Melek Ta'us

Melek Ta'us

lunedì 1 novembre 2010

Trasmutazione

Si tratta di un romanzo breve. L'ispirazione mi è venuta dopo la lettura del racconto "The White People" di un scrittore gallese, Arthur Machen. Ancora oggi, Machen viene considerato uno dei maestri del genere Fantastico nonchè genio ispiratore degli incubi di H.P.Lovecraft "Il Solitario di Providence". Machen scrisse a principio del 1900 e proveniva da una famiglia modesta. Forse furono le vicissitudini del padre, Pastore anglicano ma al tempo stesso fedele della ben più antica "Celtic Church" , ultima componente cattolica del monachesimo celtico-medievale introdotto da Columba e San Patrizio in Irlanda e Galles, ad ispirare la condotta vagabonda ed estrosa di questo scrittore. Il Padre, a causa di varie antipatie da parte di colleghi anglicani più "ortodossi", fu costretto a trasferirsi spesso per lasciare infine alla sua morte una esigua eredità ad Arthur, con la quale il futuro scrittore potè mantenersi agli studi. Di quel periodo, che Machen descrive con le tinte fosche di un incubo ed una visione, Machen ha lasciato testimonianza nel romanzo "The secret Glory" , dove descrive gli episodi di "bullismo" subiti, le umiliazioni inflitte dalla middle-upper class inglese sugli alunni più deboli, la prepotenza degli insegnanti ed altre di quelle amenità che troveranno sfogo maggiore nel più conosciuto "Lord of flies" di William Golding. Nel racconto che ho preso a modello; "The white people" , si narra della progressiva iniziazione al Male operata ai danni di una bambina innocente. Dal punto di vista stilistico, il racconto è un capolavoro, con tutti quegli elementi appartenenti a cerimonie pagane ed a presenze "disturbanti", sempre intravisti ma mai rivelati o descritti pienamente, tecnica di penombra letteralmente saccheggiata da Lovecraft e dai suoi epigoni. Dal punto di vista strettamente dottrinario e filosofico, Machen fà sue alcune conclusioni della filosofia neoplatonica di Giamblico e Plotino, identificando il Caos dell'Indifferenziato con il Male assoluto e la Santità come una fuga estrema dal mondo conisciuto, uno stato di Grazia che non a nulla a che vedere con la realtà di tutti i giorni così come la malvagità assoluta che non va mai identificata con l'efferatezza o la barbarie, in quanto il Male non è mai naturale ma sempre "Sovra-naturale" o "Sub-naturale". Se potete, leggete prima il racconto di Machen e poi il mio, se non potete, sappiatemi almeno ridire se gli elementi che ho descritto si ritrovino o meno nel mio.
Buona lettura.

Trasmutazione


Nota del curatore

L'opera di cui a continuazione si offre la lettura è di difficile classificazione. Tutto "lascerebbe pensare" che sia stata redatta dal mio caro amico scomparso al cui nome, per ragioni editoriali, è stato attribuito quanto di seguito leggerete. Pongo il refuso per alcune ragioni, che possono limitarsi a due semplici considerazioni. La prima è che, nonostante possa vantare una lunga conoscenza con il supposto autore, mai e poi mai avrei sospettato in lui una tale "vena" di scrittore. Posso assicurare, senza ombra di dubbio, il suo interesse (quasi compulsivo) per le scienze occulte, da cui il presente scritto appare chiaramente influenzato, ma qui finisce qualsiasi tipo di rassomiglianza con le abitudini e le inclinazioni del mio amico. La seconda è che non si può dire, nonostante la cronaca lascerebbe pensarlo, che quanto scritto di seguito abbia realmente a che vedere con i fatti avvenuti a Villa Rispoli. Naturalmente le ragioni di una simile scelta editoriale sono da attribuirsi esclusivamente a tale tipo di inquietanti coincidenze, ma dopo una attenta lettura non potranno fare a meno di balzare agli occhi alcune incongruenze nella forma, piuttosto che nel contenuto. Sappiamo (e non potremmo fare a meno di saperlo, considerando il martellare mediatico a cui siamo stati e siamo costantemente sottoposti in questi giorni) che il piccolo Immanuel si è spento tristemente a causa di un collasso cardio-respiratorio, sappiamo che tutto ciò è avvenuto in circostanze ancora poco chiare nella Villa dei genitori, situata a pochi Kilometri da [...], in località [...]. Sappiamo che l'edificio in questione era appartenuto fino a poco tempo fa a gli ultimi eredi di una antica famiglia nobile del circondario, i quali decisero di disfarsene a beneficio della famiglia di Immanuel in data relativamente recente, sappiamo anche che la famiglia del piccolo Immanuel, era originaria dell'Europa dell'est, dove iniziarono ad esibirsi nello Spettacolo a contenuto esoterico a cui si fa riferimento nello scritto che vi presentiamo, ma tutto il resto, possiamo ricostruirlo solo mediante congetture. Il fatto che il mio amico parli così diffusamente di pratiche in uso all'interno della famiglia di Immanuel, lascerebbe pensare che le loro attività proseguissero ancora qui, all'interno della nostra piccola comunità, che tale tipo di attività incontrasse largo consenso all'interno di certi ambienti, ambienti di cui non voglio riportare i nomi in quanto oggetto dell'indagine accurata condotta attualmente dalle forze dell'ordine e che la rivelazione di questi fatti è stata fortemente avversata da alcuni esponenti di spicco di questi ambienti. La casa di editoriale, oltre a me stesso, erano pienamente coscienti del fatto che la pubblicazione dello scritto avrebbe sollevato una vera e propria bufera mediatica, dunque ci siamo accollati anche il rischio di una tale scelta e il volume di denunce pervenutoci durante le settimane seguenti alla pubblicazione non è stato visto se non come fenomeno logico e consequenziale. Naturalmente il fatto che alcune personalità abbiano ammesso la loro partecipazione a suddette pratiche, nonchè confermato alla luce dei fatti alcuni oscuri riferimenti contenuti nell'opera non sarà qui offerto come oggetto d'analisi. Le ragioni per le quali mi sono accollato l'onere di scrivere una tale faticosa introduzione, i tempi così difficili, sono da attribuirsi solo all'affetto e all'amicizia che mi lega tutt'ora al mio caro amico scomparso e dal desiderio mai abbandonato, che l'oggetto delle indagini si sposti finalmente su di lui, che in poche parole; si cessi di "opinare" su questioni di poco conto e ci si concentri su di una ricerca a tappeto ... Che si ritrovi finalmente il mio amico. So che in questo paese la morte in circostanze misteriose di un bambino di dieci anni suscita naturalmente inquietudine e preoccupazione e non voglio assolutamente speculare sull'opportunità o no, da parte dei media di insistere su questo punto, ma qualunque cosa sia accaduta al piccolo Immanuel (e le forze dell'ordine fanno bene a voler appurare i fatti) egli non è più fra noi, i presunti responsabili sono stati già assicurati alla giustizia e spetterà ad essa accertare la loro vera o presunta colpevolezza, ma il mio amico è ancora là fuori da qualche parte ed in nessun momento ho udito qualsivoglia accenno a questo fatto, neppure in maniera incidentale. Di fronte ad un tale, sinistro silenzio, spero che la parte di "avvocato del diavolo" che qui mi accollo, possa contribuire a smuovere l'opinione pubblica ed anche a rassicurare, certe personalità irragionevolmente piene di livore nei miei confronti, sulle mie vere intenzioni al riguardo. Il contenuto di cui si offre lettura, è stato ritrovato in forma manoscritta fra i possedimenti di [...], redatto in italiano e non è stato ceduto come materiale indiziato, per decisione della stessa famiglia dello scomparso, stanca, come è lecito aspettarsi, delle ultime bufere giudiziali. Pare senza ombra di dubbio il diario di Immanuel, perlomeno delle ultime settimane di Immanuel, "pare", per la semplice ragione che un bambino non può aver scritto tutto questo. Ci si soffermi in particolare sulla parte relativa al viaggio di Bran, può riscontrarsi una simile memoria, una simile attenzione per i particolari, nella mente di un bambino di dieci anni? Si senza ombra di dubbio. Può dirsi lo stesso per quanto riguarda la sua capacità di tradurre tutto questo su carta e per giunta nello stile di una antica saga nordica? Assolutamente no. Nonostante il manoscritto sia stato lasciato a me per volontà dello stesso possessore, non ho esitato a consegnarlo alle forze dell'ordine per gli opportuni riscontri. Non posso nascondere che siano state fatte innumerevoli pressioni a riguardo, in un secondo momento anche ad opera della stessa famiglia, ma l'avrei fatto comunque; il problema è che la scrittura non corrisponde minimamente a quella del mio amico. Avrei potuto affermarlo tranquillamente anche da me, ma ciò è stato confermato anche dalla perizia degli esperti, ma una volta affermato questo io aggiungo che non può nemmeno essere quella di un bambino. Per quanto colto, ed è indubbio che il piccolo Immanuel lo fu, la grafia di un bambino è sempre la stessa, un coacervo di linee abbozzate e tondeggianti testimonianti lo sforzo, tipicamente infantile, di riprodurre perfettamente i simboli grafici rappresentati su di una lavagna o su di un libro di testo; le forme spigolose ed aguzze dei segni rivelano al contrario una personalità adulta ed estremamente complessa. Inoltre dal punto di vista grammaticale non v'è alcuna concessione fatta all'incapacità di adattare i propri pensieri a qualsivoglia costruzione sintattica, fenomeno tanto tipico della mentalità infantile, tutt'altro; l'indulgere durante la stesura dello scritto ad infantilismi risulta, ad una prima lettura, estremamente inquietante quando non pervasa da una forma di sarcasmo ostile, sinistro. Il manoscritto si trovava inquadernato in un "quarto" dalla copertina estremamente elaborata, in damaschino rosso con simboli floreali incisi in oro, di fattura europea senza dubbio, ma rifiniti a mano secondo una tecnica abbastanza arcaica. Dobbiamo supporre una prima lettura del manoscritto originale da parte del mio amico? Dobbiamo supporre un adattamento nella forma operato da lui in un secondo momento? Tutto lascerebbe pensarlo, ma la scrittura non è la sua ... dunque? Il contenuto inoltre, sembra utilizzare la tecnica del diario solo in apparenza, pieno com'è di riferimenti a contenuti iniziatici, simili ai primi "panflet" esoterici dei rosacroce a cui pure si fa riferimento durante la narrazione. A mio parere quanto affermato nelle pagine precedenti, non è se non una ulteriore conferma del fatto che il mio amico, la cui figura sembra apparire in fondo, tratteggiata durante un momento casuale, si sia trovato fatto oggetto di "attenzioni" particolari, vuoi dalla famiglia di immanuel, vuoi dal piccolo Immanuel stesso. Mi auguro caldamente che l'opinione pubblica si soffermi su questa possibilità, mi auguro che le forze dell'ordine tentino di chiarire questo ed altri punti, nel corso dell'indagine. In altre parole mi auguro che sia fatta Giustizia.

Prologo:


Fumo di rose


Oggi è stato il giorno della Confermazione di mio zio; quella di cui mi hanno parlato per settimane. Mentirei se dicessi che è la prima perché ho già visto quella di zio Ban (anzi zio Tlao) e c’era stato lo stesso odore d’incenso, la stessa luce porporina, che faceva risaltare ancora di più gli arredi della Stanza Rossa e le tre statue sull’altare. Però oggi erano tutti presi da una tale eccitazione che anch’io non stavo più nella pelle e avevo la netta sensazione che sarebbe successo qualcosa di diverso. Dopo i preparativi necessari ero sceso giù nella Stanza in anticipo mentre tutti quanti erano ancora al piano di sopra e come al solito, prima di ogni cerimonia, mi ero fermato a guardare le statue dell’altare. Somigliavano alle tre scimmiette che Madre mi lasciava vicino al letto da bambino prima di addormentarmi dopo avermi ripetuto: “Non vedo, perché vedo con gli occhi del cuore, non parlo perché non si può parlare se non con la lingua del cuore, non sento, perché il mio cuore ascolta per me”. Ancora una volta non riuscivo a descrivere che effetto mi facessero quelle statue. Madre e Padre mi avevano ripetuto il significato e la funzione di tutte le altre, cosa si deve fare per trattenerle e cosa non si deve fare per liberarle e tutto ciò a dispetto di quelle braccia e quelle bocche ghignanti e quelle corna, ma queste tre nuove … quando le trovo familiari sento qualcosa di freddo accarezzarmi la schiena e quando invece le trovo inquietanti mi scappa improvvisamente la pupù e ho paura di correre in bagno dandogli le spalle... Risultato: non me ne frega niente di quello che dicono loro ma per me se affondassero nel torrente Milava sarebbe meglio per tutti.
Erano quasi le dieci e Zio Tlao si era messo all’organo. La melodia era strana, una specie di sinfonia sibilante, come quella che suonano i fachiri per incantare i serpenti e infatti, come se il serpente fossi io, raddrizzai tutta la schiena e stirai il collo senza togliere gli occhi dall’altare come mi avevano insegnato. Zio Frick stava all’interno di un circolo di candele (rosse anche quelle) il cui fumo spesso quasi impediva la vista del turbante che gli copriva la testa e quasi tutta la faccia. Da che mi ricordo, non ho mai visto gli occhi dello zio. Una volta, quando avevo cinque anni, lo vidi chino sopra lo stagno mentre si lavava le guance scavate e gli chiesi:
• Fa molto caldo zio, perché non ti rinfreschi tutta la faccia?-
Lui si girò con una piega amara nella bocca
• Non posso- mi rispose
• Perché?-
• Non posso e basta-
• Ti fanno male gli occhi?-
E lui allora mi guardò di nuovo e quando dico mi guardò dico che avvertii la stessa sensazione di quando qualcuno ti pianta gli occhi sulla schiena
• Io non ho bisogno degli occhi per vedere- rispose
Da quel giorno lo Zio ha cambiato una quantità di turbanti. A volte erano triangoli dorati dalla base rovesciata, a volte gomitoli di seta color porpora, altre volte mezzelune con le punte in basso color canarino ma negli ultimi mesi aveva sempre indossato un mezzo cono color verde mare … fino a stasera.
Stasera era rosso sangue e tondo, come le illustrazioni che ritraggono i califfi delle mille e una notte.
Al terzo accordo, ho sobbalzato e con la punta del piede ho smosso un po’ di sabbia dal cerchio protettivo che mi circondava. Padre mi ha lanciato un’occhiataccia di quelle che sa fare lui, di quelle che ti fanno sentire una cacca di gallina ricoperta di mosche.
Ho sorriso imbarazzato e gli ho chiesto:
• Adesso Zio Frick potrà vedere?-
Non mi ha risposto e con un cenno del capo ha indicato l’altare da cui non dovevo mai spostare lo sguardo.
D’improvviso tutte le candele si sono accese all’unisono, come una strana esplosione di fuochi artificiali. Dagli stoppini hanno cominciato a schizzare piccole lingue di fuoco, come a salutare il “crescendo” dell’organo e zio era là in mezzo, in mezzo a quegli schizzi di cera bollente come un orso accaldato sotto una cascata. Con la coda dell’occhio ho visto Madre ed ho capito che zio non aveva da temere. Quando ero piccolo e malato Madre sapeva riconoscere una variazione minima di temperatura nel mio corpo solo sfiorandomi il petto con una mano, e poi, se mi premeva per un po’ di tempo il pollice sul collo, la febbre spariva.
Ha sempre avuto questo potere.
Se non avesse avuto questo potere, una semplice febbre avrebbe potuto uccidermi. Lo so, l’ho capito col tempo.
Ricordo ancora l’ultima influenza, un anno o due prima. Padre diceva che ero stato molto vicino a morire e quando ne parlava (le poche, rarissime volte che lo faceva) una espressione molto vicina al terrore gli si stampava sulla faccia magra, ma io ricordo solo un mondo pieno di colori strani, dove i movimenti delle tante e strane figure erano rallentati, come sott’acqua, ed una voce buffa mi diceva che un grande amico mi stava cercando e prima o poi mi avrebbe trovato, e tutto sarebbe andato bene … Adesso Madre era li, bellissima, con i capelli biondo-oro baluginanti per le fiammelle che occhieggiavano dovunque come folletti curiosi, la veste argentea che seguiva la curva delle braccia alzate verso il soffitto, il viso dall’espressione assente, che mi ha sempre spaventato perché vuol dire che il potere è dentro di lei. D’un tratto la musica di zio Tlao si è interrotta. Zio Frick ha alzato le braccia ed è rimasto immobile, al centro delle candele, che in quel momento ardevano con minore intensità. Padre ha iniziato l’”offertorio”, ponendo le mani a coppa e alzandole verso il soffitto laccato, poi ha cominciato a mormorare una preghiera accompagnata da secchi scatti del collo mentre il complesso e buffo tricorno che indossava faceva salti come un topo in trappola. Da una parte mi dispiaceva non poter partecipare attivamente alla cerimonia, ma me l’avevano già detto, “è troppo presto per la cerimonia rossa”-
-ma allora quando Madre?-
Lei mi ha accarezzato i capelli e con una strana espressione (forse di tristezza) mi ha risposto: "Forse tu non avrai mai bisogno di celebrarla …"
- Mentre Padre rovesciava gli occhi al cielo mi sentivo quasi fuori luogo, con questa specie di vestaglia azzurro cupo disegnata a simboli astrologici (Sirio, venere, saturno e la libra, astri della mia personale congiunzione) ed il cappello a cono, corto e di un blu più scuro. Poi all’improvviso, gli stoppini si sono piegati su se stessi, come schiacciati da una mano invisibile e la sala è caduta in penombra. Tutti i cani delle ville e delle fattorie isolate dei dintorni hanno cominciato ad ululare, quasi ad avvertire qualcuno … noi o Quello che doveva venire? Ho riconosciuto subito l'abbaiare profondo e roco del mastino di Villagiosa, a più di quattro kilometri di distanza verso il fiume ed ho pensato che non fosse un ululato normale. Madre aveva abbassato le braccia, sempre più pallida di fronte alla penombra incipiente; “L’offerta!...” il sussurro di Padre è scivolato come una frustata nel buio. Allora, un po’ intontita Madre ha preso il mazzo di rose che riposava sul cassone dei cambi, quasi fuori della sala con tanta … troppa fretta. Quello era il momento più importante e la tensione si respirava nell’aria, la vedevo riflessa negli occhi di tutti, eccetto in quelli di zio Frick che non poteva, o non voleva, vedere, avvolto nell’ombra, immobile.
Tutto a un tratto la stanza si è riempita di riflessi e luccichii strani e c’era un’espressione strana sulle facce antropomorfe delle tre statue sull’altare, forse dovuta alle gocce di umidità, come occhi nuovi nati dall’aria carica di fumi e riflessi rossastri. Poi per un attimo, un lungo attimo, il fumo dell’offerta ha coperto ogni cosa, gli zii, l’altare, mentre gli ululati esterni si facevano talmente intensi da far pensare che tutto il branco si fosse dato convegno sotto le finestre. Avevo voglia di scappare e non mi fa onore, lo so, ma con il cuore che batteva a mille, riuscivo solo a pensare a quanto il fumo delle rose fosse scuro e fosse grande e pesante e che tra poco avrebbe avuto piedi e si sarebbe messo a camminare.
Poi una fiammella di candela, lentamente si è accesa da sola.
• Guardate!!-ha strillato Padre
Zio Frick era ancora in piedi, immobile, tremante come un pulcino appena uscito dall’uovo ma saldo sulle gambe, le braccia conserte mentre qualcosa occhieggiava fra le spire del turbante.
Padre e Madre sono corsi a passargli un panno umido sul petto e sulle braccia, poi hanno cominciato a far scivolare le loro mani sulla sua schiena e sulle spalle con un sorriso cieco, estatico, scolpito in volto. Allora mio zio si è girato per abbracciarmi strappandomi dalla stretta esagitata di Madre che mi aveva sollevato dal cerchio protettivo per portarmi vicino a lui accanto a lui e lì, alla fiamma di quella candela, ho potuto finalmente vedere il dono che gli dei gli avevano concesso. Al centro del turbante risplendeva una gemma, liscia e del colore dell’acqua di mare, con profondi riflessi verdognoli, che pareva quasi intelligente e viva come il paio di occhi che zio non mostra a nessuno; “Te l’hanno data le tre scimmiette sull’altare?” domandai affascinato, gettandogli le braccia al collo ma non osando neppure sfiorare quella meraviglia dai riflessi verdemare. “
-Si- ha risposto lui
-Adesso potremo fare tanti nuovi giochi- mi ha detto
Nei campi, intanto, era sceso il silenzio.

IL MIO DIARIO. GIORNO !/ DEL MESE DI ANNUK (MARZO)

Oggi è ventoso, e gli spifferi si sentono in tutta la casa, così non si può andare nella sala verde. Ormai sono diversi mesi che tutto si fa solo in quella rossa e a me non piace. La sala rossa è sempre piena di fruscii, che non so da dove vengono. Mi fanno pensare sempre a qualcuno che guarda senza che poi si faccia vedere, così una volta ho sbattuto i piedi e gridato: “Ma chi sei perché non ti fai vedere?!” ho detto e l’unica cosa che ho sentito ( a parte l’eco) è stata una risatina sciocca ed un rumore di piedi in corsa. Gli zii non potevano essere, il rumore che ho sentito era di piedi piccoli e quando la sera ho domandato a Madre se ci fosse un altro bambino in giro, Madre mi ha risposto che nessun bambino (a parte me) si è mai fatto vedere nei dintorni, ed io mi sono detto “adesso cominciano le domande”, così quando ha fatto la faccia preoccupata che fa sempre, prima di chiedermi spiegazione per qualcosa, io ero già scappato a cercare zio Atla. Una volta si chiamava zio Frick (dico “una volta” perché dopo una cerimonia di confermazione è assolutamente vietato usare il vecchio nome), l’ho trovato mentre si crogiolava come una lucertola vicino alla scarpata e mi è parso proprio una lucertola, tutto avvolto nella sua vestaglia verde e con la faccia alzata verso il sole. Mi ha visto subito che arrivavo, con quella gemma verde-azzurra che sembra un occhio sempre aperto e quando sono inciampato sulla mia tunica si è messo pure a ridere. “Che c’è da ridere ?” gli ho detto “Ci inciampo sempre e tu nemmeno mi avresti dovuto vedere …”. La verità è che quella gemma mi fa sempre un po’ paura. Una volta ho visto mio zio addormentato, vicino all’acqua e la gemma era fredda e morta, proprio come uno dei sassi che avevo raccolto e non somigliava affatto a quella cosa piena di luccichii e ammiccamenti. Mi veniva voglia di toccarla, per vedere se era umida come le altre, ma poi ho pensato che se lo fosse stato mi avrebbe fatto ancora più paura ed ho cambiato idea. “Me ne sarei accorto anche prima” ha detto (e con prima voleva dire “anche quando non portavo la gemma” ve l’ho detto è diventata una ossessione ormai)”e questo proprio perché ci inciampi sempre”, mi sono messo a ridere e lui mi ha preso sulle ginocchia. Gli ho raccontato la storia dei passi –“penso che mamma sia preoccupata. Anche se non capisco perché”, zio Atla è rimasto un attimo in silenzio “beh è normale le mamme sono sempre preoccupate” mio zio è proprio simpatico. “Ti hanno già raccontato la storia dell’amico?” “già come no!” gli ho risposto “che quando sarà il momento lo conoscerò … che faremo tanti giochi … però tutte le volte che gli domando “quando” mi dicono sempre …” “quando sarà il momento” ha finito zio Atla imitando il vocione di mio padre, mi sono sganasciato. Mio zio poi è rimasto un attimo girato in direzione della campagna, “ti ho mai raccontato la storia del viaggio di Bran?”, ci ho pensato su un attimo e quella non figurava come una delle fiabe che mi racconta spesso mia madre “no” gli ho risposto; “Beh …” [continua]

2 commenti:

  1. bel racconto...forse certe parti potresti sfoltirle, per rendere il tutto più scorrevole. A tratti ci si perde un po'...

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  2. Si. Purtroppo anche se l'ho rimaneggiato diverse volte rimane un pò ostico. Spero che pubblicandolo "a puntate" risulti più facile da digerire. Grazie per la dritta.

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