Melek Ta'us

Melek Ta'us

lunedì 8 novembre 2010

"La strada"

Ci muoviamo stavolta in tutt'altro campo, quello delle relazioni Inter-personali (spesso conflittuali). Scrissi questo articolo (mi tocca dirlo) fortemente autobiografico, in ideale risposta ad un altro articolo di Eugenio Scalfari pubblicato su Repubblica tempo fa. Parlava dell'Amore e delle relazioni amorose in Occidente, dalle "origini" (per modo di dire) pagane ai giorni nostri. Si interrogava molto sul ruolo della donna, dalla sua posizione subalterna nel mondo Antico, all'"Amore Agapico" della cultura cristiana delle Origini, fino all'Amore-Passione di stampo Romantico. L'articolo terminava con una "presa di coscienza" del fatto che oramai l'Amore-Passione di tipo Romantico dura solo tre anni (e dovremo crederci se lo dicono le statistiche) per poi passare ad un rapporto "più salutare" (a detta di Scalfari) non più basato sulla passione erotica, bensì incentrato su di una "amicizia" solidale ed aperta. In risposta scrissi quanto segue. Lo riporto qui completo anche della serie di indicazioni che detti alla Redazione in caso di eventuale pubblicazione, Giudicate voi


Una Strada


Anche se con un poco di ritardo, scrivo questa sorta di “Lettera al direttore”, in ideale risposta all’ottimo articolo di Eugenio Scalfari sull’Amore, pubblicato almeno 15 giorni fa su “Repubblica”. Prego il Direttore responsabile di non fare caso al tono polemico, fa parte del gioco. Altro fattore che può rendere apparentemente “ostica” la lettura di questa mia, potrà essere costituito dalla sua lunghezza. Nel caso risultasse eccessivamente laboriosa per un “breve”, autorizzo senza problemi i tagli che la Redazione reputasse necessari. In caso (come penso maggiormente io) di rifiuto integrale, capirò senza problemi, in quanto, aldilà della pubblicazione o no del pezzo, accetterò di buonissimo grado anche soltanto critiche o suggerimenti. In caso invece si pubblicazione (ipotesi remota) pregherei soltanto la Redazione di lasciare tutti i nomi di persona in bianco e di lasciare la firma “Mariano D.” per motivi di Privacy dovuti alla natura del contenuto.
Ringraziando in anticipo per la cortese attenzione
Cordialmente Vostro
Mariano D.

Ed eccomi qua a fare il punto della situazione. In realtà quando una storia finisce la prima cosa che si sente dire daparte di amici, familiari e conoscenti è; “Quando succede succede … la colpa non è di nessuno … io in fondo ho sentito solo una campana etc. etc.” naturalmente, tutti giri di parole di convenienza.  In realtà io non lo so di preciso, voglio dire che non conosco neppure perché o percome sia terminata la mia relazione, ma soprattutto perché abbia bisogno di individuare un “Colpevole”.  Adesso mi  trovo qua, sotto la casa che il mio ex-amore ha occupato per la durata d due mesi in questa semplice via di una qualsiasi città della Toscana. Và detto che ci sono venuto solo in quanto il mio posto abituale era chiuso per turno di riposo, ma alla fine, come si suol dire, niente è casuale, tutto ritorna in circolo, nel nostro cervello come nelle nostre abitudini. Ad un centinaio di metri da qui sulla sinistra c’è il “Cambio”, sorta di Disco-Pub dove “uscimmo” la prima volta, mentre dalla parte opposta si trova la Facoltà di Lettere e Filosofia dove ci laureammo tutti e due lo stesso giorno dello stesso anno (Aprile 2006). Francesco S. (mio vecchio compagno di bisbocce durante l’adolescenza), mi sfanculò più o meno all’altezza di dove mi trovo adesso (Australian Pub), ad una biforcazione che si trova a cinquanta metri da qui, sulla destra, si trova invece la casa dove un tempo abitavo e dove, se così si può dire, si “coronò la prima parte del nostro amore” (non è un caso che abbia evitato di scrivere “sogno d’amore”), poco più giù, tornando indietro, si trova il Carcere davanti al quale lei mi ha lasciato. Se dovessimo quantificare in distanze la durata del nostro amore, potrei dunque rispondere che cominciammo dal “Cambio” per poi finire quaranta metri più in giù. La classica definizione “Beffa feroce” potrebbe non essere peregrina, ma se mi fermassi a questo sarei ingiusto. In realtà quel semplice tragitto di quaranta-cinquanta metri (facciamo 80 per non apparire ingenerosi) è durato la bellezza di sette anni ed ha visto tappe quali; la Toscana del Chianti, Il profondo Lazio, la Campania e Napoli, La Puglia con Lecce, il Festival della Taranta, Gallipoli e Porto Badisco solamente in Italia, mentre in Spagna dovrò elencare; Madrid, la Cantabria, Santander, La Rioja, Palencia, Toledo, Granada, Cordoba, Le Canarie con Tenerife. Tanto per usare una trita metafora fantascientifica, è stato come penetrare in un’altra dimensione durante quel tragitto di 50-80 metri e vuole sapere come ci si senta al ritorno su quella strada? Ci si sente più vecchi , più stanchi, più disillusi. Mi guardo allo specchio la mattina e mi trovo qualche pelo bianco nel pizzetto, nessuna ruga se non intorno agli occhi, ma già nei miei polmoni si agita quella malattia che forse mi condurrà ad una fine lunga e dolorosa. Ciononostante riesco a reggere 4 o 5 canzoni al “Guitar Hero” con voce sostenuta prima che mi si arrochisca a causa del pacchetto di sigarette che mi fumo giornalmente. Non sono ingrassato di un grammo, sono ancora forte a nuoto, ho l’impressione che le donne mi guardino … le solite corbellerie da trentenne (trentaduenne se vogliamo essere giusti) ma non mi sento più saggio, forse solo più civile. Il suo nome (voglio dire, quello del mio ex-amore) significa in greco “Immagine di Verità”, ricordo che me lo diceva spesso ed è curioso che adesso, mentre scrivo, fra tutti posti dove abbiam fatto l’amore, mi ricordi giusto di quando lo facemmo dentro la famosa “Bocca della Verità”, scultura emblematica che si trova nel semi-abbandonato “Parco dei Mostri” di Bomarzo. L’ennesima prova del fatto che non esistono le coincidenze?O forse fu lei ad incitare la cosa spinta da una forma di narcisismo del tutto innocente, quasi tenera? Non so dare una risposta a questo. Da tali aneddoti e da altri, di cui verrà costellato questo “Giallo” dal sapore vagamente Kafkiano, sarà possibile evincere che un amore finito lascia delle tracce, le lascia comunque. E’ come una ferita che aspetti di rimarginarsi, ha bisogno di aria e di tempo, adesso anche di distanze, perché quei 50-80 metri adesso si dilatano, si restringono, già non sono più gli stessi, non lo sono da almeno una pagina. Il che ci riporta all’origine del Problema; il colpevole, per cui, forse adesso sarà meglio dire qualcosa in più sulle “Dramatis Personae”. Vengo da una Famiglia  piccolo-Borghese; Padre Funzionario Statale, Madre casalinga mediamente soddisfatta. A quindici anni avrei scritto che sono una coppia di egoisti anacronistici, duri di testa ed incapaci di comprendere sia i tempi sia i propri figli. Adesso scrivo che sono due persone molto originali, estremamente particolari e fragili, travolti da un cambio epocale e generazionale che capiscono ed avallano meno di noi, ma con lo stesso senso di spaesamento. Il Fascismo di mio Padre è sempre stato all’acqua di rose, becero e paesano, ridanciano, colto a modo suo, spensierato e quasi boccaccesco. Adora i suoi figli maschi (me e mio fratello) di un amore smisurato ed unilaterale, rispetta sua moglie e la vede ancora come la biondona svampita alla Edwige Fenech dei film di Lando Buzzanca, biondona di cui si innammorò nei tardi anni ’60, un eterno bambino con la testardaggine dei suoi antenati contadini. Mia Madre?  Dopo i primi spasimi di indipendenza ha accettato la sua condizione con piacere (qualche malalingua la definirebbe “Subalterna”) ma lei accettò la cosa anni fa ed adesso, nonostante tutto, no  la vedo lamentarsi. Le piace ancora tanto ballare alle canzoni di Brian Ferry e George Michael, adora i film con Rutger Hauer (tutti, compreso “Blade Runner”) è caotica e sanguigna, si arrabbia con passione per motivi che i più definirebbero “marginali”, ha la risata di una ragazzina. Può darsi che io abbia ereditato la sua pigrizia, può darsi (è sicuro) che io abbia ereditato la sua (la loro) ingenuità. Ancora adesso mi commuovo di fronte ad un film strappalacrime, ho una certa qual inclinazione alla “Sceneggiata” (siamo tutti napoletani) ed a volte (dovrei dire “spesso”) tendo ad assolutizzare le mie posizioni a prescindere da quanto siano effettivamente documentate o ponderate. Da adolescente osteggiavo mio Padre con ogni mezzo, come penso facciamo ed abbiam fatto un po’ tutti, ma ho finito per iscrivermi a Filosofia, che era uno dei suoi sogni di ragazzo. Scelsi l’indirizzo Antropologico perché me ne parlò un mio amico del Liceo Classico (ho dimenticato di dire che in famiglia è un po’ una “Tradizione” quella di iscrivere i figli maschi al Liceo Classico, Tradizione alla quale, finora, è riuscito a sottrarsi solamente mio fratello) e la scelsi immaginandomi chissà quali avventure alla Indiana Jones. Purtroppo, quando mi accorsi che così non era, commisi il grave errore di non correre ai ripari. Che in questo abbia fatto capolino la pigrizia congenita di mia Madre che tanto criticavo durante la mia Adolescenza?
Mio Nonno, Buonanima, al quale sono e sarò sempre molto legato, ha offerto un esempio tipico di fedeltà ed amore coniugale vecchio stampo. Niente violenza familiare (semmai il contrario), battibecchi continui da Commedia all’italiana, forse qualche tradimento mai rivelato, a livello di “flirts” se non in maniera più concreta, ma mio Nonno e mia Nonna costituivano una coppia affiatata e collaudata e funzionavano con un invidiabile meccanismo a orologeria, tanto che non deve stupire che il loro programma preferito fosse “Casa Vianello” . Ci si riconoscevano in pieno o forse credevano e così fosse, il che fa lo stesso. Lei, mia Nonna, ancora in Vita ringraziando la “Moira Indomabile”, è l’ultima discendente di una schiatta di napoletani nobili, essendo da poco passata a miglior vita la di lei sorella nubile, dopo una lunga degenza in manicomio. Da giovane mia Nonna, artista precoce e talentuosa, dipingeva copie di artisti famosi quali Leonardo e Degas, ma non fu mai mandata a studiare all’Istituto d’Arte per colpa del Padre, il mio Bis-Nonno sempre Buonanima, he sognava per lei un ricco matrimonio con qualche facoltoso commerciante o avvocato di grido. Vittima del solito patriarcalismo mediterraneo in generale e partenopeo in particolare? Sicuramente, ma andrebbe ricordato che si era in tempo di Guerra e che concetti come “Emancipazione” e “Femminismo” (e scrivo “Concetti”) in quanto tali sono rimasto ancora oggidì) allora non solo apparivano astrusi ma neppure lontanamente concepibili. Lei, dicevo, bella come un’attrice statunitense (certuni la paragonavano a Lois Lane) vide in mio Nonno la sua unica Chance per sottrarsi ad un giogo familiare oppressivo e colse, ricambiata, la sua occasione.  Anche mio Nonno, primo di sette figli e figlio anch’esso di un modesto dipendente statale, dovette faticare molto per  “emancipare” sé stesso ed i disoccupati fratelli. Il suo ideale “Curriculum” vanta di tutto, dalla pesca di monetine sulla costiera amalfitana al saccheggio, per il quale fu internato in un pre-campo di concentramento all’indomani dell’occupazione tedesca di Napoli, campo dal quale riuscì a fuggire per miracolo; da collaboratore dell’armata di liberazione statunitense a, infine, impiegato statale per il dipartimento della regione Campania “Affari e spettacolo”, dove conobbe , fra i tanti, MacarioNino Taranto ed altri mitici attori della “Rivista” napoletana. Mio Nonno è stato anche nella Nazionale di pallanuoto durante lo stesso periodo nel quale si esibiva anche un più magro Bud Spencer (ho le prove di questo sottoforma di foto). Per allora mio Nonno esibiva quel fisico smilzo e scolpito che avrebbe conservato anche da vecchio, ho preso da lui, inutile dirlo. Con tali esempi maschili non deve stupire che il mio approccio con l’altro sesso sia stato quasi sempre caratterizzato da un misto di aggressività machista durante la prima fase (lascito di mio Padre) e di rassegnazione amichevole durante la seconda (lascito di mio Nonno). Alla lunga mi affeziono, ironizzo sui difetti di entrambi, tollero le mie e le altrui mancanze con bonomia, il che diverte l’altro sesso, ma è un’operazione destinata a fallire dato che si sa che la ricetta di una corretta gestione del “flirt” oggidì si basa sul contrario esatto di quanto ho riportato. Così, anche immancabilmente in questo caso, ho fallito e, posso aggiungere miseramente. Quando mio Nonno morì, mio fratello mi avvisò per telefono. Ricordo che scoppiai a ridere per puro automatismo isterico e, quasi in contemporanea, mi legai a quello che oramai è il mio ex-amore.  La verità è che questo fatto contribuisce in larga misura alla mia ossessione. In pura tradizione patriarcale, mi rendo conto di considerare il mio ex-amore come un lascito indiretto di mio Nonno, posso quindi comprendere, caro Scalfari, le ragioni del suo scagliarsi decisamente contro questo tipo di visione maschilista per quanto concerne i rapporti con l’altro sesso, ma a questo punto le chiederei anche se abbia analizzato bene le ragioni profonde di tale fenomeno. Mi è stato detto che  forse il mio ex- amore ha abbandonato la storia in quanto a senso unico. Il rapporto non si evolveva nella direzione giusta. Mi accusava di mancanza di responsabilità, di “cazzeggio” e, naturalmente, di “minimizzazione” dei problemi reali, Ella cioè voleva da parte mia un impegno più ampio. Già da quando ci trovavamo in Spagna Ella avrebbe voluto convivere con me in un monolocale debitamente attrezzato, desiderio giusto dopo anni di convivenza, sia in Spagna che in Italia, con persone provenienti dai posti e dalle esperienze più disparate, ma operazione questa (quella della Convivenza voglio dire) che il mio modesto stipendio di catalogatore ed archivista a cottimo non mi ha mai permesso di realizzare. Devo anche aggiungere che durante la fine della mia carriera universitaria fui colto da smarrimento e terrore “postumi” riguardo al mio destino, che chiesi allora (si era nel 2006) un periodo di riflessione, abbreviato ad una quindicina di giorni a causa dello stato in cui versò allora il mio ex-amore a causa di questa mia “debàcle” esistenziale. In quel caso Ella mi stette molto vicino, soffrì per la mia sofferenza e, grazie a lei, non solo tornammo a vivere insieme, ma trovai anche il coraggio di cambiare lavoro, diventando da semplice cameriere ad operatore turistico prima ed a catalogatore dopo.  Ma la città finì per starle stretta, la Spagna attendeva sottoforma di stage e “Leonardo”, stavamo per ricominciare ancora. Considerai attentamente se fosse il caso di seguirla oppure di rimanere in Italia allo scopo di costruirmi un futuro più solido, magari prendendo l’ultimo treno utile della SSISS (i fatti avrebbero smentito poi tali rosei progetti), ma ero innamorato, sentivo di doverle qualcosa ed il resto, naturalmente, era pura curiosità.  In Spagna lei si consolidò nel suo ruolo di Insegnante di italiano per stranieri, io divenni prima catalogatore di libri antichi, poi di libri moderni, sempre con contrattini a termine, sempre cambiando lavoro. Facevo anche un dottorato per continuare con i miei interessi, sembrava che tutto andasse bene, ma c’era un anello debole, ero io, per il motivo che prima ho riportato, solo che ancora non mi rendevo conto di quanto lo fossi.  Dopo la fatidica ammissione della mia incapacità economica a prendere il monolocale, se la legò al proverbiale ditoe non me ne passò più una. Giudicò senza appello il mio ritorno in Italia dopo l’ennesima scadenza dell’ennesimo contratto a termine. Ritornò anche lei peraltro, caldeggiando questo ritorno, ma non evitò di rinfacciarmelo. Nella città che aveva visto la nascita del nostro amore, io non riuscii se non a trovare un modesto impiego di cameriere sottopagato e senza contratto come è nostra incrollabile tradizione di italiani, il cerchio si stava chiudendo per ricominciare, come nei migliori romanzi, ma lei non riuscì a perdonarmi neppure questo. Cercò di convincermi a ricominciare a Firenze, ma nessuna Biblioteca mi volle come in Spagna, non c’era lavoro per me. Le dissi di nnon prendere ancora casa, di aspettare la stagione (si era nel 2009), forse qualche Ristorante mi avrebbe offerto un contratto (ho esperienza quasi decennale nel settore, non va dimenticato), il tempo mi dette ragione ma lei, oramai, si era stancata. Per il momento, ad una attenta osservazione della componente maschile di questo “giallo” si può osservare una sorta di acquiescenza, da attribuirsi senz’altro alla “pigrizia” di cui individuavo qualche pagina addietro le cause. La mia colpa fu quella di lasciarmi trascinare dagli eventi senza nulla programmare. Mi lasciai solamente assorbire dalla sfida che avrebbe comportato per me l’adattamento al lavoro in un paese estero e ad una lingua che mai avevo studiato né avevo voluto studiare, senza considerare che lei già era passata ad uno stadio successivo. Se lei invece abbia avuto o no delle colpe, questo non spetta a me dirlo, adesso sarebbe prematuro, sia per una questione di fair-play (sarà questo termine scevro o no, a questo punto, da un’accusa di maschilismo?), sia per una questione di onestà da parte mia. Adesso sono qui, ad analizzare cause e concause a mente fredda, a “delitto già consumato”, partendo dal generale per forse giungere al particolare, applicando quella massima della filosofia ermetica che diceva “Come in basso così in alto” e sperando che, incidentalmente, funzioni. Dopo aver letto il suo articolo signor Scalfari, devo concludere di non condividere appieno il suo acceso femminismo. Ho sempre votato a sinistra per ragioni esistenziali se non ideologiche, questo suona come una giustificazione, mi creda Scalfari quando le dico che non lo è.  E’ stato detto a ragione che le donne non si sono emancipate, che ancora cercano la loro condizione paritaria a dispetto di un mondo fatto ad immagine e somiglianza dei desideri maschili, che esse, in questa dura lotta, dimenticano le caratteristiche pregnanti del loro sesso per combattere gli uomini sul loro stesso campo, ma forse si è dimenticato anche di specificare quanto esse si muovano a loro agio in questo particolare tipo di “identificazione”.  Da sempre l’uomo (inteso nella sua accezione di “vir” appunto, di “genere maschile”) al momento di immaginarsi un mondo ideale, fatto a proprio uso, consumo, immagine e profitto (non necessariamente in quest’ordine) lo fa bene e senza dimenticare un solo dettaglio. Stupisce dunque così tanto che la donna, anziché opporsi coerentemente a tale stato di cose decida di farlo suo in tutto e per tutto? Il mio ex-amore viene da una famiglia un po’ più agiata della mia con l’unica differenza che, mentre i miei genitori sono entrambe laureati in Giurisprudenza, i suoi non sono laureati affatto. Ricordo ancora, a mò di interludio, la scena comica di quando sua Madre si rifiutò di conoscere la mia perché: “Sennò che figura ci faceva”. Suo padre commerciante e venditore all’ingrosso, sua Madre infermiera della USL; tre case contro una sola, la mia, più “liberalizzazione di costumi” proveniente dal lavoro, quindi più dialogo. Al mio ex-amore non è stato mai negato nulla per sua stessa ammissione, mentre a me è stato negato l’uso dell’automobile fino quasi a trent’anni a causa di motivi talmente ridicoli da non meritare di essere qui riportati e cito solamente il più “innocuo” fra gli aneddoti.  L’abbandono dell’ex-ex del mio ex-amore (mi si perdoni lo scioglilingua), ha seguito quasi puntualmente le fasi del mio; negazione del sesso, ricerca di “prove” utile a testimoniare la fine “colposa” del rapporto, ricerca del litigio continuo, fase di introspezione ed infine, brutale abbandono. Forse l’uso dell’aggettivo “brutale” potrà apparire un po’ esagerato, ma spero mi si perdonerà se altro non mi sovviene. Si potrebbe pertanto desumere che tale tipologia di atteggiamenti provenga dallappartenere o meno ad un ceto specifico piuttosto cha ad un altro? Onestamente, mi pare che questo esaurisca solo parzialmente il problema. Anche in casa mia si è sempre parlato tanto (più gridato che parlato senza dubbio). Le mie scelte, cos’ come quelle di mio fratello sono state contestate e criticate ma l’aiuto ed il sostegno, materiale ed affettivo, non ci è mai mancato alla fine. E’ un mondo duro, su questo non rimane alcun dubbio  . Sembrava che certe barriere fossero state abbattute , che i confini geografici si fossero allargati, ma poi l’ennesima crisi ci ha insegnato che ciò che il denaro può aprire lo può anche chiudere e senza una parola di spiegazione, così, brutalmente e seguendo il medesimo schema; abbandono del piacere a tutti i livelli, ricerca di “prove” e testimonianze sulle possibili cause, ricerca del litigio con i possibili responsabili ed in fine, abbandono alla situazione di fatto. Le sarà sicuramente balzato all’occhio, mio caro Scalfari, quanto alla fine un rapporto affettivo assomigli in tutto e per tutto ad un rapporto di lavoro. L’entusiasmo iniziale misto alla paura, la routine del successivo adattamento, la crisi da adattamento , la fine del rapporto (abbandono o licenziamento). Lei mi insegna che ciò non deve stupire, in quanto la gestione dei rapporti privati non è che lo specchio della gestione di quelli pubblici, in altre parole; questi non fanno che riflettere la società ed i costumi dominanti del tempo in cui si vive. Durante il Medioevo il matrimonio altro non era se non il riflesso dell’unione fra lo stato feudale e lo strapotere della Chiesa Cattolica, comunione di beni, comunione di intenti. Per i dissidenti non v’era scappatoia possibile se non alternativamente, nel libertinismo, nel rogo o nel “Trovatorismo”. Nelle corti e nei “Tribunali d’Amore” celebrati dai Trovatori non v’era altro giudice se non l’Amore stesso ed a nulla valevano “contratti” matrimoniali, appartenenza a ceti o ad ordini monastici (basti citare a esempio la tormentosa relazione fra Abelardo ed Eloisa). Ma allora, forse, si conosceva bene la natura del nemico, sottoforma di Stato e Chiesa, mentre adesso questa Civiltà di mercanti, banchieri e “Brokers” ci inganna e ci confonde. Crediamo che la scelta in Amore sia libera, ma è fin troppo condizionata dall’ambiente (Lavoro, Università etc.) dall’età, dall’aspetto e, sì, anche dalla condizione sociale. Crediamo nell’eterna giovinezza dei sentimenti, ma viviamo in una società dove il divario fra vecchi e giovani è diventato un abisso; crediamo puerilmente che la ragione non abbia nulla a che fare con i sentimenti, ma passiamo il nostro tempo a farci calcoli su quanto più o meno “ci convenga” legarci, facendo considerazioni su “età”, “aspetto”, “status” ed altro ancora. Noi uomini siamo vittime tanto quanto loro con la differenza che uccidiamo, su questo non v’è dubbio alcuno, ma per un violento affetto da gravi turbe psichiche che uccide la sua ex-compagna, quanti onesti  abbandonati si nascondono in silenzio a piangere come le proverbiali sposine lasciate davanti l’altare, delusi, depressi, timorosi anche solo di esprimere il loro disagio a causa del delirio maschilista di oggidì, diventato altrettanto patetico quanto quegli altri slogan che parlano di donne dure, indipendenti ed al tempo stesso leggere e femminili? Come può, mi domando io, una donna oggigiorno manifestare quelle virtù “di solidarietà” di cui lei parla se deve fare carriera prima che il suo aspetto decada in quella voragine che separa i vecchi dai giovani, o prima che i ruoli impongano lo scotto che sempre lo stesso da millenni? E come facciamo noi a mitigare i tratti più pericolosi del nostro sesso se ci troviamo circondati da un Universo ostile dove amici e datori di lavoro possono convertirsi in potenziali concorrenti e dove Madri, Amanti e Sorelle si mutano da un giorno all’altro in virago dal cuore duro, egoiste quanto può esserlo un uomo?
La risposta che si sente in questi casi è quasi sempre; “Questa società l’abbiamo voluta noi”, ma Noi chi? Domando io, non certo quelli come me e da questo si evince la natura dell’ipocrisia, la nostra di vittime (di ambo i sessi) e la loro di carnefici (idem). Ricordo ancora un episodio di cui fui protagonista anni addietro. Una mia amica stava per prendere i Voti in un Convento spagnolo ed io stavo disperatamente cercando di convincerla a non farlo. Mi stava parlando del peccato originale, di come noi dovessimo scontare la colpa commessa da Adamo nel giardino dell’Eden, il suo peccato d’orgoglio. “Perché?” domandai io ad un tratto non senza un certo sdegno: “perché devo essere io a scontare la colpa di un altro e, per di più, di uno che esisteva quando la Storia ancora doveva cominciare?”. Così siamo noi “moderni”, il peccato originale non lo vogliamo accettare, tralasciando ovviamente il caso della Penisola italiana dove purtroppo tali casi abbondano, ma accettiamo di buon grado menzogne quali: “Questa società l’abbiamo voluta noi”, un Dogma per un altro Dogma e la bilancia è di nuovo in equilibrio. Balle. Nonostante abbia sempre cercato di lavorare e studiare mi ritrovo qui con gli stessi problemi di anni fa. Quando tornai dalla Spagna non sapevo che fare. Un altro Master? E se sì in cosa con la prospettiva concreta di trovare lavoro? Un altro sforzo economico da far sostenere ai Miei? Lavoro? Quello che c’è quando c’è e dove si trova. Troppi interrogativi, troppa titubanza. Condizioni insufficienti per mandare avanti quella piccola azienda costituita da me e dal mio ex-amore, ma sufficiente perché l’Azienda mi mandasse a cagare nel momento in cui si sono abbassati gli standard di rendimento: “E’ stato molto bello, ritorna la calda estate”. Battiato docet. Scriveva quella grande femminista ignorata che fu Simone de Beauvoir, che quello della donna e dell’uomo deve essere un “Mit Sein”, un “essere con” lasciando immutate tutte le differenze inerenti al sesso, al genere ed al carattere, ma io vedo solo un Mondo barbaro che schiaccia chi sbaglia e chi tentenna senza pietà per i sentimenti o per i ricordi condivisi. Ci pensi Scalfari, che lo dica io, giovane di belle speranze (Sic) e sulla trentina risulta quasi patetico, ma che succede se a dirlo è un padre di famiglia che si ritrova senza lavoro e senza famiglia a 50 anni? E quanto si pensa poi che siano 20 anni in più o in meno? “La Vita e nù muorz’” scriveva Erri de Luca, ed a tratti ti rimane solo l’amaro in bocca.  Arrivati a questo punto del Giallo, possiamo alla fine dire di aver trovato il colpevole che cercavamo? Se questo fosse un Giallo alla Agatha Christie forse si, ma questo genere di gialli è bene lasciarlo per i casi più seri, come quello della povera Sarah Scazzi con il quale ci stanno ossessionando da mesi. Ragazza-bambina vittima un’infinità di volte; di essere donna, di essere giovane, di aver vissuto al Sud che è ancora la Terra dell’arretratezza culturale, dell’Ignoranza, della brutalità; vittima dell’ennesima Famiglia di “omertosi” criminali, orchi, esibizionisti e, adesso, vittima anche dei Media. Ma questo è un Giallo alla Durrenmatt, dove il colpevole, se c’è, è già morto e sepolto. Rimane solo quella strada di 80 metri dalla quale, a Dio piacendo, spero di uscire al più presto

1 commento:

  1. Ho finito adesso di leggere il fumetto di franceschino...bello!!! Però, secondo me, dovresti metterlo più in evidenza sul tuo blog.

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