistica, basata sul cristianesimo celtico- medievale sull’alchimia, Blackwood non smise mai di parlare dell’Occulto, anche in conferenze americane e programmi radiofonici, mentre Dion Fortune continuò a promuovere le sue conoscenze magiche nella sua “Order of the inner light”. Quello che voglio dire è che per scrivere un buon giallo “soprannaturale” bisogna possedere necessariamente una infarinatura di tali dottrine, in particolare per quanto concerne i due principi metafisici di “Bene” e “Male”. Ecco perché i brividi di Un Blackwood non saranno mai paragonabili a quelli di un Seabury Quinn o di un Sidney Horler, ma potranno assomigliare semmai a quelli di un Manly Wade Wellman, scrittore americano, che con il suo “Judge Pursuivant” pare ritornare parzialmente ai fasti di un Carnacki e di un John Silence. Attualmente solo John Connolly con il suo Charlie “Bird” Parker continua degnamente questo filone, stavolta partendo da premesse “Hard-Boiled” più che del giallo di investigazione alla Arthur Conan Doyle. In altre parole un buon scrittore deve sempre documentarsi scientificamente prima di affrontare questo difficile genere e mi potete credere se vidico che quella “Occulta”, per uno che sa il suo mestiere (di scrivere) è una “Scienza” oggettiva e filologicamente fondata quanto qualsiasi altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoRyblQRTI/AAAAAAAAAKw/BwZODjQfkOo/s1600/c1412.jpg" imageanchor="1" style="margin-left:1em; margin-right:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="215" src="http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoRyblQRTI/AAAAAAAAAKw/BwZODjQfkOo/s320/c1412.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia parziale a "Investigatori dell'Occulto": Narrativa  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riporto qui una bibliografia parziale in italiano. Chi fosse interessato a non spendere troppo (dato che a parte una traduzione recente di John Silence per l'editrice UTET, tutte le altre sono scatalogate e costano abbastanza)può ordinarli in lingua con Amazon oppure leggerli gratis (sempre in inglese) con "Project Gutenberg"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Investigatori dell'Occulto" ed. Bur 1990 (in particolare la buona introduzione a cura di Gianni Montanari a p.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Carnacki cacciatore di spettri" William Hope Hodgson" Siad ed. 1978&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I segreti di Taverner dottore dell'Occulto" Dion Fortune ed. Venexia collana "Le Civette di Venexia" 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il Principe Zaleski" Matthew Phipps Shiel Sellerio ed. 1986&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sei problemi per Don Isidro Parodi" Jorge Luis Borges-Adolfo Bioy Casares Einaudi ed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parte Saggistica:(Italiana e francese)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Plotino: “Enneadas” Ed. It. testo a fronte greco-italiano Rusconi, Milano 2006&lt;br /&gt;Henry Corbin “Corps Spirituelle et terre Celeste” Ed. Bouchet Chastel 1979 Paris p. 123&lt;br /&gt;San Ireneo: “Contra Haereses”, ed. It. testo a fronte Ed. Fondazione Lorenzo Valla-Arnoldo Mondadori, Milano 2003&lt;br /&gt;Ioan P. Couliano: “Experiences de l’extase” 1984 Payot, Paris p.19 e sig.&lt;br /&gt;Ioan P. Couliano Op. Cit.&lt;br /&gt;Israel Regardie: “The Golden Dawn” Llewelyn publications U.S.A. 1971 p. 27&lt;br /&gt;Ioan P. Couliano ob. Cit. P.8-9&lt;br /&gt;Israel Regardie: “The Golden Dawn” Llewelyn publications U.S.A. 1971&lt;br /&gt;Henry Corbin “Corps Spirituelle et terre Celeste” Ed. Bouchet Chastel 1979 Paris&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-5295087109015708648?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/5295087109015708648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/abbiamo-scelto-solo-queste-due-per-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/5295087109015708648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/5295087109015708648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/abbiamo-scelto-solo-queste-due-per-non.html' title='...Di specchi e Mondi'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSoRyblQRTI/AAAAAAAAAKw/BwZODjQfkOo/s72-c/c1412.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-3418115773387533486</id><published>2011-01-05T12:34:00.000-08:00</published><updated>2011-04-05T11:49:56.432-07:00</updated><title type='text'>Camorra e "Culti proibiti"</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="margin: 24pt 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #365f91;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;BOSS CAMORRISTA COL “PALLINO” DEI PESCI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVv6h5rAI/AAAAAAAAAKs/LxFzpmANL8Y/s1600/01.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVv6h5rAI/AAAAAAAAAKs/LxFzpmANL8Y/s320/01.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Ciò che segue è uno dei tanti "e come sarebbe se ...". Mi è venuto così, "sua sponte" per come si suol dire, ed è in lizza per un concorso letterario. Trattasi di un racconto semiserio (ed uso un eufemismo) su come sarebbe un Boss camorrista se decidesse di diventare un "cultista" degli "Elder Ones". Tengo a precisare che tutto ciò che segue è puramente inventato, non certo per lodare le mie qualità di scrittore, ma perchè ... beh non si sa mai. Non mi resta che dire che spero vi diverta così come ha divertito me. Buona lettura!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Boss latitante della Camorra Sasà Fresella, conosciuto negli ambienti della Camorra come “o’ Subb” (il sub) non era né in Spagna né in Olanda, come indagini approfondite della Procura di Napoli avevano suggerito, ma si trovava semplicemente nascosto in uno stabile super-accessoriato di Chiaia a Mare adibito a vivaio ittico in compagnia dei suoi amici preferiti, i pesci. Ricercato fin dal 2007 per omicidio, spaccio di droga, associazione a delinquere e concorso in strage (il famoso “Massacro del Carmine” del quale si accertò la sua partecipazione attiva insieme a Gigi Pasqualò e Totonno “Manella”) fu dichiarato latitante nel 2008 e in aggiunta, secondo l’informe emanato dall’Arma dei carabinieri: “Il Soggetto era ampiamente conosciuto negli ambienti camorristici per la sua eccentricità e stravaganza, nonché per la sua efferatezza”. Ciò che colpisce di un caso peraltro oltremodo noto in Italia, quello tipico della Criminalità organizzata, è l’ampia risonanza della quale ha goduto il Soggetto, dovuta senz’altro alla particolare efferatezza dell’attentato alla Chiesa del Carmine, ma anche alla natura delle stesse “eccentricità” che caratterizzano Manella, meritorie (caso più unico che raro per un Boss camorristico) di trovare spazio nei quotidiani italiani. La singolare carriera criminale di questo feroce amico del mondo ittico era cominciata già al tempo della guerra di Camorra che aveva visto il confronto intestino al clan dei Di Lauro. Affiliato alla famiglia alleata dei Pasqualotto si era reso decisivo durante particolari azioni di “depistaggio” ai danni delle forze dell’ordine, azioni volte a stornare l’attenzione dell’Arma dal vero teatro degli scontri e che hanno causato la morte di almeno 10 persone fra le quali; Annella Presepio (casalinga) e Felice di Natale (spazzino), freddati per strada incidentalmente da alcune raffiche di mitra. Poco dopo il fermo operato ai danni dei caporioni del clan dei Di Lauro comincia l’ascesa di Sasà. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-3418115773387533486?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/3418115773387533486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/boss-camorrista-col-pallino-dei-pesci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3418115773387533486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3418115773387533486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/boss-camorrista-col-pallino-dei-pesci.html' title='Camorra e &quot;Culti proibiti&quot;'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVv6h5rAI/AAAAAAAAAKs/LxFzpmANL8Y/s72-c/01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-4169656069818639686</id><published>2011-01-05T12:33:00.000-08:00</published><updated>2011-04-05T06:14:54.351-07:00</updated><title type='text'>"Ascesa" di Sasà Fresella</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVgVwTAzI/AAAAAAAAAKo/YxapCryMmvw/s1600/birth-of-cthulhu-tegehel.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVgVwTAzI/AAAAAAAAAKo/YxapCryMmvw/s1600/birth-of-cthulhu-tegehel.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Anna Pasqualotto, matriarca della Famiglia mafiosa, si avvale sempre più dell’intelligenza tattica del suo “caporale” per azioni di disturbo ai danni di Famiglie concorrenti e poi per gestire in prima persona le ricche piazze di spaccio lasciate vaganti dai Di Lauro. Dopo l’arresto di Anna Pasqualotto e di suo figlio Carmine nel 1999, Sasà Fresella diventa “ufficiosamente” capoclan, prima in qualità di braccio destro e mandante dei Pasqualotto dal carcere, poi “ufficialmente” dopo la morte dei suoi capi e dei loro alleati a seguito del tragico terremoto che causò il crollo dell’area destra del carcere di Poggioreale. Mai la questo strano tipo di “coincidenze” (frequenti nella carriera del Boss) si dimostrò più prodiga nei confronti dell’aspirante capoclan. Con una zona di spaccio considerevole e già avviata e con a disposizione un vero e proprio “arsenale” d’attacco, Sasà Fresella si impone in poco tempo come una figura di tutto rispetto nell’ambiente camorristico. A detta del pregiudicato Gigi Capezzullo, attuale collaboratore di giustizia ed ex braccio destro del temibile Boss, il suo sodalizio con il mondo ittico comincia già nel 2002. All’inizio, a detta del Pentito, “per imitare gli antichi Romani che davano in pasto alle murene traditori e infami a dimostrare che lui non era secondo a nessuno, Fresella si era costruito una piscina dove teneva due squali-tigre, maschio e femmina. Li chiamava Tritone e Nereide e ci costringeva a buttarci la gente. A volte erano &amp;lt;tizi che avevano sgarrato&amp;gt; ma più spesso erano poveracci che Fresella ci faceva raccogliere per strada. Si divertiva a guardare gli squali in azione mentre strappavano la carne di dosso a quei disgraziati e non cambiava quasi mai l’acqua della piscina, &amp;lt;per farli ambientare&amp;gt; diceva lui. E qui il resoconto truculento si tinge di mistero alle parole del pentito; “Quei pesci a un certo punto manco parevano più pesci”. Riporta ancora il pentito: “Fresella si era avvicinato già da un anno a certe sette di immigranti di qualche isola dei mari del sud” (“na’ bbanda di niri” sarebbero le parole esatte del pentito) e ancora …”sti fetenti avevano il vizio di buttare ai pesci il loro figlio primogenito perchè gli affari di famiglia prosperassero”, altra informazione che getta una luce particolarmente inquietante sulla presunta “sparizione” del figlio di Fresella, Salvatore, “disperso” in mare durante una gita con la fidanzata a Capri. Ad un certo punto addirittura, parrebbe che il Boss tenesse conservata, all’interno di una nicchia speciale, “una specie di statua o idolo”, alla quale accendeva lumini o sopra cui appendeva collane di denti o capelli appartenenti a nemici “liquidati”. Nell’aprile del 2003 avviene poi quel prologo ad una ben più grave tragedia che si concretizzerà solo quattro mesi più tardi nell’infame “Massacro del Carmine”. “Lui e Don Ciro erano vecchi compagni di scuola. Già si conoscevano, ma cominciarono a schifarsi da quando Fresella si &amp;lt;mise in Affari&amp;gt; …” dirà il Collaboratore di Giustizia Loiacono tinteggiando sommariamente un ritratto di Don Ciro Micheluzzi. Don Ciro era Parroco del famoso Santuario dedicato alla Madonna del Carmine già dal 1997 ed aveva subito cominciato la sua attività pastorale con violenti ed accorati sermoni rivolti contro l’attività criminale napoletana ed in particolare contro quella del suo vecchio “compagno di scuola”. Ad un attento osservatore, non potrà evitare di balzare all’attenzione l’evidente cambiamento di registro dell’uomo di Chiesa, a partire dal 1999 (anno delle stragi di strada) fino al 2002 (anno della presunta “affiliazione” del Boss e della sua cricca al cosiddetto “culto” ittico; “Chi semina vento raccoglierà tempesta” – “Non crediate, voi che sfidate le leggi di Dio e degli uomini, che la Giustizia Divina sia sorda e assente alle vostre turpitudini. Essa è presente e vibra con la forza del sangue versato dal innocente per la causa dell’ingiusto e del peccatore” – “Verrà il giorno in cui sarete chiamati a rispondere … Giustizia per ingiustizia e l’onta di Dio sarà un macigno sulle vostre teste”. 2002-2003; “Chi chiama con la forza del sangue il Demone dell’Abisso attira su di sé l’ira e la punizione Divine, non solo quella umana. Perché è abominevole per il figlio di Adamo convocare l’immondo Leviatano dalle Profondità …” – “… Egli verrà a reclamare il suo tributo ai danni dell’innocente, verrà richiamato dal gorgo, dalla tempesta e dalla violenza dei figli di Adamo e chi convocherà il Leviatano dagli Abissi &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;sarà sette volte maledetto dal Dio degli Eserciti perché avrà rotto il sigillo dell’Alleanza fra Dio ed i suoi figli fedeli …” – . Il Curato presenziò anche una “Processione” con i suoi fedeli, in corrispondenza del forte maremoto che colpì il golfo di Napoli il 13 novembre del 2004. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-4169656069818639686?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/4169656069818639686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/anna-pasqualotto-matriarca-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4169656069818639686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4169656069818639686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/anna-pasqualotto-matriarca-della.html' title='&quot;Ascesa&quot; di Sasà Fresella'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVgVwTAzI/AAAAAAAAAKo/YxapCryMmvw/s72-c/birth-of-cthulhu-tegehel.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-925858214757813299</id><published>2011-01-05T12:32:00.000-08:00</published><updated>2011-04-05T06:16:08.499-07:00</updated><title type='text'>Domenica di sangue</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVQeuMfwI/AAAAAAAAAKk/KpwmmwGwwPg/s1600/giuliafinebnje8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="255" n4="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVQeuMfwI/AAAAAAAAAKk/KpwmmwGwwPg/s320/giuliafinebnje8.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Per l’Occasione, migliaia di fedeli rischiarono, sopportando il forte acquazzone, le mareggiate e le forti onde che spazzarono la costa e il golfo in lungo e in largo, oltre che le minacce e le botte di alcuni uomini prezzolati da un rancoroso Fresella non entusiasta dell’iniziativa, pur di permettere al risoluto Parroco di recitare un rito di Benedizione sul mare infuriato. L’unico fattore che impedì alla Processione di trasformarsi in rissa fu la presenza della stessa statua della Madonna del Carmine, portata a braccia da alcuni fedeli nonostante il vento forte e le raffiche di pioggia. Dopo tre giorni, in corrispondenza della terza domenica del mese, l’esplosione di quattro cariche al tritolo, piazzate in corrispondenza di Piazza dell’Annunziata causò la morte di venticinque persone e dello stesso parroco, Don Ciro Micheluzzi anche se, ad un esame autoptico successivo si dimostrò che il coraggioso parroco era stato solo sfiorato da una scheggia provocata dalla terrificante esplosione, tanto che il referto riportò come causa della morte un arresto cardiaco. La responsabilità di Fresella nel turpe attentato fu universalmente riconosciuta negli ambienti della Mala, anche se fu resa pubblica dai mezzi di comunicazione solo l’anno successivo, ma pare che il fatto abbia ragionevolmente scosso lo stesso mondo del Crimine napoletano, tanto da causare il declino del Boss. “Era un fatto troppo grave”, spiegherà il collaboratore di Giustizia Loiacono; “&amp;lt;ammonire&amp;gt; un parroco troppo irrispettoso và bene, farlo saltare in aria in mezzo alla gente no. Subito dopo il fatto successe &amp;lt;l’arrevuoto&amp;gt;, vennero giornalisti, il Vaticano fece pressioni sull’Amministrazione … non andava bene. Sui Giornali si fecero addirittura paragoni con la ben più preoccupante situazione in Medio Oriente. Il “Mattino” pubblicò come articolo di testa un pezzo dal titolo: “Napoli come la Turchia”. “Fresella fu severamente &amp;lt;Richiamato&amp;gt;” precisa il Pentito, e ancora aggiunge: “Avrebbero fatto pure di peggio, ma controllava una &amp;lt;zona&amp;gt; (léggi zona “di spaccio”) troppo grossa. Troppa gente in mezzo e un’altra guerra non faceva comodo a nessuno. Fresella consegnò &amp;lt;in appalto&amp;gt; alcune attività e si ritirò dalla circolazione, poi qualcuno fece la &amp;lt;soffiata&amp;gt;”. Sono stati proprio i pesci, croce e delizia del malavitoso a segnare la sua fine. A causa di uno dei tanti “scioperi della mondezza”, “qualcuno” ha avvertito il Comando Generale dell’Esercito di stanza in prossimità dell’ Ospedale del Carmine di fare più attenzione a “certi sacchi di spazzatura”. Bisogna prima precisare, che quella del controllo dei rifiuti alimentari ed organici in ordine di smistamento presso l’Ospedale è prassi comune per i corpi di fanteria e paracadutisti dell’Esercito, operazione che, durante uno sciopero, viene svolta per forza di cose sommariamente, dovuto alla enorme mole di rifiuti. Fatto sta che in questo caso l’Esercito ha deciso di far caso alla telefonata anonima e lo sforzo è stato premiato. “Abbiamo trovato sacchi interi di ossa ed interiora parzialmente divorate”, ha dichiarato il Caporalmaggiore del Corpo Paracadutisti Alfonso Sacchinetti. “Il perito medico ha riscontrato segni sulle ossa prodotti da denti a sega tipici di alcune varietà di animali feroci. In principio abbiamo pensato a cani o altri animali di grossa taglia “, che si trattasse dunque di resti di cibo provenienti da qualche giardino zoologico” Ma il Caporalmaggiore corregge subito l’errore; “Ci eravamo già accorti che si trattava di ossa umane, il problema era capire da dove provenissero e soprattutto chi ne avesse causato lo scempio” … A questo pensò la consueta “soffiata anonima”. Come riportato dall’informe della Legione dei Carabinieri in data 14 Novembre 2010 : “L’Irruzione ha avuto luogo all’incirca alle ore 11.00 antimeridiane ed ha visto coinvolte anche la Polizia stradale e due reparti di fanteria dell’Esercito Italiano oltre a due corvette della Guardia Costiera …”. Con la Villa del malavitoso praticamente circondata, i tirapiedi di Fresella si sono arresi praticamente senza opporre resistenza, ma una volta fatto irruzione, le testimonianze divengono discordanti e non sempre precise. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-925858214757813299?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/925858214757813299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/per-loccasione-migliaia-di-fedeli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/925858214757813299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/925858214757813299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/per-loccasione-migliaia-di-fedeli.html' title='Domenica di sangue'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTVQeuMfwI/AAAAAAAAAKk/KpwmmwGwwPg/s72-c/giuliafinebnje8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-4172433759333834561</id><published>2011-01-05T12:30:00.001-08:00</published><updated>2011-04-05T06:16:58.713-07:00</updated><title type='text'>La "Fortezza" del Boss</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTU9eW3_II/AAAAAAAAAKg/0ungKGo0by0/s1600/cthulhu-e-i-grandi-antichi-su-south-park-L-noy16D-175x130.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTU9eW3_II/AAAAAAAAAKg/0ungKGo0by0/s1600/cthulhu-e-i-grandi-antichi-su-south-park-L-noy16D-175x130.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Riporta il soldato semplice di fanteria Carlo Arrigoni: “Fresella stava prendendo il sole in piscina quando facemmo irruzione. C’erano pozze di umidità da tutte le parti e l’acqua della piscina era talmente rossa che non ci si vedeva niente. Mi parve di notare la pinna di uno squalo ma non ne sono sicuro …” Il brigadiere Rossi riporta anche di un tentativo di resistenza da parte del Boss, che per poco non terminò in tragedia: “Il soggetto si trovava in stato evidentemente confusionale al momento del fermo, probabilmente indotto da droga. Mentre mi avvicinavo ebbi modo di notare una strana scatoletta poggiata su un tavolino, nera e riportante la scritta “Aklo”, sul contenuto della quale non posso pronunciarmi, dal momento che è attualmente oggetto di indagine da parte della scientifica. Svegliato dalle intimazioni, dal coma letargico in cui versava il latitante, egli ha inizialmente reagito in maniera mite e sottomessa, ma all’altezza del bordo della piscina, il soggetto&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;ha avuto una reazione violenta. Un improvviso spintone ha spedito l’appuntato Giorgetti direttamente in acqua. Il Latitante, di fronte alla scena si è limitato a commentare”Eccall’ann’. Altro cibo per l’Antico” o qualcosa del genere, ma nell’atto è stato schiacciato a terra da altri due di noi perché fosse impossibilitato a nuocere ulteriormente.” Di come le Forze dell’Ordine &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;siano poi riuscite a salvare l’appuntato Giorgetti da morte certa, ci continua a raccontare lo stesso brigadiere: “ … Inizialmente abbiamo tutti pensato che in acqua ci fosse uno squalo e ci siamo apprestati a tirare fuori il povero Giorgetti già assalito da una crisi di panico. Ma mentre già l’appuntato era riuscito a poggiare un piede sul bordo della piscina, un’ombra molto lunga si è avvicinata e lo ha tirato sotto. Continuando a mantenere Giorgetti per le mani, un soldato ha fatto fuoco in acqua, ma è stato subito fermato, nel timore che la raffica potesse ferire lo stesso Giorgetti. Tuttavia la bravata a qualcosa è servita, dato che l’animale (qualunque cosa fosse, visto che, una volta svuotata la piscina non è stato rinvenuto nulla) ha mollato la presa.” E per quanto riguarda Giorgetti? Abbiamo domandato noi: “Era evidentemente in stato confusionale, dal momento che non faceva che ripetere che “qualcuno” dotato di mani, lo aveva afferrato sott’acqua. Vero è che l’appuntato riportava sulla gamba affettata, una serie di graffi trasversali , circondati da una specie di muffa verdastra, tipo di escoriazione che poco ha a che vedere con i segni “canonici” lasciati dai denti di uno squalo …” E da dove sarà fuggita la “creatura?”, abbiamo domandato noi nuovamente: “… evidentemente lo scarico della piscina, direttamente collegato al mare, era già parzialmente aperto affinché l’”animale” potesse entrare ed uscire a piacimento …”. E fin qui il &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-4172433759333834561?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/4172433759333834561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/riporta-il-soldato-semplice-di-fanteria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4172433759333834561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/4172433759333834561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/riporta-il-soldato-semplice-di-fanteria.html' title='La &quot;Fortezza&quot; del Boss'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTU9eW3_II/AAAAAAAAAKg/0ungKGo0by0/s72-c/cthulhu-e-i-grandi-antichi-su-south-park-L-noy16D-175x130.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-3334671814677886739</id><published>2011-01-05T12:29:00.000-08:00</published><updated>2011-04-05T06:18:51.720-07:00</updated><title type='text'>La "Passione" di Fresella per l'Occulto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTUoifzEZI/AAAAAAAAAKc/5BefuX7imB8/s1600/COVER+PRINCIPALE+DEFINITIVA_x+mail+collettive.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" n4="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTUoifzEZI/AAAAAAAAAKc/5BefuX7imB8/s320/COVER+PRINCIPALE+DEFINITIVA_x+mail+collettive.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;resoconto di ciò che l’Arma ha rinvenuto in piscina, ben differente fu ciò che i Carabinieri rinvennero perquisendo “Il Maniero” di Fresella. All’interno di una delle stanze interne, si trovava il personale “Altare” del Boss, consistente in una statuetta rappresentante una Divinità che gli esperti hanno definito di origine “Fenicio Cananea”, molto probabilmente raffigurante una divinità marina. Proprio sulla statuetta faceva bella mostra di sé una foto in bianco e nero raffigurante Il latitante avvolto da una veste cerimoniale nera, poco più sotto una targhetta d’oro riportante la scritta “Ordine esoterico di Dagon. Loggia Partenopea”, forse una targhetta massonica: “Difficile però stabilire a quale ramo questa appartenga, visto che il fenomeno della Massoneria italiana si è complicato ulteriormente in data odierna”, come ha riportato l’Osservatorio del CESSNUR, chiamato dall’Arma a fare luce ulteriore sul mistero. Ai piedi dell’”Altare” due “migranti” seminudi di origine polinesiana, rendevano culto personale alla divinità finendo un povero cane randagio a coltellate. I due soggetti, i cui nomi non sono ancora stati resi noti, sono stati rinvenuti privi di regolare permesso di soggiorno e l’interrogatorio a loro carico verrà proseguito non appena sarà trovato un interprete, dal momento che nessuno di loro è in grado di esprimersi in italiano. Fin qui la cronaca, resta però ancora più di un interrogativo. Può il fanatismo religioso di un latitante essere sufficiente a scatenare una strage? I fatti hanno dimostrato di si, come testimonia l’accaduto al povero Parroco ed ai suoi innocenti fedeli, fatto sta che Napoli ed il nostro Paese, sono ancora ben lungi dal trovare la pace che un paese civile avrebbe il dovere di garantire e proteggere. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-3334671814677886739?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/3334671814677886739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/resoconto-di-cio-che-larma-ha-rinvenuto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3334671814677886739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3334671814677886739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2011/01/resoconto-di-cio-che-larma-ha-rinvenuto.html' title='La &quot;Passione&quot; di Fresella per l&apos;Occulto'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TSTUoifzEZI/AAAAAAAAAKc/5BefuX7imB8/s72-c/COVER+PRINCIPALE+DEFINITIVA_x+mail+collettive.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-6642694033296748384</id><published>2010-11-15T08:25:00.000-08:00</published><updated>2010-11-15T08:25:52.659-08:00</updated><title type='text'>L'Orco</title><content type='html'>Racconto della serie: "brutti sporchi e (quasi) cattivi" ancora ala ricerca di possibile impiego [sic], piacerà ... non piacerà ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 style="line-height: 115%; margin: 24pt 0cm 0pt; mso-pagination: lines-together; page-break-after: avoid; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #365f91; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Cambria;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;L’Orco&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Mi stancai dell’Edicola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Voglio dire, per me era la condizione ideale di vita, senza tanti giri di parole. Avevo già provato con l’Università, facoltà di Belle Arti, mio padre (pace all’anima sua) diceva che tanto non avrei combinato nulla, Lui lo sapeva, io lo sapevo, ma valeva la pena tentare non credete? Seguii i primi corsi, poi scoprii le droghe, prima leggere e poi pesanti. Bel giro quello. Beh terminò che appena tornammo da una festa qualcuno fece l’infame, ci pizzicarono con un bel po’ di bamba e ci portarono al commissariato, mi chiesero dei nomi e glieli detti, tanto che cazzo me ne fregava, e finì lì. Cominciai a lavorare con lui all’edicola, mi facevo due balle come un magazzino, ma quattro lire ce l’avevo sempre per i miei vizietti e il Vecchio si agitava solo quando arrivavo al lavoro in ritardo e strafatto, ma lo feci solo due volte perché dopo cominciò a invecchiare sul serio (capita a tutti prima o poi) e poi cominciò a venire sempre più di rado. A quel punto dovevo occuparmi io di tutto: ordini, consegne&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e via discorrendo. Mi ordinai una bella collezione porno e ampliai la clientela, anche perché in una cittadina della Provincia del cazzo come questa la gente che vuoi vada cercando? Ma il Vecchio non me l’ha mai perdonato, continuava a blaterare cose sul buon nome, i bambini e altre belle stronzate, era inutile dirgli che persino i bambini si stancavano di topolino prima o poi e che tanti dei pensionati e dei banchieri che facevano “la buona clientela” si compravano quella roba, avevi voglia a ripeterglielo, cominciava a offendermi e non la finiva più. Allora mi ci divertivo a vederlo sbavare di rabbia e di rancore, il Vecchio (pace all’anima sua), ma adesso un po’ me ne pento. Poi tutt’a un tratto un bel giorno, dopo l’ennesima incazzatura, tirò le cuoia, arresto cardiaco, gliel’avevo detto e ripetuto di farla finita di fumare, ma niente da fare. Il funerale mi costò un’Ira di Dio, ma ci stetti dentro, anche grazie ai soldi che mi lasciò il Vecchio. Ci rimasi un po’ male i primi mesi, perché non è bello vivere da soli, almeno fino a quel giorno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Quando entrò Ronnie, seppi da subito che le cose avrebbero preso una piega imprevista. Ronnie è un tizio alto come un giocatore di basket e con la stazza di un armadio, oltre a un bel po’ di precedenti.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Di solito quando andavamo in giro per Rave massacrava sempre qualcuno di botte, bastava veramente poco. Lo avevo perso di vista da quando si era messo a fare il cameriere ed era passato all’alcol, ma si vedeva bene quel giorno che il compare si metteva anche qualcos’altro perché aveva una faccia gonfia da far paura. “Che mi racconti Ronnie?” lo salutai, perchè con Ronnie è sempre meglio cominciare tranquilli. Mi sfoggiò un sorriso giallo a 28 denti (gli altri quattro li ha persi a 25 anni in una rissa) e mi disse: “Da dio, la Vecchia ha finalmente deciso di andare a vivere nell’altra casa” e meno male, pensai io, dev’essere una bella botta ragionare con Ronnie quando torna a casa ubriaco come una pigna” e guarda un po’ chi vive adesso con me?”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Ricordo che pure allora non mi fece una grande impressione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Si vestiva come una di queste emo del cazzo, aveva il labbro inferiore e l’orecchia destra zeppa di piercing e il vestito era una festa di catene, borchie e pizzi neri da quattro soldi, ma aveva uno sguardo bello e luminoso , alla Paolo Uccello, pensai scavando dentro i miei confusi ricordi di Università e quando mi disse il suo nome (Silvia) mi parve di cogliere qualcosa di occulto, un brillio strano. Ronnie mi disse qualche altra stronzata sulla Vecchia e su quanto le facesse bene vivere un po’ fuori città, ma io non lo ascoltavo più, guardavo lei &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;con la coda dell’occhio per non essere visto perché l’ho già detto che con Ronnie è bene andarci tranquilli, ma tutte le volte coglievo di riflesso il suo sguardo di sghimbescio, quello sguardo luminoso. Poi Ronnie, si mise a scartabellare i DVD omaggio di qualche rivista stramba e per la prima volta ci guardammo, un lungo minuto o due, e capimmo. Da quella volta ci rivedemmo spesso fra un turno al ristorante di Ronnie e una sbronza delle sue, che finisce sempre a dormire da qualche parte senza nemmeno sapere più come si chiama. Certo non si può dire a tutt’ora che sia una tipa di “quelle che sbranano”&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;è troppo magra e c’ha le tette un po’ cascanti, ma è comunque una donna&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;che diamine! Poi Ronnie cominciò ad essere di troppo, non per me che sono sempre stato del parere che gli amici si devono dividere tutto, ma per lei. Me lo disse durante una nottata particolarmente agitata, ma non mi piace mettere le cose troppo semplici, non mi è mai piaciuto. Le dissi che non ci pensavo nemmeno a mettermi con uno come Ronnie, che è un carro armato in azione quando è tranquillo, figuriamoci se ha bevuto, e che quindi o lo mollava lei o nemmeno a parlarne. Ma pure lei ci aveva una bella strizza di pigliare una ripassata di quelle buone, perché a Ronnie quando gli girano, frega poco se sei maschietto o femminuccia, così ideammo il piano. Mi misi d’accordo con un maresciallo dei carabinieri che conosco, e che mi doveva dei favori. &lt;span style="background: yellow; mso-highlight: yellow;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Il piano richiedeva che la notte seguente il mio compare delle Forze dell’ordine si appostasse sotto casa di Ronnie con una volante e un paio di ragazzi di quelli belli piazzati, dal momento che gliel’avevo detto che Ronnie era un osso duro da rodere, ma per nostra sfortuna il tizio era tornato dal ristorante bevuto, fatto che tende ad eccitarlo. Silvia lo fece incazzare di brutto e siccome so che quando ti vuole far perdere la crisma ci riesce davvero bene, finì che il Ronnie gliene dette una che quasi gli staccava la testa dal collo, lei si mise a gridare e il mio socio cominciò la sua parte. Avvertì una ambulanza e salì con i ragazzi e un dottore, perché è sempre meglio affidarsi alla scienza in casi come questo, esordì dicendo che aveva sentito delle grida e si fece aprire la porta. Quando il Ronnie si trovò davanti le divise&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;si rilassò un poco, fatto che mise il mio socio a suo agio. Il dottore disse che doveva fare degli accertamenti prima su Silvia, che c’aveva un occhio come una patata di vari mesi e poi su di lui per verificare le condizioni fisiche per il verbale e il Ronnie si fece avvicinare di buon grado. Ma a due centimetri dall’ etilometro si alzò dalla sedia con la velocità di un serpente e al dottore gli dette una tale sgomitata da sclavicolarlo, poi, con il tizio a terra e senza fiato dal dolore, nonchè sotto gli occhi sbigottiti del mio socio e dei ragazzi, spense l’interruttore del salotto e cominciò la festa. Io che ero di sotto in strada e sentivo le grida non sapevo che pesci pigliare, fortuna che era arrivata l’ambulanza nel frattempo, così dissi ai tizi di salire immediatamente prima che le cose si mettessero male per davvero e i tizi, spaventati ma risoluti, salirono. L’unico inconveniente fu che invece di una sola barella, come era nei piani, ne vidi uscire almeno tre, fra le quali quella destinata al mio socio, che era conciato davvero male, mentre fra i ragazzi, quello ridotto meglio c’aveva un ematoma in fronte da far paura. Quando poi passai in caserma a ringraziare, dopo almeno una settimana che Silvia già viveva con me, il mio socio mi accolse con una faccia tipo quelle da carnevale, dato che gli mancavano due denti e la mandibola non si era ancora rimessa a posto, e mi disse che per portar via il Ronnie quella sera, avevano dovuto addormentarlo con una siringa tipo Frankenstein junior, ma che non dovevo preoccuparmi perché una volta ripresosi , lo avevano portato in caserma, legato a una sedia e sottoposto a un “trattamento” di due giorni, dopo il quale gli sarebbe passata per sempre la voglia di fare il rissaiolo, che ormai c’aveva sulla testa più denunce che capelli, che non dovevo preoccuparmi e che adesso stavamo in pace anzi che forse, vista la faccenda, gliene dovevo io una. “Ci mancherebbe altro” pensai io, peccato per il povero Ronnie, ma quando le donne si mettono di mezzo …&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Così cominciò la nostra fantastica vita insieme , vita nuova, cose nuove e l’edicola cominciò a starmi stretta. Ero un po’ stanco di avere sempre a che fare con banchieri del cavolo la mattina, mocciosi di merda all’ora di pranzo e maniaci pederasti alla sera, così ne parlai a Silvia e lei mi dette ragione. Durante quel glorioso periodo lei lavorava come commessa alla Upim e le cape la costrinsero a togliersi perlomeno i piercing sul labbro, così lei si era fatta impiantare una bella borchia sulla lingua, citando la frase di Pulp fiction “stimola la fellatio” e magari pensava pure di essere interessante mentre lo diceva. Sarà ma io non sono mai stato d’accordo. Stavo divagando vero? Avete ragione, il tempo è poco. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Detto fatto misi su un bell’annuncio e rimasi ad aspettare. Dopo un po’ successe che dovetti chiudere l’edicola per un paio di giorni, fu un ponte di vacanze o qualcos’altro. Io e Silvia ce ne andammo in giro, a Bologna a uno di quei concerti che piacciono tanto a lei e quando tornai mi aspettava questa bella telefonata. Era il notaio per dirmi che l’affare era concluso, già trovato l’acquirente. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Sospettoso per natura, Innanzitutto mi informai dei soldi: “Anticipo di cinquantamila, già versati nel CC, più seicento al mese per un paio di anni”. Ricordo che risposi “si” per puro automatismo da dopo sbornia. Non sapendo che aggiungere obiettai che volevo conoscere l’acquirente almeno per consegnargli le chiavi del locale e spiegargli un po’ i dettagli di gestione – “Non c’è bisogno ho già fatto io, se ricordi bene tuo padre volle lasciare una copia delle chiavi anche a me come atto testamentario, inoltre l’acquirente ha detto di aver già gestito in precedenza una simile attività ed io considerando che la transazione era conclusa …”. A quel punto quando mi sentii dire –“Passa solo dal mio studio a firmarmi un paio di documenti” potetti solo rispondere di si come uno zombi e attaccare la cornetta. Prima di tutto non avrei mai pensato che qualcuno avrebbe voluto rilevare quel cesso di edicola, dove l’unico vantaggio è quello di avere la banca del credito Laziale davanti. La cosa l’avevo fatta più che altro per dimostrare a me stesso che potevo, se volevo, mandare tutto al diavolo, e quello che era successo, era che non solo ci ero riuscito ma risultava che al mondo c’era qualche pazzo allucinato disposto a versarmi una autentica fortuna allo scopo di dimostrare la mia teoria.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Inutile dire che Silvia impazzì dalla gioia, così si licenziò dalla Upim chiamando le responsabili “Vecchie troie represse” e ce ne andammo in vacanza. Ci facemmo tutta la costa francese, Parigi, Amsterdam e Berlino. Va detto che di quella merda di dark berlinese non mi ricordo nulla, ma ci divertimmo un sacco ... naturalmente sto divagando. Quando alla fine tornammo, decisi che avevo tutto il tempo e le risorse per mettermi a cercare un lavoro decente. Silvia (molto a malincuore) fu riassunta alla Upim, dove le lasciarono praticamente solo gli orecchini ed io cominciai a lavorare come centralinista. Dopo due mesi già ne avevo fin sopra ai capelli, così passai al Mc Donald. Il capo era un tizio partito a suo dire “dalla gavetta” per cui mi rompeva i cosiddetti tutti i giorni, mentre io non riuscivo a mandare a memoria nemmeno uno di quei panini del cavolo. Risultato; dopo un paio di mesi al termine dei quali ancora non ero riuscito a farmi spostare dai panini, mollai “la gavetta” e andai a fare il rifornitore. Può darsi che fu proprio quello a farmi tornare nostalgia per l’edicola. La cosa assurda è che per mesi devo aver rifornito almeno tutte i chioschi e i rivenditori di questo sputo di città meno che quella. La cosa era impensabile già di per sé, voglio dire da dove si faceva arrivare le riviste e i giornali quel tizio che io nemmeno avevo conosciuto e che si supponeva avesse comprato con gli interessi almeno un buon terzo della mia vita post-adolescenziale? Ne parlai un po’ con Silvia e lei mi rispose che era stufa di lavorare alla Upim e che se volevo riprendermi l’edicola andava benissimo così ci lavoravamo a turni e lei non era costretta a stare in quel posto di … beh avete capito. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Così era fatta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Non dovevo fare altro che presentarmi al tizio fantasmatico per offrirgli di ricomprare l’attività, metà del prezzo iniziale più un piccolo incentivo perché non volevo sparare niente di esagerato. Per farlo contavo ovviamente sul buon senso del tizio, che dopo un anno di attività ero sicuro che non fosse riuscito a diventare ricco come sperava. In fondo, pensavo io, che clientela ti volevi aspettare da un cesso come quello, ma, come al solito, mi sbagliavo. Avrei dovuto preoccuparmi già da quando vidi l’altra edicola piazzata praticamente al lato del Credito Laziale; moderna, luminosa, colorata e piena di banchieri. Ricordo di aver pensato che forse rifare il cambio non mi conveniva poi tanto, poi pensai anche; ma è possibile che “lui” non avesse tentato di fare nulla? In un anno che la teneva come diavolo aveva fatto a non finire in bancarotta? “E sicuro che la nuova c’ha pure una bella sezione porno” visto l’afflusso era inevitabile pensarlo. Ma quando mi ritrovai davanti alla teca quasi non ci potevo credere. Se gli ultimi numeri di Spider man che avevo io erano dell’anteguerra questi sicuro che erano di poco posteriori a Flash Gordon, tranquillo che un collezionista avrebbe fatto a botte per averli. Senza altri indugi entrai nel mio antico regno e quello che vidi dopo non so se fosse frutto di una qualche allucinazione oppure no. In quella che un tempo era la mia sedia stava adesso seduta la più impressionante massa di carne che avessi mai visto in vita mia. Il tizio, da seduto, quasi mi uguagliava in altezza, stava chino su di un grosso libro dalle pagine gialle per l'umidità e, da quel che sembrava, non si era nemmeno accorto del fatto che qualcuno fosse entrato. Una massa di capelli radi e sudici, di colore ferroso si avviticciavano su di un cranio roseo con chiazze giallastre mentre l’immenso corpo stava chiuso in una specie di giacca di tela, talmente sformata da sembrare un sacco. Finalmente si accorse della mia presenza, per piantarmi in faccia due occhi neri e lucidi, sovrastati da un immenso monociglio dello stesso colore dei capelli. Al vedermi afferrò ancora più forte il libro che stava leggendo, con delle mani callose, tozze ed enormi, decorate da grinfie giallastre come le chiazze craniali e quando con una specie di ringhio sommesso mi disse buongiorno mi ricordo solo che desiderai con tutte le mie forze che non si alzasse, che non mi mostrasse per intero tutta la completezza della sua mole mostruosa, che rimanesse lì a mezza altezza come un Jumbo mezzo interrato in un banco di sabbia o come la testa di una megattera colta appena prima di inabissarsi. Alla fine riuscii a ritrovare la parola per rendergli il saluto, mi presentai e gli spiegai più o meno quel che volevo, anche se lui non fece nemmeno il tentativo di chiedermelo. Devo aver parlato come una specie di automa perché nemmeno mi ricordo esattamente cosa gli dissi. Per non guardarlo direttamente, mi soffermavo sui vecchi scaffali delle novità rovinati dalla polvere e dalle ragnatele, sulle mensole riservate a Disney Italia invase da libri da cui si leggevano intestazioni impronunciabili, sui ripiani da vetrina sudici e abbandonati su cui riposavano carcasse di lanciostory e pornazzi antidiluviani di infima categoria. D’improvviso smisi di parlare. Forse aspettavo una risposta, un commento, qualcosa che non assomigliasse al grugnito gutturale con il quale ero stato salutato: niente di tutto ciò. Si limitava a fissarmi, con il suo monociglio e quegli occhi lucidi e neri, umidi come quelli di un bambino o di un isterico. Colsi un movimento, il tonfo sommesso di un libro sul banco. Era forse l’inizio di un tentativo di alzarsi? Non potevo sopportarlo. Corsi letteralmente via dall’edicola, scappai a gambe levate sotto gli occhi stupiti dei banchieri in pausa del Credito laziale, corsi fino a perdere il fiato, fino a quando sudato e con il cuore a mille non riuscii ad abbandonarmi su di una panchina e riordinare le idee. Chi o “che” diavolo era quell’essere? Era l’incarnazione di tutte le mie paure di bambino, l’uomo nero, il Vecchio che si toglieva la cinghia prima di darmi una buona ripassata, la prima figura di merda ad un esame, il ghigno soddisfatto di uno sbirro prima di prendermi a calci in culo, un cane che abbaia all’improvviso a due centimetri dal tuo orecchio dietro il cancello di una villa, nella notte incombente. Tornai a casa e mi misi dritto dritto a letto. Quando Silvia tornò borbottai due parole sul fatto che mi sentivo male, “febbre?” domandò, non credo che risposi, mi addormentai dopo due minuti. Sognai tutta la notte che cercavo di entrare nell’edicola, ma una grossa figura nera si piazzava giusto sulla porta e non mi lasciava passare. Quando alla fine ci riuscivo, mio padre posava il grosso libro ammuffito che stava leggendo e fissandomi in volto cominciava a ridere, una risata grassa, tuonante, che gli faceva lacrimare gli occhi e tenersi la pancia. Sognai che persino Ronnie se la rideva, la bocca piena di incisivi rotti, dietro le finestre della casa in campagna della sua Vecchia. Poi vidi una serie di facce, una camera oscura che sembrava lo studio del notaio. Io stavo firmando gli ultimi documenti del passaggio di proprietà con le mie dita grassocce e sudate di bambino, mentre dal fondo oscuro proveniva una voce grave che poteva essere quella del notaio, oppure no. “Queste creature” spiegava “cercano un posto isolato e fuori mano dove nascondersi agli occhi della gente. Una volta potevano essere molto pericolose, ma adesso si accontentano solo di circondarsi dei nostri rifiuti, di ciò che noi abbandoniamo o di cui vogliamo disfarci e a parte questo non desiderano saperne nulla di noi. Se invece vengono disturbate cominciano ad interessarsi a noi e non nella maniera migliore. Dominano le nostre paure, conoscono tutte le molle che generano il terrore cieco e il panico, sanno qual è la scena migliore da mostrarci perché il cuore cessi di battere e la ragione ci abbandoni per sempre. Nel tuo caso hanno fatto una buona offerta, vantaggiosa per tutti e siccome pensavo che la transazione fosse conclusa …” mentre guardavo il fondo oscuro terrorizzato, qualcosa fece l’atto di alzarsi da una sedia e a quel punto mi svegliai. Ero sudato fradicio e mi tremavano le mani. Silvia era già tornata a lavoro e la cucina era una merda. Mi feci un caffè forte, chiamai a lavoro per lasciar detto che non stavo bene e cercai di riprendermi. La prima cosa che pensai fu: “a fare in culo tutto”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Non mi impressionava tutta quella manfrina di terrori e paure da adolescente depresso. Il tizio era un fenomeno da baraccone, poco ma sicuro, si era comprato la mia edicola per passare in tutta tranquillità gli ultimi miserabili giorni della sua miserabile vita da freak al riparo dai dileggi della gente, ma adesso io la rivolevo e non sarebbe stato uno psicolabile come quello ad impedirmelo. Mi scervellai per una buona mezz’ora sul possibile metodo da adottare per poi darmi del coglione e rispondermi da solo. Si che sapevo come fare, alla mia maniera e con i miei mezzi. Chiamai il mio compare maresciallo, mi informai sulla sua salute e gli promisi nuovi e interessanti sviluppi per quanto riguardava i nostri affari. Naturalmente in cambio di un piccolo favore. Ci misi un’ora a convincerlo senza dovermi abbassare i pantaloni e piegarmi a novanta gradi, con l'unica riserva che fossi io stavolta ad occuparmi dei dettagli tecnici perché lui non aveva la minima intenzione di farlo. Bestemmiai tra me e me e stetti quasi per rinunciare, ma l’opportunità era troppo buona e non potevo lasciarla scappare, considerando che dopo l’ultima volta non potevo proprio aspettarmi di più. Salutato il mio compare mi misi a rovistare nel ripostiglio, tirai fuori la mazza da baseball che mi regalarono per il mio quindicesimo compleanno ed un paio di buoni guanti di pelle, li misi sul tavolo e aspettai. Quando Silvia tornò le spiegai il piano e le dissi di prepararsi perché quella notte sarebbe stata un po’ movimentata. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Lei non battè ciglio, di fronte all’Apollinea perfezione del mio piano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Facemmo una bella scopata giusto per scaricare un po’ la tensione, poi lei si fece una doccia, si truccò e si mise in assetto da battaglia: collare con le borchie, lamette legate alle unghie con nastro adesivo modello “Freddy Kruger – Tura Satana”, fascia di seta alla cintura modello “Rumal thug da scantinato” e spray al peperoncino. Indossammo un paio di spolverini per non intralciare i movimenti ed uscimmo. Raggiungemmo il parco di fronte al credito laziale alle otto in punto, io andai a comprare dei panini e qualche birra ed aspettammo. Alle nove assistemmo all’esodo degli ultimi banchieri del credito laziale, alle nove e mezza fu il turno degli uscieri, poi venne il turno delle filippine che facevano le pulizie. Dall’edicola nessun segno di vita. Silvia si mise gli auricolari e regolò il volume al massimo, potevo sentire gli strilli degli AC DC a un metro di distanza. Alle dieci e mezza Silvia se ne uscì con un “Mi sono rotta le palle entriamo dentro e spacchiamo tutto”, le dissi gentilmente che fino a quando non arrivava la volante non si faceva nulla. Alle undici, dopo l’ennesima canna, Silvia tentò di ridarsi lo smalto alle unghie, ma smise quando si accorse che con le lamette era praticamente impossibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;In strada non c’era nessuno ma la luce dell’edicola era ancora accesa. Alle undici e quarantacinque finalmente arrivò la volante, le luci cominciarono a spegnersi: era il momento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Silvia si piazzò nell'androne del palazzo accanto al punto X, io all'altro lato dell’androne, sapendo per esperienza che quello era un punto cieco alla vista dall’interno dell’edicola, perchè la porta si chiudeva solo con la chiave ed il buco della serratura era sulla sinistra e dava giusto sul muro. Ho già detto che mai ho potuto permettermi il lusso di una saracinesca?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Una massa enorme si profilò nel vano della porta, mio Dio quanto era grosso. Ho cominciato a pensare di mollare tutto, ma era troppo tardi e c'era anche Silvia di mezzo. Forse è stato quel pensiero fugace da cavalleria del cazzo a cancellare gli ultimi dubbi, così sono sbucato urlando come Geronimo dal mio posticino segreto e l'ho beccato con la mazza da baseball su quella che doveva essere la nuca proprio mentre stava chiudendo a chiave.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;E’ stato come colpire un muro di mattoni con una clava da carnevale, non se ne è nemmeno accorto. Un momento dopo le sue manacce si chiudevano sul mio collo da mezza sega mentre le unghie cominciavano a scavarsi una strada verso la mia giugulare. In piedi mi superava di tutta la testa, poi mentre grugniva per lo sforzo, tutto si è trasformato in una gag di Benny Hill, ha mollato un peto. Quando si è voltato gli ho intravisto tre tagli trasversali sulla schiena: il marchio delle lamette di Silvia. Un manrovescio, uno strillo e Silvia era a terra, l'ho colpito, di nuovo e con più forza nello stesso punto, la nuca o qualunque cosa collegasse quel tronco da megattera a quella testa da bufalo. Stavolta doveva aver accusato il colpo perché mi ha afferrato la testa facendo pressione per schiacciarmela come una mela marcia. Prima che potesse riuscirci ho visto la sciarpetta di seta di Silvia allacciarsi a quel tubo di scarico che doveva essere il suo collo. La ragazza lo stava facendo da Dio. Si è portato le mani alla gola ed a quel punto l'ho colpito direttamente in faccia, in mezzo a quel monociglio del cazzo che continuavo a intravedere alla luce dei lampioni. Ma poi non so che cavolo è successo, perché a piegarsi all'indietro non è stata quella massa amorfa di grasso e paura, ma una vecchietta vestita di nero, con la faccia congestionata ed un vecchio ombrello in mano. Silvia doveva essere allucinata almeno quanto me perché ha mollato la presa e a quel punto la vecchietta si è girata e gli ha dato la punta dell'ombrello in un occhio. Ho sentito il suo strillo di dolore e sono impazzito di rabbia, vecchia o non vecchia se colpisci la mia donna sei morta. Gli ho ridato la mazza giusto nell'attaccatura fra le spalle e il collo ma non stavo colpendo una vecchia pensionata isterica, bensì un mastino napoletano grande quanto un pony e più nero del buco di culo dell'inferno che con un ringhio mi si è avventato direttamente alla gola. A salvarmi è stato solo l'istinto perché ho fatto per pararmi con la mazza da baseball, cosìcché le fauci del mostro si sono chiuse su questa e non sulla mia faccia. A quel punto me la stavo facendo sotto, potendo solo sentire quelle zampe da elefante mentre mi strappavano la camicia, il crocchiare imminente del legno della mazza mentre si stroncava a metà. Poi si è intromesso un suono veramente ridicolo in quella situazione "Fzzzzt !" la bestia ha emesso un ringhio ed un guaito ed ha mollato la presa ... spray al peperoncino, brava ragazza. Gli ho dato la mazza sul muso prima che potesse trasformarsi un'altra volta. "Dove cazzo sta la volante?!!" ricordo di aver strillato in preda al panico mentre finivo di sfasciare la mazza da baseball su quella testa impossibile che già si stava deformando in preda ad una nuova metamorfosi " Se ne è andata... quel figlio di troia del carramba è venuto e ha telato!" ha risposto la voce isterica di Silvia. Adesso stavamo osservando una specie di gorilla nero come la notte e con il muso ridotto ad una massa di carne sanguinolenta, ma prima che potessimo registrare i nostri movimenti Silvia gli aveva già graffiato gli occhi con le lamette, quegli occhi lucidi&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e spalancati, isole mobili in un mare di tumefazione mentre io gli tiravo un calcio nelle palle con tutta la forza che mi era rimasta. Il coso si è avventato alla cieca su di noi e io non ho visto più niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Quando dopo un’eternità mi sono rialzato, a terra c'erano due corpi, per la strada nessuno. Mi sono avvicinato a quello più snello pregando con tutte le mie forze che fosse viva ... &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Lo era. Dall'occhio destro colava un piccolo rivolo di sangue e aveva tutte le unghie rovinate ma era viva e tossiva e mi chiedeva di lasciare tutto e tornare a casa. Ho dato un'occhiata all'altro corpo, una massa stranamente più piccola di quanto mi fossi immaginato, scura e scomposta che per un attimo mi è parsa indossare due stivali doc Martens stranamente familiari ... ma poi Silvia mi ha tirato via piagnucolando e ci siamo dati a gambe levate, con quel poco di sano che ci era rimasto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-bidi-font-family: Calibri;"&gt;Adesso sto qui, alla scrivania, mettendo su carta tutto quello che mi è successo da quando più o meno sapete. Aspetto da più di un'ora che Silvia esca dal bagno ... Silvia che ha rifiutato di chiamare l'ospedale, Silvia, la donna che mi ha aiutato prima e dopo ... la mia donna. Ripenso al sogno che ho avuto ieri notte e a quella voce. Queste creature diventano pericolose solo quando cerchiamo di riprenderci quello che gli abbiamo lasciato, comincio a pensare che quel sogno era un avvertimento, un avvertimento a non provare a togliere loro il giusto compenso di una privacy che ritengono aversi guadagnato. Scrivo per dirvelo e per avvertirvi, perchè il tempo è poco. Dal bagno sento il suono di passi pesanti e il cigolare della porta che si apre, non so perchè ma mi viene in mente l'immagine di mio padre in pigiama, anche se so che non saranno nè Lui nè Silvia ad uscire da quella porta, a giudicare dal grugnito gutturale che ho sentito. Adesso devo lasciarvi, vado a spegnere la luce.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-6642694033296748384?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/6642694033296748384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/lorco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6642694033296748384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/6642694033296748384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/lorco.html' title='L&apos;Orco'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-8025562259914663367</id><published>2010-11-08T10:45:00.000-08:00</published><updated>2010-11-14T06:54:50.727-08:00</updated><title type='text'>"La strada"</title><content type='html'>Ci muoviamo stavolta in tutt'altro campo, quello delle relazioni Inter-personali (spesso conflittuali). Scrissi questo articolo (mi tocca dirlo) fortemente autobiografico, in ideale risposta ad un altro&amp;nbsp;articolo di Eugenio Scalfari pubblicato su &lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;Repubblica&lt;/a&gt; tempo fa. Parlava dell'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amore"&gt;Amore&lt;/a&gt; e delle relazioni amorose in &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Occidente"&gt;Occidente&lt;/a&gt;, dalle "origini" (per modo di dire) pagane ai giorni nostri. Si interrogava molto sul ruolo della donna, dalla sua posizione subalterna nel mondo Antico, all'&lt;a href="http://www.studibiblici.it/appunti"&gt;"Amore Agapico"&lt;/a&gt; della cultura cristiana delle Origini, fino all'Amore-Passione di stampo &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo"&gt;Romantico&lt;/a&gt;. L'articolo terminava con una "presa di coscienza" del fatto che oramai l'Amore-Passione di&amp;nbsp;tipo Romantico dura solo tre anni (e dovremo crederci se&amp;nbsp;lo dicono le statistiche) per poi passare ad un rapporto "più salutare" (a detta di Scalfari) non più basato sulla passione erotica, bensì&amp;nbsp;incentrato su di una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amicizia"&gt;"amicizia"&lt;/a&gt; solidale ed aperta. In risposta scrissi quanto segue. Lo&amp;nbsp;riporto qui completo anche della serie di indicazioni che detti alla Redazione in caso di eventuale pubblicazione,&amp;nbsp;Giudicate voi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2 style="margin: 10pt 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="color: #4f81bd;"&gt;&lt;span style="font-family: Cambria;"&gt;Una Strada&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Anche se con un poco di ritardo, scrivo questa sorta di “Lettera al direttore”, in ideale risposta all’ottimo articolo di &lt;a href="http://biografieonline.it/biografia.htm?...biografia=Eugenio+Scalfari"&gt;Eugenio Scalfari&lt;/a&gt; sull’&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amore"&gt;Amore&lt;/a&gt;, pubblicato almeno 15 giorni fa su &lt;a href="http://“repubblica”./"&gt;“Repubblica”.&lt;/a&gt; Prego il Direttore responsabile di non fare caso al tono polemico, fa parte del gioco. Altro fattore che può rendere apparentemente “ostica” la lettura di questa mia, potrà essere costituito dalla sua lunghezza. Nel caso risultasse eccessivamente laboriosa per un “breve”, autorizzo senza problemi i tagli che la Redazione reputasse necessari. In caso (come penso maggiormente io) di rifiuto integrale, capirò senza problemi, in quanto, aldilà della pubblicazione o no del pezzo, accetterò di buonissimo grado anche soltanto critiche o suggerimenti. In caso invece si pubblicazione (ipotesi remota) pregherei soltanto la Redazione di lasciare tutti i nomi di persona in bianco e di lasciare la firma “Mariano D.” per motivi di Privacy dovuti alla natura del contenuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Ringraziando in anticipo per la cortese attenzione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Cordialmente Vostro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Mariano D.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Ed eccomi qua a fare il punto della situazione. In realtà quando una storia finisce la prima cosa che si sente dire daparte di amici, familiari e conoscenti è; “Quando succede succede … la colpa non è di nessuno … io in fondo ho sentito solo una campana etc. etc.” naturalmente, tutti giri di parole di convenienza. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;In realtà io non lo so di preciso, voglio dire che non conosco neppure perché o percome sia terminata la mia relazione, ma soprattutto perché abbia bisogno di individuare un “Colpevole”.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Adesso mi&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;trovo qua, sotto la casa che il mio ex-amore ha occupato per la durata d due mesi in questa semplice via di una qualsiasi città della Toscana. Và detto che ci sono venuto solo in quanto il mio posto abituale era chiuso per turno di riposo, ma alla fine, come si suol dire, niente è casuale, tutto ritorna in circolo, nel nostro cervello come nelle nostre abitudini. Ad un centinaio di metri da qui sulla sinistra c’è &lt;a href="http://www.alcambio.net/"&gt;il “Cambio”,&lt;/a&gt; sorta di Disco-Pub dove “uscimmo” la prima volta, mentre dalla parte opposta si trova la &lt;a href="http://www.lett.unisi.it/"&gt;Facoltà di Lettere e Filosofia&lt;/a&gt; dove ci laureammo tutti e due lo stesso giorno dello stesso anno (Aprile 2006). Francesco S. (mio vecchio compagno di bisbocce durante l’adolescenza), mi sfanculò più o meno all’altezza di dove mi trovo adesso (Australian Pub), ad una biforcazione che si trova a cinquanta metri da qui, sulla destra, si trova invece la casa dove un tempo abitavo e dove, se così si può dire, si “coronò la prima parte del nostro amore” (non è un caso che abbia evitato di scrivere “sogno d’amore”), poco più giù, tornando indietro, si trova il Carcere davanti al quale lei mi ha lasciato. Se dovessimo quantificare in distanze la durata del nostro amore, potrei dunque rispondere che cominciammo dal “Cambio” per poi finire quaranta metri più in giù. La classica definizione “Beffa feroce” potrebbe non essere peregrina, ma se mi fermassi a questo sarei ingiusto. In realtà quel semplice tragitto di quaranta-cinquanta metri (facciamo 80 per non apparire ingenerosi) è durato la bellezza di sette anni ed ha visto tappe quali; la Toscana del Chianti, Il profondo Lazio, la Campania e Napoli, La Puglia con Lecce, il Festival della Taranta, Gallipoli e Porto Badisco solamente in Italia, mentre in Spagna dovrò elencare; Madrid, la Cantabria, Santander, La Rioja, Palencia, Toledo, Granada, Cordoba, Le Canarie con Tenerife. Tanto per usare una trita metafora fantascientifica, è stato come penetrare in un’altra dimensione durante quel tragitto di 50-80 metri e vuole sapere come ci si senta al ritorno su quella strada? Ci si sente più vecchi , più stanchi, più disillusi. Mi guardo allo specchio la mattina e mi trovo qualche pelo bianco nel pizzetto, nessuna ruga se non intorno agli occhi, ma già nei miei polmoni si agita quella malattia che forse mi condurrà ad una fine lunga e dolorosa. Ciononostante riesco a reggere 4 o 5 canzoni al “Guitar Hero” con voce sostenuta prima che mi si arrochisca a causa del pacchetto di sigarette che mi fumo giornalmente. Non sono ingrassato di un grammo, sono ancora forte a nuoto, ho l’impressione che le donne mi guardino … le solite corbellerie da trentenne (trentaduenne se vogliamo essere giusti) ma non mi sento più saggio, forse solo più civile. Il suo nome (voglio dire, quello del mio ex-amore) significa in greco “Immagine di Verità”, ricordo che me lo diceva spesso ed è curioso che adesso, mentre scrivo, fra tutti posti dove abbiam fatto l’amore, mi ricordi giusto di quando lo facemmo dentro la famosa &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bocca_della_Verità"&gt;“Bocca della Verità”,&lt;/a&gt; scultura emblematica che si trova nel semi-abbandonato&lt;a href="http://www.parcodeimostri.com/"&gt; “Parco dei Mostri” di Bomarzo&lt;/a&gt;. L’ennesima prova del fatto che non esistono le coincidenze?O forse fu lei ad incitare la cosa spinta da una forma di narcisismo del tutto innocente, quasi tenera? Non so dare una risposta a questo. Da tali aneddoti e da altri, di cui verrà costellato questo “Giallo” dal sapore vagamente Kafkiano, sarà possibile evincere che un amore finito lascia delle tracce, le lascia comunque. E’ come una ferita che aspetti di rimarginarsi, ha bisogno di aria e di tempo, adesso anche di distanze, perché quei 50-80 metri adesso si dilatano, si restringono, già non sono più gli stessi, non lo sono da almeno una pagina. Il che ci riporta all’origine del Problema; il colpevole, per cui, forse adesso sarà meglio dire qualcosa in più sulle “Dramatis Personae”. Vengo da una Famiglia&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;piccolo-Borghese; Padre Funzionario Statale, Madre casalinga mediamente soddisfatta. A quindici anni avrei scritto che sono una coppia di egoisti anacronistici, duri di testa ed incapaci di comprendere sia i tempi sia i propri figli. Adesso scrivo che sono due persone molto originali, estremamente particolari e fragili, travolti da un cambio epocale e generazionale che capiscono ed avallano meno di noi, ma con lo stesso senso di spaesamento. Il Fascismo di mio Padre è sempre stato all’acqua di rose, becero e paesano, ridanciano, colto a modo suo, spensierato e quasi boccaccesco. Adora i suoi figli maschi (me e mio fratello) di un amore smisurato ed unilaterale, rispetta sua moglie e la vede ancora come la biondona svampita alla &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edwige_Fenech"&gt;Edwige Fenech&lt;/a&gt; dei film di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lando_Buzzanca"&gt;Lando Buzzanca&lt;/a&gt;, biondona di cui si innammorò nei tardi anni ’60, un eterno bambino con la testardaggine dei suoi antenati contadini. Mia Madre?&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Dopo i primi spasimi di indipendenza ha accettato la sua condizione con piacere (qualche malalingua la definirebbe “Subalterna”) ma lei accettò la cosa anni fa ed adesso, nonostante tutto, no&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la vedo lamentarsi. Le piace ancora tanto ballare alle canzoni di Brian Ferry e George Michael, adora i film con &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rutger_Hauer"&gt;Rutger Hauer&lt;/a&gt; (tutti, compreso “&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blade_Runner"&gt;Blade Runner”) &lt;/a&gt;è caotica e sanguigna, si arrabbia con passione per motivi che i più definirebbero “marginali”, ha la risata di una ragazzina. Può darsi che io abbia ereditato la sua pigrizia, può darsi (è sicuro) che io abbia ereditato la sua (la loro) ingenuità. Ancora adesso mi commuovo di fronte ad un film strappalacrime, ho una certa qual inclinazione alla “Sceneggiata” (siamo tutti napoletani) ed a volte (dovrei dire “spesso”) tendo ad assolutizzare le mie posizioni a prescindere da quanto siano effettivamente documentate o ponderate. Da adolescente osteggiavo mio Padre con ogni mezzo, come penso facciamo ed abbiam fatto un po’ tutti, ma ho finito per iscrivermi a Filosofia, che era uno dei suoi sogni di ragazzo. Scelsi l’indirizzo Antropologico perché me ne parlò un mio amico del Liceo Classico (ho dimenticato di dire che in famiglia è un po’ una “Tradizione” quella di iscrivere i figli maschi al Liceo Classico, Tradizione alla quale, finora, è riuscito a sottrarsi solamente mio fratello) e la scelsi immaginandomi chissà quali avventure alla Indiana Jones. Purtroppo, quando mi accorsi che così non era, commisi il grave errore di non correre ai ripari. Che in questo abbia fatto capolino la pigrizia congenita di mia Madre che tanto criticavo durante la mia Adolescenza?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;Mio Nonno, Buonanima, al quale sono e sarò sempre molto legato, ha offerto un esempio tipico di fedeltà ed amore coniugale vecchio stampo. Niente violenza familiare (semmai il contrario), battibecchi continui da Commedia all’italiana, forse qualche tradimento mai rivelato, a livello di “flirts” se non in maniera più concreta, ma mio Nonno e mia Nonna costituivano una coppia affiatata e collaudata e funzionavano con un invidiabile meccanismo a orologeria, tanto che non deve stupire che il loro programma preferito fosse &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_Vianello"&gt;“Casa Vianello”&lt;/a&gt; . Ci si riconoscevano in pieno o forse credevano e così fosse, il che fa lo stesso. Lei, mia Nonna, ancora in Vita ringraziando la “Moira Indomabile”, è l’ultima discendente di una schiatta di napoletani nobili, essendo da poco passata a miglior vita la di lei sorella nubile, dopo una lunga degenza in manicomio. Da giovane mia Nonna, artista precoce e talentuosa, dipingeva copie di artisti famosi quali Leonardo e Degas, ma non fu mai mandata a studiare all’Istituto d’Arte per colpa del Padre, il mio Bis-Nonno sempre Buonanima, he sognava per lei un ricco matrimonio con qualche facoltoso commerciante o avvocato di grido. Vittima del solito patriarcalismo mediterraneo in generale e partenopeo in particolare? Sicuramente, ma andrebbe ricordato che si era in tempo di Guerra e che concetti come &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emancipazione"&gt;“Emancipazione”&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo"&gt;“Femminismo”&lt;/a&gt; (e scrivo “Concetti”) in quanto tali sono rimasto ancora oggidì) allora non solo apparivano astrusi ma neppure lontanamente concepibili. Lei, dicevo, bella come un’attrice statunitense (certuni la paragonavano a Lois Lane) vide in mio Nonno la sua unica Chance per sottrarsi ad un giogo familiare oppressivo e colse, ricambiata, la sua occasione. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Anche mio Nonno, primo di sette figli e figlio anch’esso di un modesto dipendente statale, dovette faticare molto per&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;“emancipare” sé stesso ed i disoccupati fratelli. Il suo ideale “Curriculum” vanta di tutto, dalla pesca di monetine sulla costiera amalfitana al saccheggio, per il quale fu internato in un pre-campo di concentramento all’indomani dell’occupazione tedesca di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli"&gt;Napoli&lt;/a&gt;, campo dal quale riuscì a fuggire per miracolo; da collaboratore dell’armata di liberazione statunitense a, infine, impiegato statale per il dipartimento della regione Campania “Affari e spettacolo”, dove conobbe , fra i tanti, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erminio_Macario"&gt;Macario&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Taranto"&gt;Nino Taranto&lt;/a&gt;&amp;nbsp;ed altri mitici attori della “Rivista” napoletana. Mio Nonno è stato anche nella Nazionale di pallanuoto durante lo stesso periodo nel quale si esibiva anche un più magro Bud Spencer (ho le prove di questo sottoforma di foto). Per allora mio Nonno esibiva quel fisico smilzo e scolpito che avrebbe conservato anche da vecchio, ho preso da lui, inutile dirlo. Con tali esempi maschili non deve stupire che il mio approccio con l’altro sesso sia stato quasi sempre caratterizzato da un misto di aggressività machista durante la prima fase (lascito di mio Padre) e di rassegnazione amichevole durante la seconda (lascito di mio Nonno). Alla lunga mi affeziono, ironizzo sui difetti di entrambi, tollero le mie e le altrui mancanze con bonomia, il che diverte l’altro sesso, ma è un’operazione destinata a fallire dato che si sa che la ricetta di una corretta gestione del “flirt” oggidì si basa sul contrario esatto di quanto ho riportato. Così, anche immancabilmente in questo caso, ho fallito e, posso aggiungere miseramente. Quando mio Nonno morì, mio fratello mi avvisò per telefono. Ricordo che scoppiai a ridere per puro automatismo isterico e, quasi in contemporanea, mi legai a quello che oramai è il mio ex-amore. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La verità è che questo fatto contribuisce in larga misura alla mia ossessione. In pura tradizione patriarcale, mi rendo conto di considerare il mio ex-amore come un lascito indiretto di mio Nonno, posso quindi comprendere, caro Scalfari, le ragioni del suo scagliarsi decisamente contro questo tipo di visione maschilista per quanto concerne i rapporti con l’altro sesso, ma a questo punto le chiederei anche se abbia analizzato bene le ragioni profonde di tale fenomeno. Mi è stato detto che&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;forse il mio ex- amore ha abbandonato la storia in quanto a senso unico. Il rapporto non si evolveva nella direzione giusta. Mi accusava di mancanza di responsabilità, di “cazzeggio” e, naturalmente, di “minimizzazione” dei problemi reali, Ella cioè voleva da parte mia un impegno più ampio. Già da quando ci trovavamo in Spagna Ella avrebbe voluto convivere con me in un monolocale debitamente attrezzato, desiderio giusto dopo anni di convivenza, sia in Spagna che in Italia, con persone provenienti dai posti e dalle esperienze più disparate, ma operazione questa (quella della Convivenza voglio dire) che il mio modesto stipendio di catalogatore ed archivista a cottimo non mi ha mai permesso di realizzare. Devo anche aggiungere che durante la fine della mia carriera universitaria fui colto da smarrimento e terrore “postumi” riguardo al mio destino, che chiesi allora (si era nel 2006) un periodo di riflessione, abbreviato ad una quindicina di giorni a causa dello stato in cui versò allora il mio ex-amore a causa di questa mia “debàcle” esistenziale. In quel caso Ella mi stette molto vicino, soffrì per la mia sofferenza e, grazie a lei, non solo tornammo a vivere insieme, ma trovai anche il coraggio di cambiare lavoro, diventando da semplice cameriere ad operatore turistico prima ed a catalogatore dopo.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Ma la città finì per starle stretta, la Spagna attendeva sottoforma di stage e “Leonardo”, stavamo per ricominciare ancora. Considerai attentamente se fosse il caso di seguirla oppure di rimanere in Italia allo scopo di costruirmi un futuro più solido, magari prendendo l’ultimo treno utile della SSISS (i fatti avrebbero smentito poi tali rosei progetti), ma ero innamorato, sentivo di doverle qualcosa ed il resto, naturalmente, era pura curiosità. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;In Spagna lei si consolidò nel suo ruolo di Insegnante di italiano per stranieri, io divenni prima catalogatore di libri antichi, poi di libri moderni, sempre con contrattini a termine, sempre cambiando lavoro. Facevo anche un dottorato per continuare con i miei interessi, sembrava che tutto andasse bene, ma c’era un anello debole, ero io, per il motivo che prima ho riportato, solo che ancora non mi rendevo conto di quanto lo fossi. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Dopo la fatidica ammissione della mia incapacità economica a prendere il monolocale, se la legò al proverbiale ditoe non me ne passò più una. Giudicò senza appello il mio ritorno in Italia dopo l’ennesima scadenza dell’ennesimo contratto a termine. Ritornò anche lei peraltro, caldeggiando questo ritorno, ma non evitò di rinfacciarmelo. Nella città che aveva visto la nascita del nostro amore, io non riuscii se non a trovare un modesto impiego di cameriere sottopagato e senza contratto come è nostra incrollabile tradizione di italiani, il cerchio si stava chiudendo per ricominciare, come nei migliori romanzi, ma lei non riuscì a perdonarmi neppure questo. Cercò di convincermi a ricominciare a Firenze, ma nessuna Biblioteca mi volle come in Spagna, non c’era lavoro per me. Le dissi di nnon prendere ancora casa, di aspettare la stagione (si era nel 2009), forse qualche Ristorante mi avrebbe offerto un contratto (ho esperienza quasi decennale nel settore, non va dimenticato), il tempo mi dette ragione ma lei, oramai, si era stancata. Per il momento, ad una attenta osservazione della componente maschile di questo “giallo” si può osservare una sorta di acquiescenza, da attribuirsi senz’altro alla “pigrizia” di cui individuavo qualche pagina addietro le cause. La mia colpa fu quella di lasciarmi trascinare dagli eventi senza nulla programmare. Mi lasciai solamente assorbire dalla sfida che avrebbe comportato per me l’adattamento al lavoro in un paese estero e ad una lingua che mai avevo studiato né avevo voluto studiare, senza considerare che lei già era passata ad uno stadio successivo. Se lei invece abbia avuto o no delle colpe, questo non spetta a me dirlo, adesso sarebbe prematuro, sia per una questione di fair-play (sarà questo termine scevro o no, a questo punto, da un’accusa di maschilismo?), sia per una questione di onestà da parte mia. Adesso sono qui, ad analizzare cause e concause a mente fredda, a “delitto già consumato”, partendo dal generale per forse giungere al particolare, applicando quella massima della filosofia ermetica che diceva “Come in basso così in alto” e sperando che, incidentalmente, funzioni. Dopo aver letto il suo articolo signor Scalfari, devo concludere di non condividere appieno il suo acceso femminismo. Ho sempre votato a sinistra per ragioni esistenziali se non ideologiche, questo suona come una giustificazione, mi creda Scalfari quando le dico che non lo è.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;E’ stato detto a ragione che le donne non si sono emancipate, che ancora cercano la loro condizione paritaria a dispetto di un mondo fatto ad immagine e somiglianza dei desideri maschili, che esse, in questa dura lotta, dimenticano le caratteristiche pregnanti del loro sesso per combattere gli uomini sul loro stesso campo, ma forse si è dimenticato anche di specificare quanto esse si muovano a loro agio in questo particolare tipo di “identificazione”.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Da sempre l’uomo (inteso nella sua accezione di “vir” appunto, di “genere maschile”) al momento di immaginarsi un mondo ideale, fatto a proprio uso, consumo, immagine e profitto (non necessariamente in quest’ordine) lo fa bene e senza dimenticare un solo dettaglio. Stupisce dunque così tanto che la donna, anziché opporsi coerentemente a tale stato di cose decida di farlo suo in tutto e per tutto? Il mio ex-amore viene da una famiglia un po’ più agiata della mia con l’unica differenza che, mentre i miei genitori sono entrambe laureati in Giurisprudenza, i suoi non sono laureati affatto. Ricordo ancora, a mò di interludio, la scena comica di quando sua Madre si rifiutò di conoscere la mia perché: “Sennò che figura ci faceva”. Suo padre commerciante e venditore all’ingrosso, sua Madre infermiera della USL; tre case contro una sola, la mia, più “liberalizzazione di costumi” proveniente dal lavoro, quindi più dialogo. Al mio ex-amore non è stato mai negato nulla per sua stessa ammissione, mentre a me è stato negato l’uso dell’automobile fino quasi a trent’anni a causa di motivi talmente ridicoli da non meritare di essere qui riportati e cito solamente il più “innocuo” fra gli aneddoti.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;L’abbandono dell’ex-ex del mio ex-amore (mi si perdoni lo scioglilingua), ha seguito quasi puntualmente le fasi del mio; negazione del sesso, ricerca di “prove” utile a testimoniare la fine “colposa” del rapporto, ricerca del litigio continuo, fase di introspezione ed infine, brutale abbandono. Forse l’uso dell’aggettivo “brutale” potrà apparire un po’ esagerato, ma spero mi si perdonerà se altro non mi sovviene. Si potrebbe pertanto desumere che tale tipologia di atteggiamenti provenga dallappartenere o meno ad un ceto specifico piuttosto cha ad un altro? Onestamente, mi pare che questo esaurisca solo parzialmente il problema. Anche in casa mia si è sempre parlato tanto (più gridato che parlato senza dubbio). Le mie scelte, cos’ come quelle di mio fratello sono state contestate e criticate ma l’aiuto ed il sostegno, materiale ed affettivo, non ci è mai mancato alla fine. E’ un mondo duro, su questo non rimane alcun dubbio &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;. Sembrava che certe barriere fossero state abbattute , che i confini geografici si fossero allargati, ma poi l’ennesima crisi ci ha insegnato che ciò che il denaro può aprire lo può anche chiudere e senza una parola di spiegazione, così, brutalmente e seguendo il medesimo schema; abbandono del piacere a tutti i livelli, ricerca di “prove” e testimonianze sulle possibili cause, ricerca del litigio con i possibili responsabili ed in fine, abbandono alla situazione di fatto. Le sarà sicuramente balzato all’occhio, mio caro Scalfari, quanto alla fine un rapporto affettivo assomigli in tutto e per tutto ad un rapporto di lavoro. L’entusiasmo iniziale misto alla paura, la routine del successivo adattamento, la crisi da adattamento , la fine del rapporto (abbandono o licenziamento). Lei mi insegna che ciò non deve stupire, in quanto la gestione dei rapporti privati non è che lo specchio della gestione di quelli pubblici, in altre parole; questi non fanno che riflettere la società ed i costumi dominanti del tempo in cui si vive. Durante il Medioevo il matrimonio altro non era se non il riflesso dell’unione fra lo stato feudale e lo strapotere della Chiesa Cattolica, comunione di beni, comunione di intenti. Per i dissidenti non v’era scappatoia possibile se non alternativamente, nel libertinismo, nel rogo o nel “Trovatorismo”. Nelle corti e nei “Tribunali d’Amore” celebrati dai Trovatori non v’era altro giudice se non l’Amore stesso ed a nulla valevano “contratti” matrimoniali, appartenenza a ceti o ad ordini monastici (basti citare a esempio la tormentosa relazione fra Abelardo ed Eloisa). Ma allora, forse, si conosceva bene la natura del nemico, sottoforma di Stato e Chiesa, mentre adesso questa Civiltà di mercanti, banchieri e “Brokers” ci inganna e ci confonde. Crediamo che la scelta in Amore sia libera, ma è fin troppo condizionata dall’ambiente (Lavoro, Università etc.) dall’età, dall’aspetto e, sì, anche dalla condizione sociale. Crediamo nell’eterna giovinezza dei sentimenti, ma viviamo in una società dove il divario fra vecchi e giovani è diventato un abisso; crediamo puerilmente che la ragione non abbia nulla a che fare con i sentimenti, ma passiamo il nostro tempo a farci calcoli su quanto più o meno “ci convenga” legarci, facendo considerazioni su “età”, “aspetto”, “status” ed altro ancora. Noi uomini siamo vittime tanto quanto loro con la differenza che uccidiamo, su questo non v’è dubbio alcuno, ma per un violento affetto da gravi turbe psichiche che uccide la sua ex-compagna, quanti onesti &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;abbandonati si nascondono in silenzio a piangere come le proverbiali sposine lasciate davanti l’altare, delusi, depressi, timorosi anche solo di esprimere il loro disagio a causa del delirio maschilista di oggidì, diventato altrettanto patetico quanto quegli altri slogan che parlano di donne dure, indipendenti ed al tempo stesso leggere e femminili? Come può, mi domando io, una donna oggigiorno manifestare quelle virtù “di solidarietà” di cui lei parla se deve fare carriera prima che il suo aspetto decada in quella voragine che separa i vecchi dai giovani, o prima che i ruoli impongano lo scotto che sempre lo stesso da millenni? E come facciamo noi a mitigare i tratti più pericolosi del nostro sesso se ci troviamo circondati da un Universo ostile dove amici e datori di lavoro possono convertirsi in potenziali concorrenti e dove Madri, Amanti e Sorelle si mutano da un giorno all’altro in virago dal cuore duro, egoiste quanto può esserlo un uomo?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;span style="font-family: Calibri;"&gt;La risposta che si sente in questi casi è quasi sempre; “Questa società l’abbiamo voluta noi”, ma Noi chi? Domando io, non certo quelli come me e da questo si evince la natura dell’ipocrisia, la nostra di vittime (di ambo i sessi) e la loro di carnefici (idem). Ricordo ancora un episodio di cui fui protagonista anni addietro. Una mia amica stava per prendere i Voti in un Convento spagnolo ed io stavo disperatamente cercando di convincerla a non farlo. Mi stava parlando del peccato originale, di come noi dovessimo scontare la colpa commessa da Adamo nel giardino dell’Eden, il suo peccato d’orgoglio. “Perché?” domandai io ad un tratto non senza un certo sdegno: “perché devo essere io a scontare la colpa di un altro e, per di più, di uno che esisteva quando la Storia ancora doveva cominciare?”. Così siamo noi “moderni”, il peccato originale non lo vogliamo accettare, tralasciando ovviamente il caso della Penisola italiana dove purtroppo tali casi abbondano, ma accettiamo di buon grado menzogne quali: “Questa società l’abbiamo voluta noi”, un Dogma per un altro Dogma e la bilancia è di nuovo in equilibrio. Balle. Nonostante abbia sempre cercato di lavorare e studiare mi ritrovo qui con gli stessi problemi di anni fa. Quando tornai dalla Spagna non sapevo che fare. Un altro Master? E se sì in cosa con la prospettiva concreta di trovare lavoro? Un altro sforzo economico da far sostenere ai Miei? Lavoro? Quello che c’è quando c’è e dove si trova. Troppi interrogativi, troppa titubanza. Condizioni insufficienti per mandare avanti quella piccola azienda costituita da me e dal mio ex-amore, ma sufficiente perché l’Azienda mi mandasse a cagare nel momento in cui si sono abbassati gli standard di rendimento: “E’ stato molto bello, ritorna la calda estate”. Battiato docet. Scriveva quella grande femminista ignorata che fu Simone de Beauvoir, che quello della donna e dell’uomo deve essere un “Mit Sein”, un “essere con” lasciando immutate tutte le differenze inerenti al sesso, al genere ed al carattere, ma io vedo solo un Mondo barbaro che schiaccia chi sbaglia e chi tentenna senza pietà per i sentimenti o per i ricordi condivisi. Ci pensi Scalfari, che lo dica io, giovane di belle speranze (Sic) e sulla trentina risulta quasi patetico, ma che succede se a dirlo è un padre di famiglia che si ritrova senza lavoro e senza famiglia a 50 anni? E quanto si pensa poi che siano 20 anni in più o in meno? “La Vita e nù muorz’” scriveva Erri de Luca, ed a tratti ti rimane solo l’amaro in bocca. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Arrivati a questo punto del Giallo, possiamo alla fine dire di aver trovato il colpevole che cercavamo? Se questo fosse un Giallo alla Agatha Christie forse si, ma questo genere di gialli è bene lasciarlo per i casi più seri, come quello della povera Sarah Scazzi con il quale ci stanno ossessionando da mesi. Ragazza-bambina vittima un’infinità di volte; di essere donna, di essere giovane, di aver vissuto al Sud che è ancora la Terra dell’arretratezza culturale, dell’Ignoranza, della brutalità; vittima dell’ennesima Famiglia di “omertosi” criminali, orchi, esibizionisti e, adesso, vittima anche dei Media. Ma questo è un Giallo alla Durrenmatt, dove il colpevole, se c’è, è già morto e sepolto. Rimane solo quella strada di 80 metri dalla quale, a Dio piacendo, spero di uscire al più presto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-8025562259914663367?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/8025562259914663367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/la-strada.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/8025562259914663367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/8025562259914663367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/la-strada.html' title='&quot;La strada&quot;'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7083558814990126902.post-3273811588055860657</id><published>2010-11-01T09:39:00.000-07:00</published><updated>2010-11-08T09:37:39.425-08:00</updated><title type='text'>Trasmutazione</title><content type='html'>Si tratta di un romanzo breve. L'ispirazione mi è venuta dopo la lettura del racconto &lt;a href="http://weirdletter.blogspot.com/.../machen-il-bene-e-il-male-solitarie.html"&gt;"The White People"&lt;/a&gt; di un scrittore gallese, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Machen"&gt;Arthur Machen&lt;/a&gt;. Ancora oggi, Machen viene considerato uno dei maestri del genere Fantastico nonchè genio ispiratore degli incubi di &lt;a href="http://h.p.lovecraft/"&gt;H.P.Lovecraft&lt;/a&gt; "Il Solitario di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Providence"&gt;Providence&lt;/a&gt;". Machen scrisse a principio del 1900 e proveniva da una famiglia modesta. Forse furono le vicissitudini del padre, Pastore anglicano ma al tempo stesso fedele della ben più antica &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_celtico"&gt;"Celtic Church"&lt;/a&gt; , ultima componente cattolica del monachesimo celtico-medievale introdotto da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Columba_di_Iona"&gt;Columba&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Columba_di_Iona"&gt;San Patrizio&lt;/a&gt; in &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Irlanda"&gt;Irlanda&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galles"&gt;Galles&lt;/a&gt;, ad ispirare la condotta vagabonda ed estrosa di questo scrittore. Il Padre, a causa di varie antipatie da parte di colleghi anglicani più "ortodossi", fu costretto a trasferirsi spesso per lasciare infine alla sua morte una esigua eredità ad Arthur, con la quale il futuro scrittore potè mantenersi agli studi. Di quel periodo, che Machen descrive con le tinte fosche di un incubo ed una visione, Machen ha lasciato testimonianza nel romanzo &lt;a href="http://www.blogtoplist.com/rss/arthur.html"&gt;"The secret Glory"&lt;/a&gt; , dove descrive gli episodi di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo"&gt;"bullismo"&lt;/a&gt; subiti, le umiliazioni inflitte dalla middle-upper class inglese sugli alunni più deboli, la prepotenza degli insegnanti ed altre di quelle amenità che troveranno sfogo maggiore nel più conosciuto &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_signore_delle_mosche_(romanzo)"&gt;"Lord of flies"&lt;/a&gt; di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/William_Golding"&gt;William Golding&lt;/a&gt;. Nel racconto che ho preso a modello; &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_Machen"&gt;"The white people"&lt;/a&gt; , si narra della progressiva iniziazione al Male operata ai danni di una bambina innocente. Dal punto di vista stilistico, il racconto è un capolavoro, con tutti quegli elementi appartenenti a cerimonie pagane ed a presenze "disturbanti", sempre intravisti ma mai rivelati o descritti pienamente, tecnica di penombra letteralmente saccheggiata da Lovecraft e dai suoi epigoni. Dal punto di vista strettamente dottrinario e filosofico, Machen fà sue alcune conclusioni della filosofia neoplatonica di Giamblico e Plotino, identificando il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caos"&gt;Caos&lt;/a&gt; dell'Indifferenziato con il &lt;a href="http://www.blogger.com/www.ciao.it%20›%20...%20›%20Letteratura:%20Storia%20e%20Critica%20Pietro%20Citati"&gt;Male assoluto&lt;/a&gt; e la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santità"&gt;Santità&lt;/a&gt; come una fuga estrema dal mondo conisciuto, uno stato di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santità"&gt;Grazia&lt;/a&gt; che non a nulla a che vedere con la realtà di tutti i giorni così come la malvagità assoluta che non va mai identificata con l'efferatezza o la barbarie, in quanto il Male non è mai naturale ma sempre "Sovra-naturale" o "Sub-naturale". Se potete, leggete prima il racconto di Machen e poi il mio, se non potete, sappiatemi almeno ridire se gli elementi che ho descritto si ritrovino o meno nel mio.&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trasmutazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nota del curatore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'opera di cui a continuazione si offre la lettura è di difficile classificazione. Tutto "lascerebbe pensare" che sia stata redatta dal mio caro amico scomparso al cui nome, per ragioni editoriali, è stato attribuito quanto di seguito leggerete. Pongo il refuso per alcune ragioni, che possono limitarsi a due semplici considerazioni. La prima è che, nonostante possa vantare una lunga conoscenza con il supposto autore, mai e poi mai avrei sospettato in lui una tale "vena" di scrittore. Posso assicurare, senza ombra di dubbio, il suo interesse (quasi compulsivo) per le scienze occulte, da cui il presente scritto appare chiaramente influenzato, ma qui finisce qualsiasi tipo di rassomiglianza con le abitudini e le inclinazioni del mio amico. La seconda è che non si può dire, nonostante la cronaca lascerebbe pensarlo, che quanto scritto di seguito abbia realmente a che vedere con i fatti avvenuti a Villa Rispoli. Naturalmente le ragioni di una simile scelta editoriale sono da attribuirsi esclusivamente a tale tipo di inquietanti coincidenze, ma dopo una attenta lettura non potranno fare a meno di balzare agli occhi alcune incongruenze nella forma, piuttosto che nel contenuto. Sappiamo (e non potremmo fare a meno di saperlo, considerando il martellare mediatico a cui siamo stati e siamo costantemente sottoposti in questi giorni) che il piccolo Immanuel si è spento tristemente a causa di un collasso cardio-respiratorio, sappiamo che tutto ciò è avvenuto in circostanze ancora poco chiare nella Villa dei genitori, situata a pochi Kilometri da [...], in località [...]. Sappiamo che l'edificio in questione era appartenuto fino a poco tempo fa a gli ultimi eredi di una antica famiglia nobile del circondario, i quali decisero di disfarsene a beneficio della famiglia di Immanuel in data relativamente recente, sappiamo anche che la famiglia del piccolo Immanuel, era originaria dell'Europa dell'est, dove iniziarono ad esibirsi nello Spettacolo a contenuto esoterico a cui si fa riferimento nello scritto che vi presentiamo, ma tutto il resto, possiamo ricostruirlo solo mediante congetture. Il fatto che il mio amico parli così diffusamente di pratiche in uso all'interno della famiglia di Immanuel, lascerebbe pensare che le loro attività proseguissero ancora qui, all'interno della nostra piccola comunità, che tale tipo di attività incontrasse largo consenso all'interno di certi ambienti, ambienti di cui non voglio riportare i nomi in quanto oggetto dell'indagine accurata condotta attualmente dalle forze dell'ordine e che la rivelazione di questi fatti è stata fortemente avversata da alcuni esponenti di spicco di questi ambienti. La casa di editoriale, oltre a me stesso, erano pienamente coscienti del fatto che la pubblicazione dello scritto avrebbe sollevato una vera e propria bufera mediatica, dunque ci siamo accollati anche il rischio di una tale scelta e il volume di denunce pervenutoci durante le settimane seguenti alla pubblicazione non è stato visto se non come fenomeno logico e consequenziale. Naturalmente il fatto che alcune personalità abbiano ammesso la loro partecipazione a suddette pratiche, nonchè confermato alla luce dei fatti alcuni oscuri riferimenti contenuti nell'opera non sarà qui offerto come oggetto d'analisi. Le ragioni per le quali mi sono accollato l'onere di scrivere una tale faticosa introduzione, i tempi così difficili, sono da attribuirsi solo all'affetto e all'amicizia che mi lega tutt'ora al mio caro amico scomparso e dal desiderio mai abbandonato, che l'oggetto delle indagini si sposti finalmente su di lui, che in poche parole; si cessi di "opinare" su questioni di poco conto e ci si concentri su di una ricerca a tappeto ... Che si ritrovi finalmente il mio amico. So che in questo paese la morte in circostanze misteriose di un bambino di dieci anni suscita naturalmente inquietudine e preoccupazione e non voglio assolutamente speculare sull'opportunità o no, da parte dei media di insistere su questo punto, ma qualunque cosa sia accaduta al piccolo Immanuel (e le forze dell'ordine fanno bene a voler appurare i fatti) egli non è più fra noi, i presunti responsabili sono stati già assicurati alla giustizia e spetterà ad essa accertare la loro vera o presunta colpevolezza, ma il mio amico è ancora là fuori da qualche parte ed in nessun momento ho udito qualsivoglia accenno a questo fatto, neppure in maniera incidentale. Di fronte ad un tale, sinistro silenzio, spero che la parte di "avvocato del diavolo" che qui mi accollo, possa contribuire a smuovere l'opinione pubblica ed anche a rassicurare, certe personalità irragionevolmente piene di livore nei miei confronti, sulle mie vere intenzioni al riguardo. Il contenuto di cui si offre lettura, è stato ritrovato in forma manoscritta fra i possedimenti di [...], redatto in italiano e non è stato ceduto come materiale indiziato, per decisione della stessa famiglia dello scomparso, stanca, come è lecito aspettarsi, delle ultime bufere giudiziali. Pare senza ombra di dubbio il diario di Immanuel, perlomeno delle ultime settimane di Immanuel, "pare", per la semplice ragione che un bambino non può aver scritto tutto questo. Ci si soffermi in particolare sulla parte relativa al viaggio di Bran, può riscontrarsi una simile memoria, una simile attenzione per i particolari, nella mente di un bambino di dieci anni? Si senza ombra di dubbio. Può dirsi lo stesso per quanto riguarda la sua capacità di tradurre tutto questo su carta e per giunta nello stile di una antica saga nordica? Assolutamente no. Nonostante il manoscritto sia stato lasciato a me per volontà dello stesso possessore, non ho esitato a consegnarlo alle forze dell'ordine per gli opportuni riscontri. Non posso nascondere che siano state fatte innumerevoli pressioni a riguardo, in un secondo momento anche ad opera della stessa famiglia, ma l'avrei fatto comunque; il problema è che la scrittura non corrisponde minimamente a quella del mio amico. Avrei potuto affermarlo tranquillamente anche da me, ma ciò è stato confermato anche dalla perizia degli esperti, ma una volta affermato questo io aggiungo che non può nemmeno essere quella di un bambino. Per quanto colto, ed è indubbio che il piccolo Immanuel lo fu, la grafia di un bambino è sempre la stessa, un coacervo di linee abbozzate e tondeggianti testimonianti lo sforzo, tipicamente infantile, di riprodurre perfettamente i simboli grafici rappresentati su di una lavagna o su di un libro di testo; le forme spigolose ed aguzze dei segni rivelano al contrario una personalità adulta ed estremamente complessa. Inoltre dal punto di vista grammaticale non v'è alcuna concessione fatta all'incapacità di adattare i propri pensieri a qualsivoglia costruzione sintattica, fenomeno tanto tipico della mentalità infantile, tutt'altro; l'indulgere durante la stesura dello scritto ad infantilismi risulta, ad una prima lettura, estremamente inquietante quando non pervasa da una forma di sarcasmo ostile, sinistro. Il manoscritto si trovava inquadernato in un "quarto" dalla copertina estremamente elaborata, in damaschino rosso con simboli floreali incisi in oro, di fattura europea senza dubbio, ma rifiniti a mano secondo una tecnica abbastanza arcaica. Dobbiamo supporre una prima lettura del manoscritto originale da parte del mio amico? Dobbiamo supporre un adattamento nella forma operato da lui in un secondo momento? Tutto lascerebbe pensarlo, ma la scrittura non è la sua ... dunque? Il contenuto inoltre, sembra utilizzare la tecnica del diario solo in apparenza, pieno com'è di riferimenti a contenuti iniziatici, simili ai primi "panflet" esoterici dei rosacroce a cui pure si fa riferimento durante la narrazione. A mio parere quanto affermato nelle pagine precedenti, non è se non una ulteriore conferma del fatto che il mio amico, la cui figura sembra apparire in fondo, tratteggiata durante un momento casuale, si sia trovato fatto oggetto di "attenzioni" particolari, vuoi dalla famiglia di immanuel, vuoi dal piccolo Immanuel stesso. Mi auguro caldamente che l'opinione pubblica si soffermi su questa possibilità, mi auguro che le forze dell'ordine tentino di chiarire questo ed altri punti, nel corso dell'indagine. In altre parole mi auguro che sia fatta Giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prologo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fumo di rose&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è stato il giorno della Confermazione di mio zio; quella di cui mi hanno parlato per settimane. Mentirei se dicessi che è la prima perché ho già visto quella di zio Ban (anzi zio Tlao) e c’era stato lo stesso odore d’incenso, la stessa luce porporina, che faceva risaltare ancora di più gli arredi della Stanza Rossa e le tre statue sull’altare. Però oggi erano tutti presi da una tale eccitazione che anch’io non stavo più nella pelle e avevo la netta sensazione che sarebbe successo qualcosa di diverso. Dopo i preparativi necessari ero sceso giù nella Stanza in anticipo mentre tutti quanti erano ancora al piano di sopra e come al solito, prima di ogni cerimonia, mi ero fermato a guardare le statue dell’altare. Somigliavano alle tre scimmiette che Madre mi lasciava vicino al letto da bambino prima di addormentarmi dopo avermi ripetuto: “Non vedo, perché vedo con gli occhi del cuore, non parlo perché non si può parlare se non con la lingua del cuore, non sento, perché il mio cuore ascolta per me”. Ancora una volta non riuscivo a descrivere che effetto mi facessero quelle statue. Madre e Padre mi avevano ripetuto il significato e la funzione di tutte le altre, cosa si deve fare per trattenerle e cosa non si deve fare per liberarle e tutto ciò a dispetto di quelle braccia e quelle bocche ghignanti e quelle corna, ma queste tre nuove … quando le trovo familiari sento qualcosa di freddo accarezzarmi la schiena e quando invece le trovo inquietanti mi scappa improvvisamente la pupù e ho paura di correre in bagno dandogli le spalle... Risultato: non me ne frega niente di quello che dicono loro ma per me se affondassero nel torrente Milava sarebbe meglio per tutti.&lt;br /&gt;Erano quasi le dieci e Zio Tlao si era messo all’organo. La melodia era strana, una specie di sinfonia sibilante, come quella che suonano i fachiri per incantare i serpenti e infatti, come se il serpente fossi io, raddrizzai tutta la schiena e stirai il collo senza togliere gli occhi dall’altare come mi avevano insegnato. Zio Frick stava all’interno di un circolo di candele (rosse anche quelle) il cui fumo spesso quasi impediva la vista del turbante che gli copriva la testa e quasi tutta la faccia. Da che mi ricordo, non ho mai visto gli occhi dello zio. Una volta, quando avevo cinque anni, lo vidi chino sopra lo stagno mentre si lavava le guance scavate e gli chiesi:&lt;br /&gt;• Fa molto caldo zio, perché non ti rinfreschi tutta la faccia?-&lt;br /&gt;Lui si girò con una piega amara nella bocca&lt;br /&gt;• Non posso- mi rispose &lt;br /&gt;• Perché?-&lt;br /&gt;• Non posso e basta-&lt;br /&gt;• Ti fanno male gli occhi?-&lt;br /&gt;E lui allora mi guardò di nuovo e quando dico mi guardò dico che avvertii la stessa sensazione di quando qualcuno ti pianta gli occhi sulla schiena&lt;br /&gt;• Io non ho bisogno degli occhi per vedere- rispose&lt;br /&gt;Da quel giorno lo Zio ha cambiato una quantità di turbanti. A volte erano triangoli dorati dalla base rovesciata, a volte gomitoli di seta color porpora, altre volte mezzelune con le punte in basso color canarino ma negli ultimi mesi aveva sempre indossato un mezzo cono color verde mare … fino a stasera.&lt;br /&gt;Stasera era rosso sangue e tondo, come le illustrazioni che ritraggono i califfi delle mille e una notte.&lt;br /&gt;Al terzo accordo, ho sobbalzato e con la punta del piede ho smosso un po’ di sabbia dal cerchio protettivo che mi circondava. Padre mi ha lanciato un’occhiataccia di quelle che sa fare lui, di quelle che ti fanno sentire una cacca di gallina ricoperta di mosche.&lt;br /&gt;Ho sorriso imbarazzato e gli ho chiesto:&lt;br /&gt;• Adesso Zio Frick potrà vedere?-&lt;br /&gt;Non mi ha risposto e con un cenno del capo ha indicato l’altare da cui non dovevo mai spostare lo sguardo.&lt;br /&gt;D’improvviso tutte le candele si sono accese all’unisono, come una strana esplosione di fuochi artificiali. Dagli stoppini hanno cominciato a schizzare piccole lingue di fuoco, come a salutare il “crescendo” dell’organo e zio era là in mezzo, in mezzo a quegli schizzi di cera bollente come un orso accaldato sotto una cascata. Con la coda dell’occhio ho visto Madre ed ho capito che zio non aveva da temere. Quando ero piccolo e malato Madre sapeva riconoscere una variazione minima di temperatura nel mio corpo solo sfiorandomi il petto con una mano, e poi, se mi premeva per un po’ di tempo il pollice sul collo, la febbre spariva.&lt;br /&gt;Ha sempre avuto questo potere.&lt;br /&gt;Se non avesse avuto questo potere, una semplice febbre avrebbe potuto uccidermi. Lo so, l’ho capito col tempo.&lt;br /&gt;Ricordo ancora l’ultima influenza, un anno o due prima. Padre diceva che ero stato molto vicino a morire e quando ne parlava (le poche, rarissime volte che lo faceva) una espressione molto vicina al terrore gli si stampava sulla faccia magra, ma io ricordo solo un mondo pieno di colori strani, dove i movimenti delle tante e strane figure erano rallentati, come sott’acqua, ed una voce buffa mi diceva che un grande amico mi stava cercando e prima o poi mi avrebbe trovato, e tutto sarebbe andato bene … Adesso Madre era li, bellissima, con i capelli biondo-oro baluginanti per le fiammelle che occhieggiavano dovunque come folletti curiosi, la veste argentea che seguiva la curva delle braccia alzate verso il soffitto, il viso dall’espressione assente, che mi ha sempre spaventato perché vuol dire che il potere è dentro di lei. D’un tratto la musica di zio Tlao si è interrotta. Zio Frick ha alzato le braccia ed è rimasto immobile, al centro delle candele, che in quel momento ardevano con minore intensità. Padre ha iniziato l’”offertorio”, ponendo le mani a coppa e alzandole verso il soffitto laccato, poi ha cominciato a mormorare una preghiera accompagnata da secchi scatti del collo mentre il complesso e buffo tricorno che indossava faceva salti come un topo in trappola. Da una parte mi dispiaceva non poter partecipare attivamente alla cerimonia, ma me l’avevano già detto, “è troppo presto per la cerimonia rossa”-&lt;br /&gt;-ma allora quando Madre?-&lt;br /&gt;Lei mi ha accarezzato i capelli e con una strana espressione (forse di tristezza) mi ha risposto: "Forse tu non avrai mai bisogno di celebrarla …"&lt;br /&gt;- Mentre Padre rovesciava gli occhi al cielo mi sentivo quasi fuori luogo, con questa specie di vestaglia azzurro cupo disegnata a simboli astrologici (Sirio, venere, saturno e la libra, astri della mia personale congiunzione) ed il cappello a cono, corto e di un blu più scuro. Poi all’improvviso, gli stoppini si sono piegati su se stessi, come schiacciati da una mano invisibile e la sala è caduta in penombra. Tutti i cani delle ville e delle fattorie isolate dei dintorni hanno cominciato ad ululare, quasi ad avvertire qualcuno … noi o Quello che doveva venire? Ho riconosciuto subito l'abbaiare profondo e roco del mastino di Villagiosa, a più di quattro kilometri di distanza verso il fiume ed ho pensato che non fosse un ululato normale. Madre aveva abbassato le braccia, sempre più pallida di fronte alla penombra incipiente; “L’offerta!...” il sussurro di Padre è scivolato come una frustata nel buio. Allora, un po’ intontita Madre ha preso il mazzo di rose che riposava sul cassone dei cambi, quasi fuori della sala con tanta … troppa fretta. Quello era il momento più importante e la tensione si respirava nell’aria, la vedevo riflessa negli occhi di tutti, eccetto in quelli di zio Frick che non poteva, o non voleva, vedere, avvolto nell’ombra, immobile.&lt;br /&gt;Tutto a un tratto la stanza si è riempita di riflessi e luccichii strani e c’era un’espressione strana sulle facce antropomorfe delle tre statue sull’altare, forse dovuta alle gocce di umidità, come occhi nuovi nati dall’aria carica di fumi e riflessi rossastri. Poi per un attimo, un lungo attimo, il fumo dell’offerta ha coperto ogni cosa, gli zii, l’altare, mentre gli ululati esterni si facevano talmente intensi da far pensare che tutto il branco si fosse dato convegno sotto le finestre. Avevo voglia di scappare e non mi fa onore, lo so, ma con il cuore che batteva a mille, riuscivo solo a pensare a quanto il fumo delle rose fosse scuro e fosse grande e pesante e che tra poco avrebbe avuto piedi e si sarebbe messo a camminare.&lt;br /&gt;Poi una fiammella di candela, lentamente si è accesa da sola.&lt;br /&gt;• Guardate!!-ha strillato Padre&lt;br /&gt;Zio Frick era ancora in piedi, immobile, tremante come un pulcino appena uscito dall’uovo ma saldo sulle gambe, le braccia conserte mentre qualcosa occhieggiava fra le spire del turbante.&lt;br /&gt;Padre e Madre sono corsi a passargli un panno umido sul petto e sulle braccia, poi hanno cominciato a far scivolare le loro mani sulla sua schiena e sulle spalle con un sorriso cieco, estatico, scolpito in volto. Allora mio zio si è girato per abbracciarmi strappandomi dalla stretta esagitata di Madre che mi aveva sollevato dal cerchio protettivo per portarmi vicino a lui accanto a lui e lì, alla fiamma di quella candela, ho potuto finalmente vedere il dono che gli dei gli avevano concesso. Al centro del turbante risplendeva una gemma, liscia e del colore dell’acqua di mare, con profondi riflessi verdognoli, che pareva quasi intelligente e viva come il paio di occhi che zio non mostra a nessuno; “Te l’hanno data le tre scimmiette sull’altare?” domandai affascinato, gettandogli le braccia al collo ma non osando neppure sfiorare quella meraviglia dai riflessi verdemare. “&lt;br /&gt;-Si- ha risposto lui&lt;br /&gt;-Adesso potremo fare tanti nuovi giochi- mi ha detto &lt;br /&gt;Nei campi, intanto, era sceso il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL MIO DIARIO. GIORNO !/ DEL MESE DI ANNUK (MARZO)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è ventoso, e gli spifferi si sentono in tutta la casa, così non si può andare nella sala verde. Ormai sono diversi mesi che tutto si fa solo in quella rossa e a me non piace. La sala rossa è sempre piena di fruscii, che non so da dove vengono. Mi fanno pensare sempre a qualcuno che guarda senza che poi si faccia vedere, così una volta ho sbattuto i piedi e gridato: “Ma chi sei perché non ti fai vedere?!” ho detto e l’unica cosa che ho sentito ( a parte l’eco) è stata una risatina sciocca ed un rumore di piedi in corsa. Gli zii non potevano essere, il rumore che ho sentito era di piedi piccoli e quando la sera ho domandato a Madre se ci fosse un altro bambino in giro, Madre mi ha risposto che nessun bambino (a parte me) si è mai fatto vedere nei dintorni, ed io mi sono detto “adesso cominciano le domande”, così quando ha fatto la faccia preoccupata che fa sempre, prima di chiedermi spiegazione per qualcosa, io ero già scappato a cercare zio Atla. Una volta si chiamava zio Frick (dico “una volta” perché dopo una cerimonia di confermazione è assolutamente vietato usare il vecchio nome), l’ho trovato mentre si crogiolava come una lucertola vicino alla scarpata e mi è parso proprio una lucertola, tutto avvolto nella sua vestaglia verde e con la faccia alzata verso il sole. Mi ha visto subito che arrivavo, con quella gemma verde-azzurra che sembra un occhio sempre aperto e quando sono inciampato sulla mia tunica si è messo pure a ridere. “Che c’è da ridere ?” gli ho detto “Ci inciampo sempre e tu nemmeno mi avresti dovuto vedere …”. La verità è che quella gemma mi fa sempre un po’ paura. Una volta ho visto mio zio addormentato, vicino all’acqua e la gemma era fredda e morta, proprio come uno dei sassi che avevo raccolto e non somigliava affatto a quella cosa piena di luccichii e ammiccamenti. Mi veniva voglia di toccarla, per vedere se era umida come le altre, ma poi ho pensato che se lo fosse stato mi avrebbe fatto ancora più paura ed ho cambiato idea. “Me ne sarei accorto anche prima” ha detto (e con prima voleva dire “anche quando non portavo la gemma” ve l’ho detto è diventata una ossessione ormai)”e questo proprio perché ci inciampi sempre”, mi sono messo a ridere e lui mi ha preso sulle ginocchia. Gli ho raccontato la storia dei passi –“penso che mamma sia preoccupata. Anche se non capisco perché”, zio Atla è rimasto un attimo in silenzio “beh è normale le mamme sono sempre preoccupate” mio zio è proprio simpatico. “Ti hanno già raccontato la storia dell’amico?” “già come no!” gli ho risposto “che quando sarà il momento lo conoscerò … che faremo tanti giochi … però tutte le volte che gli domando “quando” mi dicono sempre …” “quando sarà il momento” ha finito zio Atla imitando il vocione di mio padre, mi sono sganasciato. Mio zio poi è rimasto un attimo girato in direzione della campagna, “ti ho mai raccontato la storia del viaggio di Bran?”, ci ho pensato su un attimo e quella non figurava come una delle fiabe che mi racconta spesso mia madre “no” gli ho risposto; “Beh …” [continua]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7083558814990126902-3273811588055860657?l=lacasadelpavone.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/feeds/3273811588055860657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/trasmutazione.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3273811588055860657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7083558814990126902/posts/default/3273811588055860657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacasadelpavone.blogspot.com/2010/11/trasmutazione.html' title='Trasmutazione'/><author><name>Armodio</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08656834117026727737</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_MhGv9XteI6w/TN_7WOZH7hI/AAAAAAAAAGo/NUd-fVMjrpw/S220/Ernst%2BFuchs-Adam%2BMysticus.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
